Una redazione di oltre 100 collaboratori, esperti delle tematiche che stanno a cuore alle imprese

2018 – scambi mondiali in “rallentamento controllato”

Designed by Evening_tao

Il rapporto ICE-Prometeia 2018 descrive uno scenario degli scambi mondiali in “rallentamento controllato”. Quest’anno si stima che gli scambi di manufatti aumenteranno a un tasso del 4,5% a prezzi costanti, 0,3 punti in meno rispetto all’anno precedente ma oltre la crescita media degli ultimi cinque anni e del PIL mondiale. Le previsioni per il biennio 2019-2020 confermano la decelerazione fino al 4,1% per il prossimo anno e solo a partire dal 2020 il trend del commercio internazionale tornerà ad accelerare. Si tratta di numeri che descrivono un rallentamento ma rimangono positivi e soprattutto ben lontani da scenari più drammatici che la cronaca delle recenti tensioni commerciali sembrano evocare.

Questi alcuni dei risultati emersi dalla presentazione del Rapporto ICE-Prometeia “Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori” che si è svolta questa mattina a Milano alla presenza del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci, del Presidente pro tempore dell’Agenzia ICE Giuseppe Mazzarella, del Segretario Generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli  e del Partner di Prometeia Alessandra Lanza.

I numeri del Rapporto restano lontani da quelli che avevano caratterizzato altre fasi della globalizzazione (nel decennio prima della crisi il tasso medio del volume degli scambi mondiali superava il 7%) ma non sono da attribuire esclusivamente alle incertezze delle politiche commerciali. Un rallentamento degli scambi è spesso cartina di tornasole dello stato di salute dell’economia globale e su questa pesano la fragilità finanziaria di diversi mercati e le politiche monetarie via via più restrittive nelle principali aree valutarie. L’integrazione dell’economia mondiale e delle catene del valore transnazionali comunque prosegue, nonostante il clamore degli annunci e un profilo delle barriere artificiali agli scambi in aumento.

A livello geografico, tutte le principali aree analizzate nel Rapporto hanno sperimentato nel 2018 un incremento delle importazioni con tassi di crescita a prezzi costanti compresi tra il 3,9% dei paesi maturi vicini (area dell’euro e altri paesi europei) e il 5,9% degli emergenti vicini (paesi dell’Europa centro-orientale, Nord Africa e Medio Oriente). Spiccano le performance degli Stati Uniti, con un aumento del 5,3% delle importazioni, e della Cina (6,2%).

Non mancano tuttavia fattori di rischio al ribasso, legati anche alla geopolitica, che potrebbero disegnare una mappa dell’internazionalizzazione diversa da quella consueta. Un raffreddamento dell’asse tra Stati Uniti e Cina, come quello suggerito dalla cronaca di questi mesi, andrebbe per esempio a rafforzare il già evidente percorso di avvicinamento del paese asiatico verso quella parte del mondo emergente strategica per gli interessi cinesi di medio termine. Una escalation tariffaria tra le due sponde dell’Atlantico (USA e UE) potrebbe risultare determinante per definire il ruolo dell’Europa all’interno di filiere e alleanze globali anche alla luce degli scenari post Brexit e delle forze centrifughe che caratterizzano il dibattito politico interno all’Unione Europea.

Per quanto riguarda i settori di specializzazione, sono i beni intermedi a risentire maggiormente del rallentamento della domanda mondiale. La meccanica, primo settore di esportazione dell’Italia, nel prossimo biennio non andrà oltre una crescita percentuale del 3,3 nel 2019 e 3,5 nel 2020 e soprattutto sarà tra i settori tecnologici quello meno dinamico. Meglio i comparti dei beni di consumo, che mostrano un andamento meno volatile, con la domanda di prodotti alimentari prevista in accelerazione costante dal 2,6% del 2018 al 2,8 del 2019 fino al 3,8% del 2020. Lieve la flessione, rispetto al 2018, per sistema moda e arredo: nel 2018 si registrerà una crescita delle importazioni mondiali rispettivamente del 3,8% e 4% e nel 2019 del 3,5% e del 3,7% mentre nel 2020 dovrebbe ripartire la domanda internazionale (4,4% e 3,8% la previsione per i due settori). Chimica, prodotti per l’edilizia e filiera dei metalli registreranno tassi di crescita delle importazioni mondiali nel 2019 inferiori alla media dei manufatti. Più brillante l’andamento dei beni tecnologici, dove soprattutto l’elettronica e i prodotti a maggior complessità (automotive, nautica, aerospazio), pur rallentando, si confermano tra i più dinamici. In questi settori emerge il ruolo sempre più centrale dell’innovazione e delle nuove tecnologie digitali nella domanda di nuovi investimenti.

L’offerta italiana può rispondere a questa sfida unendo l’upgrading tecnologico alla tradizionale flessibilità e capacità di personalizzazione che caratterizza le imprese italiane per riposizionarsi e intercettare i bisogni di mercati sempre più sofisticati. La storia recente delle quote di mercato negli Stati Uniti e in Cina, i due mercati che offriranno le maggior opportunità anche nel prossimo biennio, mostra come sia progressivamente migliorato il posizionamento italiano. Allo stesso tempo il divario con i concorrenti (dal vino francese, alla tecnologia tedesca) mettono in evidenza un potenziale per l’Italia ancora tutto da valorizzare.

Redazione

Redazione

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.