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231 per le pmi e gli ultimi aggiornamenti

modello_231

[dropcap]I[/dropcap]l d.lgs. 231/01 che disciplina la responsabilità amministrativa (e penale) degli enti (termine, quest’ultimo, utilizzato per indicare le varie forme dell’attività imprenditoriale: società, cooperativa, ecc.) è una normativa che stenta ancora a trovare spazio tra le pmi. Mi preme tuttavia precisare che si parla di “modello 231” proprio perché questo deve adattarsi alla specificità aziendali. Insomma, per quanto banale l’affermazione possa sembrare, i modelli organizzativi non sono tutti uguali: troppo spesso si ha timore sia di incatenare l’azienda all’interno di un mastodontico sistema che impedisca all’imprenditore di muoversi in piena autonomia, sia di dover affrontare un costo eccessivo e improduttivo di reali vantaggi.

Invero il modello organizzativo deve essere il trampolino di lancio per garantire all’impresa quella solidità economico-giuridica tale da permetterle di poter investire nel futuro (è necessario  ragionare sempre in termini di ritorno d’investimento).

Il d.lgs 231 si presenta come una sorta di grande calderone dentro cui vengono inseriti quei fatti penalmente rilevanti (i c.d. reati presupposto) che possono essere commessi nell’interesse ed a vantaggio dell’ente. Dal meccanismo sanzionatorio del “sistema 231”, l’impresa può uscire indenne (e assolta) soltanto dimostrando che abbia adottato un efficace ed efficiente modello organizzativo.

A maggio di quest’anno le leggi n. 68 e n. 69 hanno aggiornato le materie ambientale e societaria, prevedendo non soltanto nuove ipotesi di reato ma anche un inasprimento delle sanzioni che per le imprese ha principalmente carattere economico.

La legge 68/15, in materia di delitti contro l’ambiente, tra le varie modifiche apportate, ha introdotto in particolare le ipotesi di inquinamento ambientale e disastro ambientale, ma vanno anche segnalate altri reati quali il traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività ed il reato di impedimento del controllo (che espressamente richiama anche la disciplina in materia di sicurezza e salute sul lavoro).

La legge 69/15 invece ha apportato modifiche in materia di reati societari in particolare per il reato di false comunicazioni sociali per le società non quotate (art. 2621 c.c.), che tra l’altro non è più qualificato come contravvenzione bensì come delitto (il che significa in concreto che la sanzione sarà sensibilmente più gravosa). Per il medesimo reato tuttavia l’art. 2621 bis c.c. prevede anche un’ipotesi di lieve entità in relazione alla quale deve sempre tenersi conto della natura, delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta. Modifiche ha subito anche l’art. 2622 c.c. per il  reato di false comunicazioni sociali delle società quotate.

Due sono necessariamente le conclusioni cui si deve giungere.

La prima, più immediata, è che tutte le imprese che dovessero aver già adottato un modello 231 dovranno necessariamente intervenire ad aggiornare tutti i processi di controllo nonché la parte generale, in modo da adeguarsi alle novità appena introdotte.

La seconda, forse più rilevante, è che tutte le imprese, anche se non hanno adottato un modello organizzativo, dovranno in ogni caso ripensare le proprie attività e le proprie scelte in ragione di tutte le novità, normative e sanzionatorie, che le leggi 68 e 69 del 2015 hanno introdotto e che sono tutt’altro che secondarie.

Avv. Emiliano Vitelli

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Emiliano Vitelli

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