Mediamente ha 62 anni, conosce ogni processo produttivo dell’azienda, sa dove trovare i disegni tecnici degli impianti installati negli anni ’90, risolve i problemi che nemmeno i fornitori di macchinari riescono a diagnosticare. È il fondatore, responsabile tecnico, spesso ingegnere, a volte uno dei primi assunti, quindi una figura chiave su cui è incentrata la vita della stessa azienda, e andrà in pensione nei prossimi 3-5 anni.
Chi lo sostituirà?
In un numero crescente di PMI manifatturiere italiane, la risposta è: nessuno. Perché non c’è nessuno da formare, non c’è stato ricambio generazionale, e il mercato del lavoro non offre profili pronti a subentrare in ruoli così specifici e stratificati.
È la fotografia che emerge dalle osservazioni sul campo di Adami & Associati, società di executive search specializzata in profili tecnici per il settore manifatturiero.
DUE CRISI CHE SI SOMMANO
“Stiamo osservando la convergenza di due fenomeni distinti che si amplificano a vicenda. Da una parte la nota crisi di successione imprenditoriale, con fondatori baby boomer che si avvicinano alla pensione. Dall’altra l’assenza di ricambio generazionale negli organici tecnici, con uffici tecnici che hanno età media sopra i 50 anni e pochissimi under 35”, spiega Carola Adami, amministratore delegato di Adami & Associati.
Il risultato è una discontinuità doppia: non solo nella proprietà e nella governance, ma anche nelle competenze tecniche operative che tengono in piedi la produzione quotidiana.
“In molte PMI manifatturiere il fondatore-imprenditore è anche l’ingegnere di riferimento. Quando questa figura va in pensione, l’azienda non perde solo la leadership strategica, ma anche il depositario ultimo del know-how tecnico. E se negli ultimi 15-20 anni non sono stati inseriti giovani ingegneri da formare, quel know-how se ne va con lui”, continua Carola Adami.
I SEGNALI DI ALLARME (SPESSO IGNORATI)
Sulla base dell’esperienza maturata nei placement per PMI manifatturiere, gli esperti di Adami & Associati identificano alcuni segnali ricorrenti che anticipano la crisi:
- L’ingegnere-tuttofare che non va mai in ferie: Quando c’è una sola persona che può risolvere certi problemi tecnici, e questa persona accumula settimane di ferie non godute perché “non c’è nessuno che può sostituirmi”, il segnale è chiarissimo.
- Documentazione tecnica che esiste solo “nella testa” di qualcuno: Modifiche a impianti, parametri di processo critici, configurazioni custom di macchinari che non sono documentate formalmente perché “Giulio sa come funziona”.
- Fornitori che chiamano sempre la stessa persona: Quando i manutentori di impianti, i fornitori di componenti critici, i tecnici di assistenza chiamano sempre lo stesso ingegnere senior perché “è l’unico che conosce davvero l’impianto”.
- Tempi di risoluzione problemi che si allungano quando “lui” non c’è: Un guasto che normalmente si risolve in 2 ore, senza la persona chiave richiede 2 giorni. Perché il know-how non è stato trasferito.
- Nuovi clienti che chiedono “chi seguirà tecnicamente il progetto”: E la risposta è sempre lo stesso nome. Che ha 63 anni.
COSA SUCCEDE QUANDO LA FIGURA CHIAVE SE NE VA
“Abbiamo visto PMI eccellenti entrare in crisi operativa nel giro di 12-18 mesi dalla pensione del responsabile tecnico storico”, afferma Adami.
E gli effetti si manifestano su più livelli:
– Impossibilità di replicare lavorazioni complesse: Commesse che prima si eseguivano routinariamente diventano problematiche. I parametri di processo “funzionano” ma nessuno sa più perché, e quando qualcosa va storto non c’è chi sa dove intervenire.
– Perdita di clienti storici: Clienti che lavoravano con l’azienda da 20 anni, legati fiduciariamente alla competenza tecnica di una specifica persona, si guardano intorno quando quella persona non c’è più.
– Costi di manutenzione che esplodono: Senza la conoscenza profonda degli impianti, ogni intervento richiede assistenza esterna, diagnostica lunga, fermi macchina prolungati.
– Difficoltà nell’innovazione: Progetti di ammodernamento o introduzione di nuove tecnologie che richiedono integrazione con l’esistente diventano impossibili da gestire internamente.
– Tentativi di sostituzione falliti: L’inserimento di un ingegnere esterno si scontra con la mancanza di documentazione, processi non codificati, resistenze interne (“si è sempre fatto così”). Dopo 6-12 mesi, se ne va.
IL TEST DELL’AUTOBUS (SCOMODO MA NECESSARIO)
Gli esperti di Adami & Associati propongono agli imprenditori manifatturieri il “test dell’autobus”: se domani mattina la vostra figura tecnica chiave venisse investita da un autobus (scenario estremo ma chiarificatore):
- Chi sa esattamente come sono configurati i vostri impianti critici?
- Chi può modificare i programmi delle macchine CNC custom che avete sviluppato negli anni?
- Chi conosce i parametri di processo che garantiscono la qualità del vostro prodotto di punta?
- Chi ha le relazioni con i tecnici dei fornitori di macchinari che vi assistono?
- Chi può formare un nuovo assunto su processi produttivi sviluppati 15 anni fa?
- Chi può rispondere tecnicamente a un cliente che ha un problema su un impianto venduto 10 anni fa?
“Se la risposta è sempre lo stesso nome, e quella persona ha più di 60 anni, avete un problema da 7-8 cifre che si materializzerà nei prossimi 3-5 anni“, afferma senza giri di parole Adami. “E non si risolve con un annuncio su LinkedIn pubblicato 3 mesi prima della pensione.”
PERCHÉ TROVARE IL SUCCESSORE È COSÌ DIFFICILE
Il problema maggiore è che il mercato del lavoro purtroppo non offre “ingegneri senior pronti all’uso” per PMI manifatturiere, e le ragioni sono strutturali:
- Know-how troppo specifico: Le competenze richieste sono spesso così legate a tecnologie proprietarie, processi custom, nicchie di mercato particolari che non esistono profili già formati sul mercato.
- Giovani ingegneri vanno altrove: Come già osservato, gli under 35 scelgono sistematicamente multinazionali, grandi gruppi, società di consulenza. Non considerano nemmeno le offerte delle PMI manifatturiere.
- Ingegneri senior non si muovono: I profili esperti (50-60 anni) che potrebbero avere competenze trasferibili sono stabilmente inseriti in altre aziende, spesso in ruoli apicali, con scarsissima propensione alla mobilità.
- Tempi di formazione incompatibili: Anche trovando la persona giusta, servirebbero 2-3 anni di affiancamento per trasferire davvero il know-how. Ma spesso si inizia a cercare quando mancano 6-12 mesi alla pensione.
LE UNICHE STRATEGIE CHE FUNZIONANO (PARTENDO DA ORA)
Se la figura tecnica critica ha più di 58 anni e non avete ancora iniziato, siete già in ritardo quindi.
Ma alcune azioni possono ancora limitare i danni, come:
– Affiancamento strutturato immediato (minimo 24 mesi): Assumere oggi un ingegnere junior (anche neolaureato) e affiancare sistematicamente alla figura senior per almeno 2 anni. Orizzonte minimo, non negoziabile.
– Codificazione forzata del know-how: Documentare processi, parametri, configurazioni, procedure. Con metodo industriale, non “quando ho tempo”. Dedicare 4-6 ore settimanali della figura senior solo a questo. È un investimento, non un costo.
– Video-documentazione delle lavorazioni critiche: Registrare video delle operazioni complesse, delle procedure di setup, della risoluzione problemi. Sembra banale, è preziosissimo.
– Partnership con aziende complementari: Condividere con 2-3 PMI del territorio programmi di formazione e rotazione di giovani ingegneri, creando economie di scala.
– Consulenza tecnica post-pensionamento: Strutturare contratti di consulenza part-time con la figura senior anche dopo la pensione, per almeno 2-3 anni. Molti sono disponibili, va formalizzato prima.
– External CTO o responsabile tecnico ad interim: Se proprio non si trova internamente, esistono figure senior che operano come fractional executives per più PMI. Soluzione ponte, non definitiva, ma meglio del vuoto.
IL CONTO ALLA ROVESCIA È INIZIATO
“La generazione dei baby boomer che ha costruito e fatto crescere le PMI manifatturiere italiane sta andando in pensione. E si porta dietro decenni di know-how tecnico che in molti casi non è stato trasferito perché non c’è stato a chi trasferirlo”, conclude la Ceo di Adami & Associati (www.adamiassociati.com).
Non è un problema che si risolve con un annuncio di lavoro o con una ricerca lampo quindi.
Richiede pianificazione pluriennale, investimenti in formazione, pazienza nel costruire competenze internamente.
Le aziende che hanno iniziato 3-4 anni fa oggi hanno giovani ingegneri pronti a subentrare. Quelle che non hanno fatto nulla si troveranno tra 2-3 anni con produzione che funziona ma nessuno che sa davvero perché, clienti che chiedono supporto tecnico che non possono più dare, impianti che nessuno sa più configurare.
Il valore di una PMI manifatturiera non sta solo nei macchinari e nei clienti, ma soprattutto nelle competenze tecniche che permettono di usare quei macchinari e servire quei clienti. E quelle competenze, senza ricambio generazionale, si perdono definitivamente.
