Agritech e Food & Beverage, pilastri dell’export italiano sotto pressione

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L’agroalimentare e le tecnologie agricole rappresentano due colonne portanti dell’economia italiana. Il primo continua a registrare risultati record sui mercati internazionali, mentre il secondo si conferma uno dei comparti più competitivi della manifattura nazionale. Secondo le stime di Coldiretti, la filiera agricola (che comprende agricoltura, industria alimentare, distribuzione e ristorazione) contribuisce all’economia con oltre 580 miliardi di euro di valore e impiega circa 4 milioni di persone. Eppure, proprio questi due settori strategici, oggi, risultano sempre più esposti alle tensioni geopolitiche e alle fragilità delle catene di approvvigionamento globali. Non è tanto la domanda di prodotti italiani a essere in discussione (che resta elevata) quanto la stabilità delle infrastrutture economiche e finanziarie su cui si regge il commercio internazionale.

Nel 2025 il valore dell’export agroalimentare italiano ha sfiorato i 73 miliardi di euro, con una crescita di circa il 5% rispetto all’anno precedente, secondo le elaborazioni di AgriMercati ISMEA[1]. A trainare la domanda globale restano le principali filiere del Made in Italy — dal vino alla pasta, dai prodotti lattiero-caseari ai trasformati da forno — che continuano a consolidare la loro presenza nei mercati maturi come Stati Uniti e Germania e a espandersi in diverse economie asiatiche.

Accanto al Food & Beverage, anche la filiera delle tecnologie agricole rappresenta uno dei comparti più dinamici della manifattura italiana. Il settore delle macchine agricole e delle soluzioni per l’agricoltura è tra i più internazionalizzati del sistema industriale: circa il 70% della produzione viene esportato, mentre il valore complessivo delle vendite ha superato negli ultimi anni i 16 miliardi di euro[2]. Parallelamente, cresce il mercato dell’Agricoltura 4.0. Secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano[3], il valore delle tecnologie digitali applicate all’agricoltura in Italia ha raggiunto circa 2,5 miliardi di euro, con tassi di crescita annui vicini al 20%.

Tuttavia, proprio questi due settori, fortemente orientati all’export, dipendono in misura crescente dalla stabilità delle catene di approvvigionamento globali. L’industria agroalimentare italiana, pur eccellendo nella trasformazione, importa una quota significativa delle materie prime agricole utilizzate nella produzione, in particolare cereali, mangimi e semi oleosi. Allo stesso tempo la produttività agricola dipende da energia, fertilizzanti e componenti tecnologici. Quando questi flussi diventano più costosi o subiscono interruzioni, l’impatto si estende rapidamente all’intera filiera.

È in questo contesto che le tensioni nel Golfo Persico assumono una rilevanza economica più ampia. Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti uno dei nodi più critici del commercio globale: attraverso questo corridoio marittimo transita circa il 20% del petrolio mondiale trasportato via mare[4]. Nelle ultime settimane, il traffico nello stretto ha subìto un forte rallentamento, tra chiusure e riaperture, e diverse compagnie di navigazione stanno rinviando o sospendendo le traversate per ragioni di sicurezza, con conseguenze potenziali sui tempi di consegna e sui costi logistici tra Europa, Asia e Medio Oriente.

Per la filiera agroalimentare gli effetti passano innanzitutto dall’energia. L’aumento del prezzo del petrolio incide direttamente sui costi agricoli, dal carburante per i macchinari ai sistemi di irrigazione, fino alla trasformazione industriale e al trasporto refrigerato degli alimenti. A questo si aggiunge la questione dei fertilizzanti: il Golfo Persico è uno dei principali hub mondiali per la produzione e l’esportazione di ammoniaca e fertilizzanti chimici, elementi fondamentali per la produttività agricola. Eventuali interruzioni nelle forniture potrebbero quindi generare nuove pressioni sui costi lungo l’intera filiera.

Ai rischi logistici ed energetici si affianca la volatilità valutaria, un fattore spesso sottovalutato. Le attuali tensioni geopolitiche accentuano le oscillazioni tra le principali valute internazionali, con conseguenze dirette sulle imprese esportatrici. Una tale instabilità non solo può influire sui rapporti di cambio tra euro e dollaro — la moneta di regolazione per gran parte del commercio globale di energia e materie prime, secondo il Fondo Monetario Internazionale — ma anche sulle valute dei mercati di destinazione, specie nei Paesi emergenti. Per le aziende italiane di Food & Beverage e Agritech, che esportano sempre più verso Stati Uniti, Medio Oriente e Asia, ciò comporta un potenziale impatto sui margini di profitto e sulla prevedibilità dei ricavi.

Nonostante il Food & Beverage italiano continui a registrare risultati record sui mercati globali, il contesto internazionale diventa sempre più complesso. La domanda di prodotti italiani resta solida, ma aumentano i fattori di incertezza legati alla logistica globale, ai costi energetici e alla volatilità dei mercati valutari. In questo scenario, rafforzare la resilienza delle filiere produttive diventa una delle principali sfide per le imprese. Tecnologie come l’agricoltura di precisione, l’uso più efficiente di acqua e fertilizzanti e la digitalizzazione delle supply chain possono contribuire a ridurre la dipendenza da input esterni e migliorare la sostenibilità delle produzioni. Allo stesso tempo, una gestione più strutturata del rischio finanziario e valutario può aiutare le aziende a proteggere margini e competitività sui mercati internazionali.

Per un paese fortemente orientato all’export come l’Italia, Agritech e Food & Beverage non rappresentano soltanto due comparti industriali di eccellenza. Sono anche uno dei principali strumenti con cui l’economia nazionale si posiziona nei mercati globali. E proprio per questo, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche e crescente volatilità finanziaria, la stabilità delle rotte commerciali e dei mercati valutari diventa un fattore sempre più decisivo per la competitività del Made in Italy.

[1] https://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13544

[2] https://www.federunacoma.it/it/Macchine-agricole-produzione-italiana-oltre-i-16-miliardi/c14613

[3] https://www.osservatori.net/comunicato/smart-agrifood/agricoltura-4-0-italia-mercato/

[4] https://www.iea.org/news/iea-closely-monitoring-strait-of-hormuz-situation-stands-ready-to-act-if-needed