+ 28% di vendite e 200.000 posti di lavoro creati in tre anni: l’alto di gamma modello per la ripresa europea

 + 28% di vendite e 200.000 posti di lavoro creati in tre anni: l’alto di gamma modello per la ripresa europea
Indicatori  di performance 2010  e  2013 dell’industria  culturale e  creativa  europea
Indicatori di performance
2010 e 2013 dell’industria culturale e creativa europea

[dropcap]S[/dropcap]econdo ECCIA (European Cultural and Creative Industries Alliance) l’industria europea dell’alto di gamma continua a registrare ottime performance e a creare posti di lavoro qualificati in Europa nonostante la congiuntura economica sfavorevole.

Secondo il nuovo studio di Frontier Economics e presentato oggi al Parlamento Europeo:

  • la cifra d’affari complessiva delle aziende dei diversi settori dell’alto di gamma è cresciuta del 28% tra il 2010 e il 2013;
  • il settore ha creato circa 200.000 posti di lavoro nello stesso periodo;
  • se i settori dell’alta gamma europea, presi collettivamente, fossero una nazione, sarebbero la settima economia in Europa e la 20esima nel mondo.

Michael Ward, Presidente di ECCIA e Managing Director di Harrods, ha detto: «il settore del lusso è un perfetto ambasciatore di quei valori tipicamente europei quali eccellenza, creatività e artigianalità. Grazie alla continua crescita del settore, offriamo ai giovani di tutta Europa concrete opportunità di lavoro in un periodo estremamente complicato per l’economia. Fondandosi su tradizione manifatturiera, cultura e creatività, la nostra industria è diventata la Silicon Valley Europea».

ECCIA ha presentato nel 2012 il primo report, in cui veniva sottolineata l’unicità del modello di business delle imprese di alta gamma che sono parte dell’industria culturale e creativa, ed il loro contributo all’economia e alla società europea. Le conclusioni di quello studio sono state in seguito recepite dalle Istituzioni dell’Unione Europea, che hanno sostenuto questo settore, indicandolo come modello da seguire per rilanciare la competitività dell’Europa, secondo il piano di politica industriale europea al 2020 (“European Industrial Renaissance”).

Elżbieta Bieńkowska, Commissario Europeo per il Mercato Interno, l’Industria, l’Imprenditoria e le Piccole e Medie Imprese, ha affermato che «l’industria culturale e creativa di alta gamma ha dimostrato che le imprese europee, basate su produzioni impossibili da delocalizzare, possono continuare a trainare la crescita e l’occupazione. Contiamo di proseguire la collaborazione e di rafforzare il nostro sostegno a queste imprese».

Benché notevoli, i dati grezzi sottostimano il vero contributo economico del settore. Il report infatti sottolinea anche le importanti ricadute sul turismo e sui fornitori a monte delle filiere, attraverso lo sviluppo di distretti specializzati e la diffusione delle competenze manifatturiere.

Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura, Istruzione e Sport del Parlamento Europeo aggiunge: «Il fatto che il successo del settore sia basato sull’heritage culturale sulla tradizione lo rende unico. Per questo motivo l’Europa non può essere battuta da nessuno».

La ricerca sottolinea gli evidenti benefici che conseguiranno da un quadro normativo europeo che si ulteriormente si orienti su un più alto livello di protezione della proprietà intellettuale, sulla distribuzione selettiva come caratteristica irrinunciabile di questo settore e sull’accesso ai mercati (riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie in Paesi chiave come la Cina): i corretti interventi in queste aree permetteranno al modello di business dell’industria culturale e creativa di alta gamma di continuare a prosperare.

Antonio Tajani, Vice Presidente del Parlamento Europeo che ha ospitato la presentazione dello studio aggiunge: «Si conferma che il modello di business dell’alto di gamma, che enfatizza competenze umane e know how, costituisce un vantaggio competitivo per l’Unione Europea. Merita dunque il pieno sostegno delle Istituzioni Europee».

Secondo Armando Branchini, Vice Presidente di Fondazione Altagamma e Past President di ECCIA, «questa industria dimostra ogni anno di essere competitiva e di crescere nel mondo. Insomma, di farcela da sola. Alle Istituzioni europee e nazionali non abbiamo mai chiesto trattamenti di favore, protezioni o risorse economiche. Ma al contrario, normative chiare e procedure amministrative semplici e rapide, per consentire a questo settore di crescere ancora e di rappresentare la cultura, il gusto, il punto di vista e il tatto europeo agli occhi delle consumatrici e dei consumatori più sofisticati del mondo».

Redazione

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