Edilizia del Lazio: il settore si consolida tra innovazione, opere pubbliche e sfide sociali

Presso la Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano della Camera di Commercio di Roma, Federlazio ha presentato l’ottavo Rapporto Annuale dell’Osservatorio sullo Stato di Salute dell’Edilizia del Lazio, divenuto nel tempo uno strumento di riferimento per la valutazione dell’andamento economico e strutturale del comparto.

Premessa

L’edizione 2025 del Rapporto si colloca in una fase cruciale per l’edilizia: conclusa la stagione straordinaria degli incentivi legati al Superbonus 110%, in via di chiusura dei   cantieri connessi ai finanziamenti del PNRR e del Giubileo il comparto affronta oggi un nuovo scenario che dovrebbe caratterizzarsi da una ricerca di nuovi equilibri e da sfide strutturali legate alla digitalizzazione, alla sostenibilità e alla carenza di manodopera e da una sempre più critica emergenza abitativa.

Nel Lazio, in particolare, il bilancio è positivo: il settore ha saputo mantenere un ruolo importante per l’economia regionale, sostenuto dagli investimenti pubblici e da un crescente impegno verso la transizione ecologica.

  1. Il contesto nazionale

A livello nazionale, il rapporto registra un progressivo consolidamento del comparto delle costruzioni dopo un decennio che ha alternato fasi di crescita e di contrazione.

Nel periodo 2015-2025, il numero delle imprese attive nel settore è diminuito da 760.867 a 743.358 unità (-2,3%), ma l’indice di produttività e la dimensione media sono cresciuti soprattutto grazie alle realtà più solide e organizzate.

Risulta, d’altro canto piuttosto marcata, la crescita dell’occupazione: gli addetti nel comparto sono passati da 1,48 milioni nel 2015 a 1,67 milioni nel 2025, pari a un +12,8%, circa 190 mila nuovi posti di lavoro.

Un risultato che supera la media dell’intero sistema economico (+8,4%) e riflette l’impatto combinato dei programmi PNRR e degli incentivi per la riqualificazione energetica e del patrimonio abitativo,

Nel 2025 l’indice Istat della produzione edilizia si mantiene su valori importanti, con una media mensile superiore a di 140 punti, segno di una capacità di tenuta che resiste anche al calo dei permessi per nuove costruzioni e alla frenata degli investimenti nelle ristrutturazioni del patrimonio abitativo provato

Il mercato immobiliare conferma la fase di ripresa: nel 2024 si sono registrate 719.600 compravendite (+2,5% sul 2023), e la previsione per il 2025 (in attesa dei dati definitivi) è di sfiorare le 800.000 unità, ponendo l’Italia ai vertici europei per crescita del volume d’affari nel settore residenziale.

  1. Il contesto regionale

Nel Lazio il comparto mostra un andamento in linea con il trend nazionale, ma con alcune specificità che lo rendono particolarmente dinamico.

Il numero complessivo di imprese attive nel settore delle costruzioni si attesta a settembre 2025 a 70.946 unità, in lieve flessione rispetto al 2024 (-1.575) ma su valori complessivi pressoché stabili nel decennio (-1,9% dal 2015).

La dimensione media delle imprese è aumentata da 1,8 a 2,2 addetti, segno di una maggiore solidità gestionale e di un processo di concentrazione produttiva.

L’occupazione cresce in modo sostenuto: tra il 2015 e il primo semestre 2025 si registrano +25.000 addetti, pari a +18,3%, una dinamica superiore sia alla media regionale dell’intero sistema economico (+5,5%) sia a quella nazionale del comparto.

A trainare l’espansione sono stati i cantieri infrastrutturali, la rigenerazione urbana di Roma Capitale e i progetti collegati a PNRR e Giubileo.

Il valore degli investimenti pubblici ha superato nel 2024 i 2 miliardi di euro, livello record dell’ultimo quinquennio.

Per quanto riguarda il PNRR, secondo le elaborazioni Federlazio, circa 7,4 miliardi di fondi sono riconducibili a interventi nel comparto edile: oltre il 23% risulta già erogato.

Ulteriori fondi (1,77 miliardi) derivano da progetti giubilari che interessano la viabilità, il trasporto pubblico e il recupero del patrimonio urbano.

Anche il mercato immobiliare regionale mostra segnali di vitalità: le compravendite residenziali hanno raggiunto 69.800 atti nel 2024 (+2,4% sul 2023), con un’espansione significativa nei comuni dell’area metropolitana di Roma, spinta dal miglioramento dei collegamenti e dagli interventi di riqualificazione urbana.

  1. L’indagine Federlazio 2025

L’indagine, condotta su un campione di 200 PMI del comparto delle costruzioni, delinea un settore in evoluzione e in crescita diversificata nei suoi principali segmenti di mercato.

Il 51% delle aziende ha registrato un aumento del giro d’affari nel biennio 2024–2025;

il saldo netto tra risposte positive e negative è +33%, in significativo miglioramento rispetto al +13% dell’anno precedente.

Il saldo occupazionale raggiunge +46%, con il 56% delle imprese che ha aumentato il numero di addetti.

Migliorano anche le condizioni di mercato: il 64% delle imprese ha potuto applicare tariffe più remunerative, dopo le tensioni del 2023.

Per quanto riguarda i segmenti di attività il Rapporto fotografa quanto segue:

  • lavori pubblici – saldo di opinioni +47,1%, principale motore di crescita;
  • riqualificazione urbana – saldo +45,5%, in forte espansione;
  • edilizia alberghiera – saldo +27,6%, collegato a turismo e Giubileo;
  • ristrutturazioni private – saldo +6,1%, segnale di stabilizzazione post-Superbonus;
  • edilizia privata (-21,9%), l’edilizia industriale (-26,9%) e quella commerciale

(-44,8%) restano in difficoltà.

La criticità più acuta segnalata dagli imprenditori è la carenza strutturale di manodopera qualificata: riguarda il 77% delle imprese intervistate, con particolare scarsità di tecnici specializzati e operai esperti.

Seguono l’eccesso di vincoli burocratici e la complessità delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici.

  1. Le prospettive per il 2026

Le aspettative raccolte tra le imprese delineano una cauta fiducia per i prossimi 12–18 mesi.

Il saldo previsionale del fatturato sale a +30,8%, quello dell’occupazione al +31%, segnalando una visione positiva nonostante l’incertezza macro-economica.

Le imprese di maggiore dimensione, con fatturati superiori a 5 milioni di euro, esprimono stime di crescita superiori alla media, grazie al portafoglio di lavori legato a PNRR e Giubileo (in media oltre 30 mesi di lavoro assicurato). Le microimprese, invece, evidenziano cicli di attività più brevi e maggiore vulnerabilità presentando un orizzonte temporale di circa 10 mesi.

A trainare il 2026 saranno ancora i bandi pubblici, la riqualificazione urbana, l’edilizia ricettiva e alberghiera, mentre permangono fragilità nei comparti industriale e commerciale.

  1. Innovazione, digitalizzazione e transizione verde

Il rapporto mette in luce una progressiva diffusione dell’innovazione digitale nel settore.

Il 26% delle imprese ha già adottato tecnologie digitali (gestionali, BIM, IoT, piattaforme di gestione dei progetti) e un ulteriore 20% prevede di farlo entro il 2026.

Anche la transizione ecologica è entrata nella strategia industriale delle PMI: oltre il 51% ha realizzato interventi di riqualificazione energetica, e più di un terzo dichiara che tali attività incidono per oltre il 25% del proprio fatturato.

L’interesse verso la sostenibilità è rafforzato dalla nuova Direttiva Europea “Case Green”.

Gli operatori ritengono indispensabile il mantenimento di incentivi fiscali mirati, la riduzione dell’IVA sui materiali e una drastica semplificazione normativa per favorire la rigenerazione del patrimonio edilizio.

  1. Emergenza abitativa e impegni futuri

Il rapporto richiama infine l’attenzione sul tema dell’emergenza abitativa, considerato il terreno decisivo di intervento dei prossimi anni per istituzioni e operatori del settore.

Nel nostro Paese il canone medio degli affitti arriva a pesare per oltre il 35% sui redditi a fronte di una media europea del 20%.

In Italia il 22,1% delle famiglie in affitto vive in povertà assoluta

Gli alloggi pubblici sono il 2,6% dello stock totale (contro il 17% francese), con una domanda inevasa che oscilla tra le 300.000 e le 650.000 unità in tutto il Paese.

A Roma Capitale nel 2024 oltre il 40% dei nuclei con redditi dai 15mila ai 35mila euro non riesce a trovare casa nel mercato privato e tra il 2018 e il 2024, sono diminuiti contratti d’affitto del 15,5%, e contestualmente il loro costo è cresciuto fino a incidere per il 41,5% sul reddito da lavoro.

Nella sola città di Roma si stima la necessità di circa 75.000 abitazioni per le famiglie a basso reddito entro il 2035.

L’aumento dei prezzi degli immobili, la scarsità di alloggi accessibili e il degrado di parte del patrimonio pubblico pongono l’esigenza di un nuovo piano strategico per l’abitare che dovrebbe valutare il coinvolgimento dell’intero insieme degli stakeholder economici, sociali e Istituzionali per:

  • Incentivare i proprietari a immettere sul mercato le case inutilizzate offrendo maggiori garanzie legali, come l’accelerazione degli sfratti per morosità e una banca dati degli inquilini morosi
  • introdurre tetti agli affitti brevi nelle zone ad alta pressione abitativa, potenziare incentivi fiscali per il canone concordato e rifinanziare il “Fondo Affitto”
  • potenziare gli studentati, promuovere il cohousing e la riqualificazione energetica per abbattere i costi di gestione,
  • sviluppare l’housing sociale con alloggi a prezzi calmierati per una fascia di cittadini a reddito medio-basso

Dichiarazioni:

Alessandro Sbordoni Presidente Federlazio

Nel 2025 il settore delle costruzioni continua a rappresentare un pilastro rilevante dell’economia della regione Lazio, pur inserendosi in una fase di riequilibrio rispetto al ciclo espansivo degli anni precedenti. Il comparto mantiene un ruolo strategico sia in termini di attivazione degli investimenti, sia per il suo impatto diretto e indiretto sull’occupazione e sulla filiera produttiva regionale. Il settore ha beneficiato dell’accelerazione dei lavori pubblici, in particolare legati a infrastrutture e a piani di ripresa economica (PNRR e Giubileo), ma il dato più interessante, e che credo possa determinare una crescita strutturale del settore, è la sua capacità di adottare finalmente logiche industriali, orientate alla qualità degli investimenti, alla sostenibilità ambientale, all’evoluzione tecnologica e digitale. Il contributo al tema della casa accessibile può favorire questa evoluzione con una programmazione dell’attività nel lungo periodo. La crisi abitativa infatti è qualcosa che va oltre i mattoni e la calce, oltre la logica della domanda e dell’offerta. E’ un generatore simbolico perché parliamo della coesione delle nostre comunità e della competitività della nostra economia. La casa non è solo un bene economico è un’infrastruttura sociale perché è il presupposto per poter lavorare, formarsi, crescere una famiglia, partecipare alla vita economica e civile. L’aumento dei prezzi delle case e degli affitti ha superato ampiamente l’incremento dei redditi negli ultimi anni, riducendo l’accessibilità abitativa. In questa direzione è importante distinguere tra sviluppo come crescita quantitativa e progresso reale per il quale è necessario scoraggiare la “finanziarizzazione” della casa, ovvero trattarla solo come un bene speculativo.

Luciano Mocci Direttore Generale Federlazio

L’indagine mostra con chiarezza un comparto che, nonostante la fine della stagione straordinaria dei progetti legati a PNRR e Giubileo e del Superbonus, sta lavorando per rigenerarsi e trovare un nuovo equilibrio innovandosi, investendo in digitalizzazione e sostenibilità. Il rafforzamento delle imprese, la crescita dell’occupazione e la diffusione delle tecnologie digitali, dimostrano che il settore ha compiuto un salto di qualità.

Ora dobbiamo guardare avanti: la rigenerazione urbana, la transizione ecologica e l’emergenza abitativa saranno le nostre priorità. Non possiamo permettere che il peso della transizione verde ricada solo sulle imprese e sui cittadini: servono politiche strutturali e incentivi stabili per rendere concreto il diritto alla casa, la sicurezza del territorio e la riqualificazione sostenibile delle nostre città. Tuttavia, restano questioni cruciali: la carenza di manodopera qualificata, i ritardi della macchina amministrativa e l’incertezza normativa. Federlazio continuerà a sollecitare politiche di lungo periodo per accompagnare le PMI in questa transizione e fare dell’edilizia un fattore moderno e competitivo dell’economia regionale.”

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