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2017: solo nel 33,2% dei sistemi locali del lavoro il livello dell’occupazione è superiore al 2008

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L’Istat rende disponibili le serie storiche ricostruite dal 2006 al 2017 delle stime dei principali aggregati del mercato del lavoro per i 611 Sistemi locali identificati sul territorio nazionale (SLL).

Nel 2017, il 25% dei sistemi locali con il tasso di occupazione più alto (l’ultimo quartile della distribuzione) è composto da 86 SLL del Nord-est, 52 del Nord-ovest, 14 del Centro e nessuno del Mezzogiorno.

Analogamente, i sistemi locali con tasso di disoccupazione relativamente contenuto, ovvero che appartengono al 25% con i livelli più bassi (primo quartile) sono 97 nel Nord-est, 51 nel Nord-ovest, 5 nel Centro e nessuno del Mezzogiorno.

Nell’ 86,4% dei sistemi locali si è verificato un calo dell’occupazione tra il 2008 e il 2013. Nonostante la generale ripresa del mercato del lavoro degli ultimi anni, sono solo 203 su 611 (33,2%) i sistemi locali in cui nel 2017 il livello occupazionale è superiore al 2008, con una distribuzione territoriale non omogenea: nel Nord-ovest sono il  54,7%, nel Nord-est il 52,2%, al Centro il 41% e nel Mezzogiorno il 14,2%.

Tra i gruppi di specializzazione produttiva il recupero dei livelli occupazionali del 2008 è nettamente più elevato nei sistemi locali ‘turistici’ e, soprattutto, in quelli della ‘manifattura pesante, dove il recupero è avvenuto per oltre la metà dei casi.

Nel periodo 2013-2017 una larga parte del territorio ha registrato una riduzione del tasso di disoccupazione. Tuttavia i sistemi locali della Sardegna, della Campania e della dorsale appenninica mostrano ancora un marcato ritardo.

In questo quadro emerge il ruolo propulsivo dei grandi centri urbani che con il loro dinamismo attraggono e sospingono i territori adiacenti, innescano la domanda di lavoro e avviano le riconversioni post crisi.

Redazione

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