Startup italiane, meno incubatori ma più efficienti: il report SIM

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Il team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM) e i ricercatori del Politecnico di Torino, hanno presentato i risultati delle analisi relative agli incubatori e acceleratori in Italia. L’evento ha visto la partecipazione di Giorgio Ciron (direttore di InnovUp), Diyala D’Aveni (CEO di Vento Ventures), e Stefano Molino (responsabile del fondo acceleratori CDP), che hanno animato un confronto sull’evoluzione e le prospettive future dell’ecosistema imprenditoriale Italiano.

Il report è stato realizzato grazie alla collaborazione del main partner InnovUp – l’Associazione che dal 2012 riunisce e rappresenta l’intera filiera dell’innovazione italiana – e con il supporto di PNIcube, Italian Competence Center for Social Innovation (ICCSI), Fondazione Giacomo Brodolini e Social Innovation Teams (SIT).

Dal Report emerge che gli acceleratori e gli incubatori nel nostro Paese sono 203 e occupano un totale di circa 2.300 dipendenti, a conferma del ruolo degli incubatori e acceleratori nello sviluppo economico e nella creazione di lavoro qualificato. La maggior parte opera nel Nord-Ovest della nostra penisola, con prevalenza in Lombardia, dove ne sono presenti 45. Nel resto del Paese si distinguono Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Toscana, rispettivamente con 21, 22, 17 e 16 incubatori.

Il settore registra una contrazione nel numero di incubatori superiore al 10% rispetto all’anno precedente: un saldo negativo che riflette un numero di chiusure superiore alle nuove aperture. Per la prima volta lo studio ha approfondito le cause di questa contrazione. Come evidenzia il Prof. Paolo Landoni, Direttore della ricerca “Tra le cause principali spiccano le fusioni societarie, il pivoting verso modelli come i Venture Studio e la conclusione di progetti temporanei o non più sostenibili in un mercato sempre più competitivo. In generale, pur rimanendo una serie di criticità e limiti del nostro ecosistema, la contrazione sembra indicare una ridefinizione e una specializzazione più che una crisi”.

Nel corso del 2024, gli spazi messi a disposizione per le attività di incubazione da ciascun incubatore sono stati in media di 2700 metri quadri, e circa il 60% degli incubatori dispone di almeno 400 mq, la soglia minima prevista per la certificazione.

Per quanto riguarda i principali servizi offerti dagli incubatori, il primo risulta essere l’“accompagnamento manageriale”, seguito dal “supporto allo sviluppo di relazioni” e dal “supporto alla ricerca di finanziamenti”. Altri servizi rilevanti sono l’accesso a spazi fisici e la formazione imprenditoriale e manageriale.

Oltre ai servizi erogati, la ricerca ha analizzato per la prima volta anche quelli richiesti dagli incubatori stessi per il proprio funzionamento, come sottolineato dal Vice Direttore della ricerca, Stefano Richeri: “Abbiamo, rilevato che oltre il 93% delle strutture delega attività importanti a fornitori esterni, spaziando dai servizi professionali alla gestione operativa di pulizie e catering. Un segnale significativo è che oltre il 63% di questi soggetti seleziona i propri partner in base all’impatto sociale e ambientale“.

Gli incubatori e acceleratori rappresentano un pilastro del sistema imprenditoriale. Sono state stimate più di 5.000 startup incubate o accelerate, in linea rispetto all’anno precedente. Anche dal punto di vista economico, l’impatto è significativo: il fatturato complessivo di queste startup ha superato nuovamente i 600 milioni di euro.

Un’analisi condotta su un campione di oltre 450 startup incubate, evidenzia un cambiamento nella struttura organizzativa. Il numero medio di dipendenti per singola realtà è passato dai 7 dell’anno precedente ai 4 del 2024, suggerendo una tendenza verso modelli di avvio di una startup più snelli e automatizzati. Nonostante la riduzione del dato medio, la stima totale del personale impiegato dalle startup incubate supera i 20.300 addetti.

Il valore aggiunto apportato da incubatori e acceleratori nel nostro ecosistema non si limita al supporto alla nascita di nuove organizzazioni. L’85% degli incubatori e acceleratori ha infatti dichiarato di svolgere anche attività non direttamente riconducibili alle attività di incubazione e accelerazione. Tra le attività più frequenti figura la partecipazione a progetti e bandi, la gestione e promozione di eventi, la consulenza a titolo oneroso per enti pubblici, PMI e grandi imprese, e attività di scouting e open innovation per aziende corporate e/o altri soggetti.

Come per gli anni precedenti, anche questo Report dedica un focus all’impatto sociale e ambientale degli incubatori e delle startup incubate.

Dalle analisi del report risulta che quasi il 50% degli incubatori supporta organizzazioni a significativo impatto sociale o ambientale. Inoltre, poco meno della metà degli incubatori monitora il proprio impatto attraverso metodologie rigorose come il BIA (Benefit Impact Assessment), il Global Sustainability Model by Oxford Economics, o framework basati sugli obiettivi SDG e sulla Teoria del Cambiamento.

I settori maggiormente rappresentati, per le organizzazioni incubate a significativo impatto sociale o ambientale, sono quelli relativi alla salute e al benessere (incluso lo sport) e alla protezione dell’ambiente e degli animali (inclusi agricoltura e allevamento).

Infine, un focus è stato dedicato all’inclusività dell’ecosistema e alla parità di genere. L’ecosistema degli incubatori in Italia sembra aver raggiunto la parità di genere, un traguardo importante soprattutto se confrontato con gli anni precedenti, quando solo poco più di un terzo del personale era femminile.

Giorgio Ciron, direttore di InnovUp, ha dichiarato: “In Italia, gli incubatori e acceleratori continuano a essere attori fondamentali per il rafforzamento e la crescita della filiera innovativa del nostro Paese. I dati del report evidenziano come la contrazione degli incubatori rifletta una specializzazione verso aggregazioni e modelli più efficienti, senza crisi ma con un rafforzamento dell’impatto economico e sociale. Come InnovUp reputiamo che sia  essenziale che le politiche supportino questa evoluzione, ampliando certificazioni – come con l’introduzione degli acceleratori certificati di cui attendiamo i primi dati con interesse – e incentivi – a partire dal credito d’imposta dell’8% per investimenti diretti e indiretti in startup, recentemente introdotto e che andrebbe reso strutturale – per favorire la competitività del settore innovativo e la creazione di posti di lavoro altamente qualificati nel Paese”.

Il report è disponibile a questo link.

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