Dopo ogni campagna o battaglia rilevante, Napoleone Bonaparte non improvvisava riflessioni a caldo. Imponeva una lettura fredda e strutturata degli eventi, attraverso i Bulletins de la Grande Armée. In quei documenti veniva messo a fuoco ciò che era accaduto, cosa aveva funzionato, cosa no, quali decisioni avevano fatto la differenza, quali errori non dovevano ripetersi.
Era una valutazione strategica ex post, destinata agli ufficiali e al potere politico, uno strumento di comando, di correzione delle decisioni future, non di autocelebrazione.
Dopo le battaglie seguivano i consigli ristretti, convocati per analizzare, individuare i punti di vulnerabilità emersi, preparare la fase successiva.
La valutazione, per Napoleone, non era un rituale simbolico. Era un atto di comando.
È una lezione attuale per gli imprenditori di oggi.
Secondo McKinsey & Company, le aziende che attraversano meglio le crisi economiche non sono quelle che crescono di più, ma quelle che valutano le loro scelte con più lucidità e hanno il coraggio di agire di conseguenza.
Valutare, però, non significa difendere a priori il passato. Significa leggere il presente senza autoinganni. Riconoscere le nostre trappole mentali. Le più pericolose non sono evidenti. Sono silenziose.
Le “bucce di banana” di fine anno:
- Scambiare il volume delle attività per una direzione strategica chiara
- Difendere decisioni passate invece di valutarle
- Pensare che ciò che ha funzionato finora continuerà a funzionare
- Confondere crescita con complessità
- Rimandare le scelte difficili a “quando il contesto sarà migliore”
Bucce di banana dell’imprenditore esperto: non fanno cadere oggi, ma rischiano di toglierci lucidità di idee, determinazione nel valutare i rischi e nel decidere i passi futuri.
Secondo McKinsey e decenni di osservazione delle PMI, le analisi più efficaci su come è andato l’anno che sta terminando non partono (solo) dai numeri. Partono da domande che ci fanno pensare. Che spesso vengono evitate perché non hanno risposte comode e mettono in discussione decisioni già prese.
Cinque domande essenziali da affrontare prima di chiudere a dicembre:
- Quale decisione presa quest’anno ha realmente spostato il futuro dell’azienda?
- Quale decisione abbiamo rimandato troppo a lungo?
- Quale area del business oggi è più forte rispetto a dodici mesi fa, e perché?
- Dove stiamo andando avanti per inerzia, senza vera intenzione?
- Quale rischio stiamo sottovalutando perché “finora fare in un certo modo ha funzionato”?
Non sono domande tecniche. Sono domande di riflessione imprenditoriale, che danno luogo ad alcune azioni:
- Ridurre prima di aggiungere
- Rallentare prima di accelerare
- Proteggere i pilastri fondamentali, prima di innovare
- Dire qualche “no” strategico prima di dire nuovi “sì”
- Usare la valutazione per scegliere, non per giustificarsi.
Creare spazio mentale. È solo grazie alla lucidità nel valutare le proprie decisioni che chi è a capo di un business, qualunque sia, può definire in modo consapevole e intenzionale la strategia e il piano di azioni per il prossimo anno.
Napoleone sosteneva che la sconfitta non è perdere terreno, ma perdere forza di analisi e di decisioni chiare e conseguenti.
La frase su cui riflettere
“Il vero rischio non è nell’audacia, ma nell’indecisione”, Napoleone Bonaparte.

