317 miliardi di debito pubblico da rinnovare nel 2015

 317 miliardi di debito pubblico da rinnovare nel 2015

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[dropcap]O[/dropcap]ltre 317 miliardi di euro di debito pubblico da rinnovare nel 2015: entro la fine dell’anno appena cominciato vanno in scadenza 119,4 miliardi di bot, 140,2 miliardi di btp, 25,7 miliardi di cct e 31,4 miliardi di ctz. Questi i dati di un rapporto realizzato dal Centro studi di Unimpresa secondo il quale nel quinquennio 2015-2019 scadono obbligazioni statali per complessivi 964,2 miliardi e nel periodo 2020-2044 per altri 762,7 miliardi: in circolazione, complessivamente, ci sono titoli di Stato pari a 1.726,9 miliardi. Nel primo semestre di quest’anno scadono 166,1 miliardi di debito pubblico, mentre da luglio a dicembre vanno rifinanziati 150,9 miliardi.

L’analisi di Unimpresa, basata su dati della Banca d’Italia e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, rivela che nel quinquennio 2015-2019 va rifinanziato debito pubblico per un ammontare complessivo di 964,2 miliardi. Nell’arco del 2015 le scadenze delle obbligazioni emesse dal Tesoro sono suddivise in maniera omogenea: nel primo trimestre di quest’anno vanno rifinanziati titoli di Stato per 81,5 miliardi, nel secondo trimestre 84,5 miliardi, nel terzo trimestre 74,1 miliardi e nel quarto trimestre 76,8 miliardi. Nel dettaglio, quest’anno arrivano a fine corsa 119,4 miliardi di bot, 140,2 miliardi di btp, 25,7 miliardi di cct e 31,4 miliardi di ctz. L’anno prossimo vanno rifinanziati 138,3 miliardi di btp, 14,4 miliardi di cct e 21,2 miliardi di ctz; nel 2017, scadono 164,5 miliardi di btp e 31,4 miliardi di cct; nel 2018, in agenda ci sono scadenze di btp per 107,1 miliardi e di cct per 28,1 miliardi; nel 2019 sono previsti rifinanziamenti di btp per 129,3 miliardi e di cct per 12,6 miliardi.

Successivamente, fra il 2020 e il 2044, arrivano a fine corsa altri 762,7 miliardi di titoli di Stato: si tratta di 754,9 miliardi di btp e di 7,7 miliardi di cct. Complessivamente, i titoli di Stato in circolazione e quindi in scadenza sono pari a 1.726,9 miliardi: 119,4 miliardi sono bot, 1.434,6 miliardi sono btp, 120,1 miliardi sono cct e 52,7 miliardi sono ctz.
La recente discese dei differenziali di rendimento è certamente un elemento rilevante per i conti pubblici. Lo spread tra btp italiani e bund tedeschi “corre” attorno a quota 130 punti base e il calo riduce la spesa per interessi a carico del bilancio dello Stato. E’ un risultato positivo che va cavalcato e ulteriormente migliorato. L’ideale sarebbe avvicinarsi ai 100 punti in modo tale da allontanare il più possibile la speculazione finanziaria sui titoli pubblici italiani e da accumulare addirittura un consistente “tesoretto” da spendere per la crescita economica.

«Sarà un anno impegnativo sul versante delle emissioni di titoli di Stato e del debito pubblico in scadenza. Sarà importante avere una solida stabilità politica per dare le opportune rassicurazioni agli investitori, italiani e stranieri, che comprano bot e btp. Una solidità che il nostro Paese dovrà essere in grado di mostrare sin dai prossimi giorni quando, dopo le dimissioni del presidente della Repubblica in carica Giorgio Napolitano, andrà eletto in Parlamento il nuovo Capo dello Stato» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. «L’elezione del nuovo inquilino del Quirinale è pertanto decisiva» aggiunge Longobardi.

Redazione

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