1,4 miliardi alle PMI grazie al Patto per l’Export

 1,4 miliardi alle PMI grazie al Patto per l’Export

La pandemia che ha afflitto (e sta ancora affliggendo) il mondo intero in questo anno, con i conseguenti provvedimenti restrittivi che sono stati adottati, ha inevitabilmente portato con sé una crisi economica che ha impattato notevolmente sulle PMI italiane.

È quindi necessaria un’azione di rilancio economico, dell’Italia e delle sue piccole e medie imprese, che non può prescindere dalla loro rinnovata affermazione sui mercati internazionali, anche attraverso l’adozione di strategie commerciali e modelli innovativi.

Lo Stato italiano è intervenuto in questo senso, sottoscrivendo l’8 giugno 2020 il cosiddetto Patto per l’Export, ovvero un vero e proprio accordo che recepisce le istanze delle associazioni di categoria (i tavoli di lavoro hanno visto il coinvolgimento di oltre 250 partecipanti e 147 associazioni rappresentative di tutti i settori produttivi) che ha quale finalità, attraverso la messa a disposizione di importanti risorse pubbliche (sono stati stanziati 1.4 miliardi di euro) di promuovere e consentire, con suggerimenti ed iniziative pratiche e concrete, una balzo in avanti delle PMI italiane nel commercio internazionale, basate su sei pilastri: Comunicazione, Promozione Integrata, Formazione/Informazione, Sistema fieristico, Commercio digitale; Finanza agevolata.

Le strategie individuate si esplicano in particolare nel (i) realizzare comunicazione strategica e integrata a favore del made in Italy e di tutte le filiere; (ii) facilitare ed incentivare l’accesso della più ampia platea di PMI, anche non ancora esportatrici, all’intera gamma di strumenti pubblici a sostegno dell’internazionalizzazione; (iii) sviluppare l’e-commerce, ad esempio affiancando alla dimensione fieristica tradizionale “in presenza”, modelli complementari di fiere “virtuali” e creando appositi eventi promozionali digitali per l’offerta del made in Italy in mercati chiave; (iv) potenziare le risorse pubbliche destinate all’offerta di finanziamenti a tassi agevolati e sistemi di garanzia ed ampliare e semplificare le opportunità della finanza agevolata a favore della giovane imprenditoria e delle start-up.

Ad esempio, il Piano prevede alcuni passi concreti da compiere nei prossimi mesi, con l’utilizzo appunto di risorse pubbliche, che le singole PMI possono sfruttare a loro vantaggio, ovvero:

1) verrà avviata una campagna di “nation branding”, realizzata da ICE-Agenzia;

2)è stato realizzato un e-book, (scaricabile gratuitamente al link https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2020/06/ebook_export_una_guida_per_partire.pdf) che costituisce una vera e propria guida di accompagnamento all’export, con indicazioni pratiche che le PMI pronte ad affacciarsi sul mercato internazionale, ma non ancora stabilmente esportatrici possono seguire;

3) verrà realizzato un e-desk –partendo da un progetto in corso ICE-SACE-MAECI – che consentirà l’accesso digitalizzato ai servizi di sostegno all’export, attraverso il portale unico, con una profilazione di aziende, settori e mercati; TEM (Temporary Export Manager) e DEM (Digital  Export Manager), che assisteranno l’azienda nei processi di innovazione, digitalizzazione e internazionalizzazione; creazione di piattaforme per incontri B2B virtuali;

4) sono state incrementate le operazioni a valere sul Fondo 394/81, grazie anche ai vantaggi ulteriori derivanti dalla creazione, in questa situazione di emergenza, di una componente a fondo perduto, dall’elevazione dei limiti massimi di finanziamento e dalle concrete facilitazioni promosse in materia sia di esenzione dalla prestazione di garanzie, sia di aumento della quota di aiuti de minimis. In particolare, fino al 31 dicembre 2020 le PMI esportatrici di beni e servizi possono richiedere un finanziamento agevolato a valere sul fondo 394/81, senza dover prestare una garanzia, finalizzato a supportare la crescita e internazionalizzazione nei mercati Extra Ue (ed è in fase di approvazione anche l’estensione delle misure ai paesi dell’Unione Europea), ovvero finanziamenti dedicati per sviluppare soluzioni di e-commerce, per partecipare a fiere internazionali, mostre e missioni di sistema, per realizzare studi di fattibilità, per aprire strutture commerciali, per realizzare programmi di assistenza tecnica, per patrimonializzare le PMI già esportatrici;

5) sono state pensate polizze (gestite da SACE SpA e SACE BT, a seconda delle caratteristiche dell’operazione, ) per proteggere l’esportatore dal rischio di insolvenza e offrire dilazioni di pagamento ai propri clienti esteri rendendo più competitivi i propri prodotti e servizi.

In sostanza, il Patto per l’export e le risorse messe a disposizione dallo Stato per la realizzazione dello stesso, offrono lo spunto per la realizzazione concreta di alcune iniziative da parte delle PMI per incrementare i rapporti commerciali con l’estero ed incentivare il processo di internalizzazione, al fine di uscire prima e meglio dalla crisi economica.

Si tratta, in sostanza, di un’occasione per colmare anche il gap digitale delle PMI italiane, al fine di implementare il canale digitale, a fini comunicativi, commerciali e produttivi. Si tratta di canali ad oggi fondamentali che, però, vengono sfruttati ancora poco dalle aziende italiane; afferma il Ministero dell’Innovazione che “su 760 mila Pmi che abbiamo in Italia solo il 9% sfrutta il canale digitale in confronto alle aziende europee che sono sul 15%”. In particolare, i negozi online nel periodo post-Covid avranno un ruolo fondamentale, anche perché proprio durante la pandemia un’enorme quantità di consumatori si è avvicinata a questa nuova modalità di acquisto. L’e-commerce è quindi una sfida cruciale per le aziende italiane: non solo bisogna favorire la creazione di piattaforme digitali ma cercare di presidiare i principali marketplace globali.

Ovviamente la trasformazione e l’innovazione digitale non devono essere improvvisate, ma devono essere realizzate in modo mirato e corretto, con ogni presidio a tutela della stessa PMI.

In particolare, andranno revisionati ed implementati tutti i modelli contrattuali (ad esempio: format di ordini di acquisto, condizioni generali di vendita) ed i siti web (informative sul trattamento dei dati personali, informative sui cookies etc)  per renderli non solo conformi alle varie normative che entrano in gioco (tutela del consumatore e privacy), ma anche vantaggiosi per le PMI (ad evitare che si inneschino reclami e contenziosi che comportano una perdita di denaro per le aziende).

Va anche verificato, nel caso affaccio su mercati e Paesi esteri, che il prodotto ed il servizio venduti od offerti, nonché le medesime modalità di vendita od offerta del servizio siano compatibili con la normativa (civile, fiscale e doganale) del Paese al quale ci si rivolge.

Alberto Predieri e Laura Mantelli

De Bedin & Lee Studio Legale Associato

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