Il settore agricolo resta escluso dalle misure più incisive contro il caro energia e paga un conto sempre più pesante. Il taglio delle accise garantisce alle imprese agricole appena 3 centesimi al litro, contro i circa 20 centesimi riconosciuti all’autotrasporto, mentre il prezzo del gasolio agricolo si mantiene oltre 1,20-1,25 euro al litro. Tra marzo e maggio i consumi sono stimati in 480 milioni di litri, per una spesa complessiva di 576 milioni di euro, con un aumento dei costi pari a 105,6 milioni rispetto al 2025. Solo nel mese di marzo il comparto agromeccanico registra un aggravio di 86 milioni.
È quanto rileva Unimpresa, secondo cui il decreto mobilita oltre 417 milioni di euro, più 110 milioni destinati ad autotrasporto e pesca, ma viene finanziato anche con tagli ai ministeri, incluso quello dell’Agricoltura, che perde 25,3 milioni.
«L’agricoltura non solo non riceve aiuti adeguati, ma contribuisce a finanziare quelli degli altri. Occorre estendere il credito d’imposta al gasolio agricolo, l’inclusione delle imprese agromeccaniche tra i beneficiari e un piano strutturale europeo sugli approvvigionamenti energetici. Senza interventi immediati, è a rischio la continuità delle lavorazioni nei campi e la tenuta della produzione agroalimentare nazionale» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
Secondo Unimpresa, Il mondo agricolo italiano è, ancora una volta, il grande escluso. Mentre autotrasporto e pesca ottengono misure concrete — dal credito d’imposta del 20% al taglio consistente delle accise — le imprese agricole restano ai margini degli interventi più efficaci, pur concorrendo alla copertura finanziaria del decreto. I numeri raccontano con chiarezza una disparità che non può essere ignorata. Il taglio delle accise garantisce all’agricoltura un beneficio reale di appena 3 centesimi al litro, contro i circa 20 centesimi riconosciuti all’autotrazione. Intanto il prezzo del gasolio agricolo continua a mantenersi oltre 1,20-1,25 euro al litro, cancellando di fatto qualsiasi alleggerimento. Tra marzo, aprile e maggio i consumi stimati arrivano a 480 milioni di litri, per una spesa complessiva di 576 milioni di euro. Rispetto allo stesso periodo del 2025, l’aumento dei costi è pari a 105,6 milioni di euro. Solo a marzo, il comparto agromeccanico ha già subito un aggravio di 86 milioni.
A rendere il quadro ancora più grave c’è un paradosso che assume i contorni della beffa. Il decreto mobilita oltre 417 milioni di euro, cui si aggiungono altri 110 milioni destinati ad autotrasporto e pesca, ma viene finanziato anche attraverso tagli ai ministeri, compreso quello dell’Agricoltura, che perde 25,355 milioni di euro. In sostanza, l’agricoltura non solo non viene sostenuta in modo adeguato, ma contribuisce persino a finanziare gli aiuti destinati ad altri comparti. Così il sistema produttivo agricolo viene spinto in una condizione di pressione estrema. Il caro gasolio, aggravato da rincari che in alcuni casi arrivano fino al 60% per effetto delle tensioni internazionali, non è più soltanto una voce di costo: sta diventando una minaccia concreta alla continuità operativa delle aziende. Senza misure immediate, si mette a rischio perfino la regolarità delle lavorazioni stagionali e della raccolta, con ricadute dirette sulla produzione nazionale e sulla sicurezza alimentare.
L’agricoltura, oggi, risulta penalizzata in ogni passaggio: quando i prezzi salgono, perché i costi esplodono; quando arrivano gli aiuti, perché ne resta esclusa; persino quando le misure vengono finanziate, perché è chiamata a contribuire senza ricevere un sostegno proporzionato. È una distorsione che non è più tollerabile. Occorre intervenire subito con tre misure essenziali: estendere anche al gasolio agricolo il credito d’imposta del 20%; includere immediatamente le imprese agromeccaniche tra i beneficiari; varare un piano strutturale europeo in grado di garantire approvvigionamenti energetici stabili e sostenibilità economica alle aziende agricole. Senza queste decisioni, il rischio è evidente: aziende costrette a fermarsi, produzione in calo, filiere indebolite. E con esse, verrebbe colpita la tenuta stessa del sistema agroalimentare nazionale. L’agricoltura non può continuare a essere il bancomat silenzioso di ogni crisi. In gioco non c’è soltanto un comparto economico, ma una parte decisiva della sovranità alimentare del Paese.
«Siamo di fronte a una distorsione evidente che rischia di scaricare, ancora una volta, sull’agricoltura il peso delle tensioni energetiche. Non si tratta di rivendicare privilegi, ma di ristabilire un principio di equilibrio tra settori produttivi che, tutti, contribuiscono alla crescita del Paese. Le imprese agricole stanno affrontando un aumento dei costi significativo, con margini sempre più compressi e una crescente difficoltà nel programmare le attività. In una fase delicata come quella primaverile, decisiva per molte lavorazioni, l’assenza di interventi mirati sul gasolio agricolo rischia di tradursi in effetti concreti sulla produzione. Occorre intervenire con rapidità, estendendo anche a questo comparto strumenti già previsti per altri settori, a partire dal credito d’imposta, e garantendo condizioni più sostenibili per le imprese agromeccaniche. Allo stesso tempo, è necessario avviare una riflessione più ampia a livello europeo sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici e sulla tutela delle filiere agricole. L’agricoltura rappresenta un presidio economico e sociale fondamentale. Sostenere questo settore significa difendere non solo il reddito delle imprese, ma anche la qualità e la continuità della produzione alimentare italiana» spiega il vicepresidente di Unimpresa.
