28 aprile, Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro. Perché il Modello 231 è oggi uno strumento imprescindibile per l’azienda

La crescita e la sempre maggiore diffusione di appalti e subappalti, 598 mila nel 2025 con un incremento dell’1,4% rispetto alle 590 mila dell’anno precedente (dati ANAC), con conseguente frammentazione della filiera produttiva, complica la mappatura dei rischi in cui incorrono i lavoratori e l’individuazione delle rispettive responsabilità. I più recenti dati Inail testimoniano anche una significativa crescita degli infortuni in itinere, gli infortuni che interessano i lavoratori nel tragitto che svolgono tra casa e lavoro, un altro contesto di minimo controllo da parte dell’azienda, con un aumento del 3,2% rispetto all’anno precedente e un’incidenza pari a circa il 19,3% del totale. La diffusione dello smart working, infine, se da un lato ha aiutato a contenere l’incidenza di quest’ultima tipologia di infortuni, dall’altro ha esposto aziende e lavoratori a nuovi rischi che il Legislatore intende prevenire.

In occasione della Giornata Mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro che ricorre il 28 aprile, si rinnova l’attenzione su un tema che rappresenta non solo una priorità etica e sociale, ma anche un ambito di crescente complessità giuridica in uno scenario in costante cambiamento: la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Sono sempre meno i contesti direttamente controllabili dalle organizzazioni aziendali a causa delle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro tanto che, a livello giuridico, si sente sempre più l’esigenza di rispondere a questa evoluzione con regolamentazioni specifiche.

Modello 231, il 64% delle PMI italiane ne è sprovvisto

Le recenti riforme del 2025 e del 2026 hanno trasformato il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo 231 (MOGC) previsto dal D. Lgs. 231/2001, – spesso definito semplicemente Modello 231 – in un sistema ideato per creare strutture operative coordinate e condivise del lavoro altamente dettagliate, al fine di prevenire una responsabilità amministrativa delle imprese derivante da illeciti commessi dai loro dipendenti.

Soprattutto nelle grandi realtà, questo modello viene utilizzato anche quale strumento di tutela della sicurezza del lavoro grazie alla definizione di discipline, regole operative e chiarimenti disciplinari. Nonostante la sua comprovata utilità, è uno strumento di cui le PMI – che secondo un’indagine del 2025-2026 dell’Osservatorio PMI sono, insieme alle microimprese, la maggioranza del tessuto imprenditoriale italiano – continuano ad essere spesso sprovviste. Una recente indagine di Confindustria sottolinea infatti che solo il 36% delle PMI l’abbia adottato in azienda.

Come funziona il Modello 231 e quali sono i suoi vantaggi in tema di sicurezza sul lavoro

È un sistema “win-win”, che tutela sia i lavoratori sia gli imprenditori, perché garantisce una mappatura precisa degli illeciti che costituiscono rischi aziendali e costruisce un sistema di prevenzione generale basato su protocolli previsti per ciascuna funzione, su codici etici, sulle procedure di segnalazione interna (whistleblowing), sui sistemi disciplinari e viene definito grazie a un apposito e autonomo Organismo di Vigilanza (l’Odv).

L’impresa, adottandolo, si tutela da sanzioni economiche ed interdittive che le precluderebbero, per esempio, accessi a gare pubbliche. Questo avviene anche in caso di infortunio del dipendente. Consente di dimostrare l’assenza di profili di colpa nella propria organizzazione, oltre che di non aver avuto alcun interesse né tratto alcun vantaggio dall’evento (infortunistico, nel caso di specie) né in termini di risparmio di spesa per la sicurezza, né in termini di incremento della produttività a discapito della salute dei propri lavoratori.

“Per tutte queste ragioni, occorre che le aziende adottino un approccio integrato tra sicurezza sul lavoro e Modello organizzativo 231 sul quale si registra un crescente interesse, pur non essendo ancora un adempimento formalmente obbligatorio. Da un lato, infatti, sempre più partner commerciali lo richiedono, dall’altra si sta cominciando ad affermare il principio di diritto secondo cui le Procure debbono, e non più possono, valutare la responsabilità propria della società in caso di infortunio sul lavoro. La prevenzione diventa, dunque, anche il principale strumento di difesa in sede penale” aggiunge l’avv.ssa Laura Panciroli, socia penalista dello Studio Ichino Brugnatelli.

“Oltretutto – ricorda l’avv. Sergio Passerini, socio giuslavorista dello Studio Ichino Brugnatelli l’adozione del Modello 231 può: comportare la riduzione del premio INAIL, consentire l’accesso a finanziamenti a fondo perduto, rendere più attrattiva l’azienda ai nuovi talenti, consentire un accesso ai prestiti bancari più semplice grazie al conseguente aumento del punteggio per il Rating di Legalità, strumento gestito dall’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza del Mercato) per premiare le imprese virtuose. Qualifica pertanto l’impresa come più strutturata e affidabile, consentendole anche di proporre collaborazioni con realtà di più ampie dimensioni permettendole di incrementare il business”.

“La responsabilità dell’impresa, dal punto di vista civile e penale, si evita o, quantomeno, si argina, sempre più attraverso la capacità dell’organizzazione di dimostrare di aver adottato tutte le misure possibili per prevenire l’evento infortunistico. In assenza di un modello attuato concretamente, il rischio è che la responsabilità si estenda anche all’azienda, oltre  che alle persone fisiche individuate lungo la catena gerarchica e decisionale” ricordano gli avv. Panciroli e Passerini.

La più recente evoluzione del sistema prevenzionistico impone alle imprese un cambio di paradigma: dalla logica dell’adempimento formale a quella dell’organizzazione sostanziale.

“Questo nuovo contesto implica necessari investimenti nella formazione effettiva del personale, nella tracciabilità delle decisioni prese, nella gestione di eventuali problematiche e nel presidio dei processi. Si tratta di un approccio che deve essere fatto soprattutto nei contesti più complessi, come quelli che prevedono appalti e la frammentazione del ciclo produttivo.” precisa l’avvocato Sergio Passerini. Per le aziende deve essere però chiaro che prevenire è sempre più efficace e meno costoso che subire un’azione risarcitoria, disciplinare o penale.