Unimpresa: Pil: a fine 2025 sei segnali positivi per la crescita economica in Italia

L’economia italiana chiude il 2025 con segnali complessivamente positivi e migliori delle attese, grazie a un deciso recupero dell’industria, alla tenuta dei servizi, a un export resiliente e a un’inflazione che resta su livelli contenuti.

Sono sei, nel dettaglio, i fattori importanti che consentono di guardare con fiducia alla crescita economica dell’Italia. Il dato più rilevante arriva dalla produzione industriale che, a novembre, registra un rimbalzo dell’1,5% su base mensile, dopo il -1% di ottobre, riportando la variazione annua in territorio positivo a +1,4%, massimo da quasi tre anni.

La crescita è diffusa a quasi tutti i comparti, con l’eccezione dei beni intermedi e dei beni di consumo durevoli (-1,3% m/m). Spiccano i beni strumentali, in aumento del 3,3% su base annua, sostenuti dal ciclo degli investimenti e dagli incentivi fiscali della manovra 2026.

A livello settoriale, il rimbalzo mensile è trainato dal farmaceutico (+7,5% m/m) e dal tessile-abbigliamento (+3,1%), mentre su base annua il comparto farmaceutico guida la crescita (+8,7%), seguito da elettronica (+5,8%) e apparecchiature elettriche (+5,1%).

È quanto emerge da un report del Centro studi di Unimpresa, secondo cui nel complesso, la produzione industriale è avviata verso una crescita dell’1% t/t nel quarto trimestre 2025, dopo la flessione estiva (-0,4% t/t), con un contributo positivo al pil.

Nel settore delle costruzioni, a novembre la produzione cala dell’1,2% m/m, dopo due mesi di crescita, ma il dato di ottobre è stato rivisto al rialzo da -0,1% a +2,3%. La crescita annua rallenta dal +7,3% al +3,2%, restando comunque positiva. Le indagini di fiducia indicano maggiore prudenza: a dicembre l’indice Istat scende a 101 da 102,6, mentre il PMI costruzioni cala a 47,9. Tuttavia, i permessi di costruire del terzo trimestre mostrano segnali incoraggianti, soprattutto nel non residenziale (+11% t/t), con aumenti anche nel residenziale (+5,8% il numero di abitazioni autorizzate e +6,6% la superficie utile), ponendo le basi per un rafforzamento del settore nel 2026 grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

I servizi mantengono un’intonazione espansiva. A dicembre il clima di fiducia delle imprese sale a 100 da 97,8, massimo da settembre 2024, trainato dai servizi turistici, seguiti da informazione e comunicazione e servizi alle imprese. Il PMI (purchase manager index) servizi rallenta ma resta in area di espansione (51,5 da 55), con nuovi affari e occupazione stabili e una attenuazione delle pressioni su costi e prezzi. Dopo la stagnazione del 2024, il settore dei servizi appare in grado di sostenere la crescita anche tra fine 2025 e inizio 2026.

Sul fronte dei consumi emergono segnali di recupero, seppur graduale. A novembre le vendite al dettaglio crescono dello 0,5% m/m in valore e dello 0,6% in volume; a dicembre la fiducia dei consumatori sale a 96,6 da 95, massimo da marzo. Migliorano le valutazioni sulla situazione economica personale e le prospettive occupazionali, mentre le opportunità di acquisto di beni durevoli toccano il livello più alto da febbraio 2022. Tuttavia, la spesa delle famiglie resta frenata dall’elevata propensione al risparmio: nel terzo trimestre 2025 il reddito disponibile cresce del 2% t/t nominale e dell’1,8% reale, ma i consumi aumentano solo dello 0,3%, portando il tasso di risparmio all’11,4%, massimo dal 2009 al netto del periodo Covid.

L’export ha mostrato una buona tenuta nel 2025. A novembre le esportazioni crescono dello 0,4% m/m, mentre le importazioni crollano del 3,2%. Su base annua l’export è sostanzialmente stabile in valore (-0,1%) e in calo in volume (-2,1%), ma al netto delle vendite straordinarie di mezzi di navigazione del 2024 la variazione sarebbe pari a +0,7%. Crescono le esportazioni verso l’UE (+2,6%), mentre calano quelle verso i mercati extra-UE (-2,8%). I settori più dinamici sono metalli (+17%), farmaceutico (+6,1%) e macchinari (+3,2%). Il saldo commerciale raggiunge +5,1 miliardi di euro a novembre, in netto miglioramento grazie al calo del deficit energetico e all’ampliamento dell’avanzo non energetico.

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione resta sotto controllo. A dicembre l’indice NIC e l’IPCA salgono entrambi all’1,2% su base annua, con un incremento mensile dello 0,2%. Accelerano i prezzi dei servizi di trasporto e degli alimentari freschi, mentre prosegue il calo degli energetici regolamentati (-5,2% a/a). L’inflazione di fondo si mantiene moderata (1,7% sul NIC e 1,9% sull’IPCA). Le prospettive indicano per il 2026 un’inflazione italiana ancora inferiore alla media dell’Eurozona, con un IPCA vicino all’1% nei primi mesi dell’anno e una risalita graduale che lascerà la media annua leggermente sotto il 2025 (1,7%).

«Osserviamo un’economia italiana che rafforza la crescita, con un’industria in ripresa, servizi resilienti, export solido e inflazione contenuta, creando condizioni favorevoli per una prosecuzione dell’espansione nel corso del 2026, a condizione che questo miglioramento venga accompagnato da scelte politiche coerenti e di medio periodo, capaci di dare continuità agli investimenti, rafforzare la competitività del sistema produttivo e sostenere la fiducia di famiglie e imprese. In questo contesto, la priorità diventa trasformare il rimbalzo ciclico in crescita strutturale, intervenendo su fisco, lavoro, semplificazione e attuazione del Pnrr, così da liberare il potenziale ancora inespresso dell’economia reale. Il quadro di inflazione moderata e conti esteri in equilibrio offre uno spazio di manovra prezioso, che può e deve essere utilizzato per alleggerire il peso delle imposte su redditi e attività produttive, incentivare l’innovazione e accompagnare la transizione industriale, evitando interventi frammentati o di corto respiro. Se sostenuta da stabilità normativa, visione strategica e capacità di esecuzione, la fase che si apre nel 2026 può segnare un cambio di passo duraturo, in cui crescita, occupazione e solidità dei conti pubblici tornino a procedere insieme, rafforzando la credibilità economica del Paese in Europa e sui mercati internazionali» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, il quadro macroeconomico che emerge dai dati di fine 2025 restituisce l’immagine di un’economia italiana che chiude l’anno in netto miglioramento rispetto alla fase estiva, con segnali diffusi di stabilizzazione e ripartenza, pur in un contesto internazionale ancora complesso. Il dato più rilevante è rappresentato dal forte rimbalzo della produzione industriale a novembre, pari a +1,5% su base mensile, dopo il calo di -1% m/m registrato a ottobre. Si tratta di un recupero assai più marcato delle attese, che riporta la variazione annua in territorio positivo a +1,4%, dopo il -0,3% del mese precedente (-0,2% corretto per gli effetti di calendario), segnando il livello più elevato degli ultimi quasi tre anni.

La crescita congiunturale è diffusa a quasi tutti i principali raggruppamenti industriali, a conferma di un miglioramento non episodico del ciclo produttivo, con l’eccezione dei beni intermedi e dei beni di consumo durevoli, che registrano una flessione di -1,3% m/m. Proprio il calo dei durevoli spiega il permanere di una variazione annua negativa per i beni di consumo complessivi (-0,8% a/a), mentre tutti gli altri comparti mostrano dinamiche tendenziali positive. Particolarmente significativa è la performance dei beni strumentali, in crescita del +3,3% su base annua, segnale di un ciclo degli investimenti che continua a rafforzarsi, anche grazie agli incentivi fiscali previsti dalla manovra di bilancio 2026.

A livello settoriale, il rimbalzo mensile è trainato dal farmaceutico (+7,5% m/m) e dal tessile-abbigliamento (+3,1% m/m), mentre l’unico comparto manifatturiero in flessione è l’alimentare (-0,8% m/m). Su base annua spicca ancora il farmaceutico (+8,7%), seguito da elettronica (+5,8%) e apparecchiature elettriche (+5,1%); le flessioni più rilevanti riguardano la raffinazione (-4,4%), i mezzi di trasporto (-3,1%) e la chimica (-2,9%). Nel complesso, la produzione industriale è avviata verso una crescita dell’1% t/t nell’ultimo trimestre del 2025, dopo la contrazione di -0,4% t/t nei mesi estivi, e l’industria in senso stretto dovrebbe aver fornito un contributo positivo al PIL, pur in presenza di una relazione meno lineare tra output e valore aggiunto. Il dato di novembre appare pienamente coerente con le indagini di fiducia delle imprese, che avevano anticipato un miglioramento del quadro congiunturale.

Nel comparto delle costruzioni, i dati mostrano un andamento più articolato. A novembre la produzione diminuisce del -1,2% m/m, dopo due mesi di crescita, ma va sottolineato che il dato di ottobre è stato significativamente rivisto al rialzo da -0,1% a +2,3% m/m, segnalando una maggiore solidità di fondo rispetto a quanto inizialmente stimato. La variazione annua rallenta dal +7,3% al +3,2%, toccando il livello più basso da gennaio dell’anno precedente, ma rimanendo comunque in territorio positivo. Le indagini di fiducia indicano una fase di maggiore prudenza negli ultimi mesi del 2025: l’indice Istat del clima delle imprese di costruzione scende a dicembre da 102,6 a 101, minimo da un anno. I costruttori segnalano un miglioramento degli ordini e dei piani di costruzione, pur prevedendo una riduzione degli organici. A livello settoriale, risultano in flessione sia la costruzione di edifici sia l’ingegneria civile, quest’ultima sui minimi da tre anni, mentre il clima resta più stabile nei lavori di costruzione specializzati. Anche il PMI costruzionicala ulteriormente a dicembre a 47,9 da 48,2, con una contrazione dell’attività diffusa tra edilizia residenziale, non residenziale e ingegneria civile. Tuttavia, segnali decisamente più incoraggianti arrivano dai permessi di costruire del terzo trimestre, che mostrano una crescita particolarmente robusta dell’edilizia non residenziale (+11% t/t); nel residenziale aumentano sia il numero di abitazioni autorizzate (+5,8%) sia la superficie utile abitabile (+6,6%). Nel complesso, il settore chiude il 2025 con segnali di rallentamento ciclico, ma le basi per una ripresa nel 2026 appaiono solide, soprattutto alla luce dell’accelerazione attesa nell’attuazione delle opere infrastrutturali legate al PNRR.

Nel settore dei servizi, il quadro resta complessivamente favorevole. A dicembre l’indagine Istat sul clima di fiducia delle imprese registra un miglioramento significativo per il secondo mese consecutivo, con l’indice che sale da 97,8 a 100, massimo da settembre 2024. Il miglioramento coinvolge tutte le componenti ed è trainato in modo particolare dai servizi turistici, che raggiungono un livello record da aprile dello scorso anno; segnali positivi arrivano anche da informazione e comunicazione e dai servizi alle imprese, mentre il comparto più legato all’industria, trasporto e magazzinaggio, mostra una lieve flessione. Indicazioni meno dinamiche emergono dal PMI servizi, che a dicembre, pur restando in area espansiva, rallenta a 51,5 da 55 di novembre, minimo da agosto. I nuovi affari risultano pressoché stabili, così come le intenzioni di assunzione, mentre le aspettative sull’attività futura si ridimensionano leggermente. In linea con quanto osservato nel manifatturiero, le imprese segnalano una attenuazione delle pressioni sui costi e sui prezzi, elemento che rafforza la sostenibilità dell’espansione. Nel complesso, i segnali sono misti ma non contraddicono l’ipotesi di una intonazione moderatamente espansiva del settore, che dopo un anno di stagnazione è tornato a crescere nel terzo trimestre 2025 e appare in grado di mantenere una dinamica positiva tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

Per quanto riguarda i consumi, i dati più recenti indicano un graduale recupero, sostenuto dal miglioramento del potere d’acquisto e dal rafforzamento della fiducia. A novembre le vendite al dettaglio crescono dello 0,5% m/m in valore e dello 0,6% m/m in volume, dopo la debolezza dei mesi precedenti, mentre a dicembre la fiducia dei consumatori sale a 96,6 da 95, toccando un massimo da marzo. Il miglioramento riguarda soprattutto le valutazioni sulla situazione personale e corrente: diminuiscono le preoccupazioni per la disoccupazione e migliorano sia i giudizi sia le attese sulla situazione economica della famiglia, così come le possibilità attuali e future di risparmio. Le opportunità di acquisto di beni durevoli raggiungono un nuovo massimo dal febbraio 2022. Nel complesso, permangono solide ragioni per attendersi una ripresa più marcata dei consumi, ma questa continua a essere frenata da una elevata propensione al risparmio, di natura prevalentemente precauzionale. Nel terzo trimestre 2025 il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto del 2% t/t in termini nominali e dell’1,8% t/t in termini reali, ma la spesa è aumentata solo dello 0,3% t/t, determinando un balzo del tasso di risparmio all’11,4%, in aumento di un punto e mezzo e massimo dal terzo trimestre 2009 al netto del periodo Covid. Questo comportamento riflette l’incertezza sullo scenario economico e geopolitico internazionale, che nelle prime settimane del 2026 appare addirittura accentuata; tuttavia, proprio l’elevato risparmio accumulato rappresenta un potenziale fattore di sostegno alla domanda futura in presenza di un miglioramento del contesto.

Sul fronte del commercio estero, i dati di novembre confermano che l’export italiano ha tenuto nel 2025. Le esportazioni crescono dello 0,4% m/m, mentre le importazioni registrano una forte contrazione (-3,2% m/m). L’aumento congiunturale dell’export è spiegato soprattutto dalle maggiori vendite di beni strumentali. Su base annua, le esportazioni risultano sostanzialmente stazionarie in valore (-0,1%) ma in calo in volume (-2,1%); al netto delle vendite eccezionali di mezzi di navigazione marittima registrate a novembre 2024, la variazione tendenziale in valore sarebbe pari a +0,7%. A livello geografico, crescono le esportazioni verso la UE (+2,6%), mentre calano quelle verso i mercati extra-UE (-2,8%). Le importazioni diminuiscono del -3,5% a/a in valore e del -1,4% in volume, con una forte flessione degli acquisti extra-UE (-11,2%) e una lieve crescita di quelli dall’UE (+2,4%). Tra i settori che sostengono l’export su base annua spiccano i metalli (+17%), il farmaceutico (+6,1%) e i macchinari (+3,2%); i contributi più negativi provengono dagli articoli sportivi e affini (-19,7%) e dalla raffinazione (-31,3%). Dal punto di vista geografico, il principale freno è la Turchia (-40,5%), ma calano anche le vendite verso Regno Unito, Paesi ASEAN, Stati Uniti (-2,9%) e Paesi Bassi; al contrario, crescono le esportazioni verso Paesi OPEC, Svizzera, Belgio, Spagna e Austria. Il saldo commercialeraggiunge a novembre +5,1 miliardi di euro, in netto miglioramento su base annua, grazie alla riduzione del deficit energetico e all’ampliamento del surplus non energetico.

Infine, sul fronte dei prezzi, l’inflazione risale lievemente ma resta su livelli molto contenuti. A dicembre l’indice NIC e l’IPCA crescono entrambi dell’1,2% a/a, con un aumento mensile di 0,2%. Sul NIC si registrano rincari nei servizi di trasporto (+3,1% m/m) e negli alimentari non lavorati (+0,4% m/m), parzialmente compensati dal calo degli energetici regolamentati (-0,6%) e dei servizi ricreativi e per la cura della persona (-0,4%). Su base annua accelerano i servizi di trasporto (da +0,9% a +2,6%) e gli alimentari freschi (da +1,1% a +2,3%), mentre prosegue la flessione degli energetici regolamentati (-5,2%). L’inflazione di fondo al netto di energia e alimentari freschi resta stabile al 1,7%, mentre risalgono il carrello della spesa (1,9%) e i prezzi dei beni ad alta frequenza d’acquisto (2,2%). Anche l’IPCA mostra un’accelerazione degli alimentari (2,4%) compensata dal calo dell’energia (-4,5%); la componente di fondo sale a 1,9%. In prospettiva, l’inflazione italiana è attesa restare inferiore alla media dell’Eurozona anche per gran parte del 2026, con un IPCA vicino all’1% nei primi mesi dell’anno e una risalita graduale che lascerà la media annua lievemente sotto il 2025 (1,7%), confermando un contesto di stabilità dei prezzi favorevole alla crescita.

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