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8 marzo: la gender diversity sul lavoro? A differenza delle donne, gli uomini faticano ancora a riconoscerla come un problema

Una recente indagine condotta a livello globale da Hays, gruppo leader nel recruitment specializzato, ha rivelato come, a differenza delle donne, gli uomini siano più inclini a credere che il proprio datore di lavoro si stia impegnando nel raggiungimento della parità di genere sul posto di lavoro. In vista della Giornata Internazionale della Donna, il prossimo 8 marzo, Hays ha intervistato oltre 1.100 persone a livello internazionale, evidenziando quali ostacoli ancora non permettano il raggiungimento della piena parità di genere a livello professionale.

Hays, per esempio, ha chiesto di valutare, esprimendo un voto da 1 a 5, quanto i propri datori di lavoro siano impegnati nel raggiungere l’uguaglianza di genere. In totale, il 32% del campione ha dichiarato che il proprio datore di lavoro è poco impegnato a raggiungere questo obiettivo: soprattutto le donne (39%) credono fermamente che si debbano fare passi avanti in merito, rispetto al solo 23% degli uomini. Per coloro che considerano, invece, i propri capi impegnati nell’attuazione di una politica di gender equality, le proporzioni si invertono: gli uomini primeggiano con il 57% rispetto al 38% delle donne.

Agli intervistati che indicano il proprio boss come poco attento alle dinamiche di genere, è stato chiesto come si potrebbe livellare questo squilibrio: per il 61%, le aziende potrebbero migliorare questa situazione parificando i livelli salariali. In aggiunta, più di sette donne su dieci (72%) identificano una retribuzione salariale più equa come il più urgente dei provvedimenti da attuare, a differenza del 39% del genere opposto. Dal canto loro, gli uomini (26%) suggeriscono orari di lavoro flessibili per migliorare l’uguaglianza di genere sul posto di lavoro, a dispetto di un tiepido 14% da parte delle donne.

“Con la Giornata Internazionale della donna è bello vedere come le imprese si siano impegnate per raggiungere un gender balance, rendendo gli ambienti lavorativi un posto migliore e più sereno. Tuttavia la strada da percorrere è ancora lunga ed è preoccupante vedere come la parità retributiva sia una tematica che i datori di lavoro devono ancora affrontare e risolvere – ha commentato Sofia Cortesi, Chief Financial Officer di Hays Italia -. È importante che i responsabili aziendali ascoltino le preoccupazioni dei propri dipendenti e che comunichino loro chiaramente le azioni che stanno intraprendendo per raggiungere un equilibrio tra i generi a livello lavorativo. Per raggiungere veramente l’uguaglianza di genere, con conseguente beneficio per tutti i membri del team, sono necessari ancora parecchi passi avanti. L’apporto dell’uguaglianza di genere in un ambiente lavorativo è sicuramente positivo: le donne, per esempio, hanno una maggiore attitudine al problem solving e arricchiscono il know how del team con un’ampia gamma di conoscenze ed esperienze”.

“In Hays celebriamo sempre i risultati raggiunti dalle donne, non solo a marzo – continua Cortesi – promuovendo, da un lato, la nostra cultura meritocratica e, dall’altro, identificando quali ostacoli impediscono ancora il raggiungimento della parità di genere sul posto di lavoro. In Hays crediamo che una risorsa possa portare a termine il proprio lavoro nel modo migliore grazie alle sue capacità e alle sue skill, indipendentemente da genere, razza, età, orientamento sessuale o da eventuali disabilità”.

Le risposte sono state raccolte attraverso un sondaggio web condotto su social.hays.com tra il 18 dicembre 2018 e il 19 febbraio 2019.

Redazione

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