2017: saremo più felici

 2017: saremo più felici

WIN/Gallup International, il più grande network mondiale di istituti di ricerca indipendenti, di cui Doxa è il partner per l’Italia, ha pubblicato i risultati della 40^ edizione del Sondaggio Mondiale di Fine Anno sulle previsioni, le aspettative e le speranze dei cittadini di 66 paesi di tutto il mondo.

Highligths:

  • il 68% della popolazione mondiale dichiara di essere felice della propria vita (in aumento rispetto al 66% dell’anno scorso); il 22% è né felice né infelice e il 9% non è felice
  • il dato italiano della felicità è pari al 46%, in lieve rialzo (+2%)
  • l’indice “Net happiness”, dato dalla differenza tra le percentuali dei felici e quella degli infelici, è pari a 59% a livello mondiale e 38% in Italia, entrambi in leggero aumento rispetto ad un anno fa
  • Isole Fiji e Cina sono i paesi più felici (net happiness 89% e 80% rispettivamente) seguiti da Filippine, Vietnam, Panama, Indonesia e Paraguay mentre l’Iraq anche quest’anno è in fondo alla classifica (net happiness 1%)
  • 42% della popolazione mondiale guarda con ottimismo alle prospettive economiche per il 2016 (in calo di 3 punti rispetto al 2015) 22% con pessimismo e 31% crede che la situazione resterà sostanzialmente invariata dal punto di vista dell’economia
  • i paesi più ottimisti in questo senso sono il Ghana e il Bangladesh, mentre Corea del Sud, Hong Kong e Grecia appaiono i più pessimisti

Un mondo complessivamente felice, seppur con grandi differenze fra le diverse aree del mondo

Alla fine del 2016 il 68% del totale del campione interrogato per il Sondaggio Mondiale di Fine Anno WIN/Gallup International si dichiara felice, con un leggero aumento rispetto al 66% del 2015, nonostante l’anno che sta per terminare sia stato caratterizzato da frequenti e sanguinosi attacchi terroristici. Delle 66.541 persone intervistate, il 9% afferma di essere infelice e ciò significa che a livello mondiale l’indice “Net happiness” (differenza tra felici ed infelici) è pari a 59%; tale indice presenta un’enorme variabilità, andando dall’89% delle Isole Fiji e l’80% della Cina all’1% dell’Iraq. L’Italia si trova al 53° posto (sui 66 paesi coinvolti) della classifica della felicità con un indice Net Happiness pari a 38%, in linea con Albania, Repubblica Ceca, Finlandia, Corea del Nord, Lettonia, Libano, Serbia e Sudafrica.

L’ ottimismo per le prospettive economiche è elevato, ma in leggero calo rispetto a un anno fa e l’Italia occupa (purtroppo) l’ultimo posto

Dal punto di vista delle prospettive economiche per il prossimo anno, il sondaggio rivela una quota di ottimisti che a livello mondiale è quasi il doppio dei pessimisti: 42% contro 22%, ma l’indice di “net hope”(ottimisti meno pessimisti) cala da 23 a 20%.

Anche su questo aspetto le differenze fra le varie aree del pianeta sono molto evidenti: in particolare i cittadini Europei appaiono i più pessimisti, con un indice di -26% nell’area dell’Unione Europea e -20% nei paesi europei extra UE. La più pessimista è proprio l’Italia, insieme a Regno Unito e Francia.

A livello generale si conferma quanto emerso anche nelle edizioni precedenti della ricerca: le nazioni più avanzate, caratterizzate da sistemi economici maturi (tipicamente UE e Nord America) fanno registrare i livelli di speranza ed ottimismo più bassi, mentre le nazioni emergenti sono più ricche di speranza e guardano in modo decisamente più ottimistico alle proprie prospettive economiche: è il caso di Bangladesh, Ghana, Costa d’Avorio e isole Fiji, seguiti dalle popolatissime Cina e India.

La situazione italiana

Entrando un po’ più nel dettaglio dei dati rilevati all’Italia ed elaborati da Doxa, la percentuale di coloro che si aspettano un anno migliore sono sostanzialmente stabili rispetto al 2015 (14% vs 15%), con valori leggermente più elevati nella fascia d’età 25-44 anni e nelle regioni del Nord-Ovest.

Resta negativo il quadro relativo alle prospettive sull’economia: coloro che si aspettano un anno di prosperità economica sono in linea col 2015 (9% vs 8%), ma sono il leggero aumento (da 55% a 57%) coloro che prevedono un anno di difficoltà economica.

Redazione

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