S&P Global PMI® Flash: primo calo della produzione dell’eurozona in 16 mesi, mentre i prezzi continuano a crescere

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Ad aprile, il settore privato dell’eurozona è entrato in fase di contrazione: questo è quanto emerge dalla lettura dei dati previsionali dell’indagine PMI® e conclude quindi una sequenza di crescita che durava da 15 mesi. La riduzione complessiva dell’attività economica si è concentrata sul settore terziario, mentre le aziende manifatturiere hanno registrato un rialzo grazie in parte alle loro scorte di sicurezza. Con la guerra in Medio Oriente, le pressioni inflazionistiche hanno continuato a crescere, segnalando i più forti tassi di rialzo in tre anni sia per i prezzi di acquisto che di vendita. Il conflitto ha anche causato gravi disagi sulla catena di distribuzione, con il settore manifatturiero che ha registrato i ritardi maggiori sui tempi di consegna da metà 2022. Allo stesso tempo la fiducia si è affievolita e l’occupazione è lievemente diminuita.

Produzione e domanda

Ad aprile e una volta destagionalizzato, l’Indice PMI S&P Global Flash Composito di Produzione dell’Eurozona, basato su circa l’85% delle consuete risposte finali dell’indagine, è sceso al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0 segnando il primo valore in calo degli ultimi 16 mesi, e si è posizionato su 48.6, da 50.7 di marzo.

Il calo della produzione di inizio secondo trimestre si è concentrato nel settore terziario. Proprio qui, l’attività economica ha indicato la prima contrazione in quasi un anno, peraltro al ritmo più sostenuto da febbraio 2021. La produzione manifatturiera ha invece continuato a salire, segnando la quarta espansione mensile consecutiva e la più rapida da agosto.

Il crollo della produzione si è diffuso in tutta l’eurozona. In Germania l’attività economica è calata per la prima volta in 11 mesi, mentre in Francia ha indicato la più rapida diminuzione da febbraio 2025. Il resto dell’intera eurozona ha inoltre registrato un lieve calo della produzione, chiudendo la sequenza di crescita che continuava ininterrottamente da gennaio 2024.

Ad aprile, il volume di nuovi ordini ricevuti dai paesi monitorati nell’eurozona ha indicato il secondo calo mensile consecutivo, e il più rapido in quasi un anno e mezzo. Come per la produzione, la riduzione complessiva è stata causata dal crollo dei nuovi ordini terziari.

I nuovi ordini manifatturieri hanno invece indicato la crescita più rapida degli ultimi quattro anni, supportati del primo rialzo delle commesse estere da febbraio 2022 (che includono anche il commercio intra-eurozona). Va però detto che parte della ripresa rispecchia segnalazioni di clienti che hanno cercato di rifornirsi, nel timore di un aumento dei prezzi e della carenza di scorte.

Prezzi

Proseguendo lo scenario cui abbiamo assistito a marzo successivamente all’inizio del conflitto in Medio Oriente, ad aprile le pressioni inflazionistiche si sono rafforzate.

I prezzi di acquisto hanno indicato il più rapido rialzo dalla fine del 2022. Il tasso di inflazione dei costi è accelerato sia per i beni che per i servizi, ma il manifatturiero ha registrato l’aumento maggiore.

A sua volta, l’inflazione dei prezzi di vendita ha toccato il valore più alto in 37 mesi. L’aumento delle tariffe applicate ai clienti è stato particolarmente forte soprattutto in Germania, ma anche in Francia e nel resto dell’intero blocco dell’eurozona abbiamo assistito a una maggiore inflazione.

Scorte e catene di fornitura

All’inizio del primo trimestre, il conflitto mediorientale ha causato sostanziali ritardi nella catena di distribuzione del settore manifatturiero dell’eurozona. I tempi di consegna dei fornitori hanno segnalato il maggiore ritardo da luglio 2022.

Allo stesso tempo, le aziende manifatturiere hanno continuato ad aumentare gli acquisti, per via del maggiore numero di ordini ricevuti, ma anche per garantirsi scorte di sicurezza.

È il secondo mese consecutivo che l’attività di acquisto aumenta e a tasso modesto, il più rapido da maggio 2022. Malgrado il volume degli acquisti sia aumentato, le difficoltà di approvvigionamento hanno ridotto le scorte in giacenza, che tuttavia hanno indicato la minore riduzione dell’attuale sequenza di declino, che dura da 39 mesi. Anche le scorte di prodotti finiti sono diminuite ma a un ritmo minore di marzo.

Occupazione

Se ad aprile la produzione e i nuovi ordini sono fortemente diminuiti, le aziende hanno ridotto solo marginalmente i loro organici e a un tasso inferiore di marzo.

A differenza dello scenario della domanda, il settore terziario ha mostrato resilienza sul numero degli occupati, segnalando comunque un lieve rialzo. Il manifatturiero invece ha registrato un calo della forza lavoro.

La Germania ha indicato un calo dell’occupazione, mentre in Francia e nel resto dell’eurozona si è registrato un aumento.

Prospettive future

Dopo il picco di rialzo in 21 mesi di febbraio scorso, la fiducia sulle previsioni economiche nei prossimi 12 mesi si è ulteriormente ridotta. L’ottimismo di aprile ha segnato il valore minore da novembre 2022, registrando anche un valore nettamente inferiore alla media di serie, iniziata nel 2012.

L’ottimismo del terziario è stato il più debole in tre anni e mezzo, mentre nel manifatturiero è sceso ai minimi in 17 mesi.

Per la prima volta un più di un anno e mezzo, le aziende tedesche hanno espresso pessimismo sul futuro, mentre in Francia e nel resto dell’eurozona si è registrato un ottimismo ridotto quindi ma pur sempre positivo.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “L’eurozona sta affrontando un aggravamento delle difficoltà economiche, causato dalla guerra in Medio Oriente, che rappresenta un serio problema per i responsabili delle politiche monetarie. Ad aprile, il conflitto ha contribuito a un declino dell’attività economica, accompagnato da un’impennata dell’inflazione. Contestualmente, le diffuse carenze di offerta minacciano di frenare ulteriormente la crescita e di esercitare una pressione crescente sui prezzi nelle prossime settimane. Per la prima volta da fine 2024, il PMI flash di aprile è entrato in territorio di contrazione, con un calo del tasso trimestrale del PIL dello 0,1%, dopo un aumento dello 0,2% nel primo trimestre. Attualmente, la guerra sta colpendo in modo particolare il settore dei servizi, dove l’attività economica sta diminuendo a un ritmo senza precedenti dall’inizio delle restrizioni pandemiche di inizio 2021. Tuttavia, la forte crescita del settore manifatturiero che nel frattempo si sta registrando ad aprile rappresenta un vero e proprio colpo di scena: la domanda di beni si sta sostenendo con le scorte di sicurezza, visto che le aziende cercano di assicurarsi rifornimenti prima che i prezzi si alzino ulteriormente o che ci siano nuove carenze di fornitura. Le imprese manifatturiere hanno incrementato gli acquisti di beni a livelli mai visti dall’inizio del 2022, con ritardi nelle catene di approvvigionamento che hanno raggiunto il livello più diffuso dalla pandemia. I costi di acquisto e i prezzi di vendita hanno già registrato un’impennata, non solo a causa dell’incremento dei costi energetici, ma anche per l’aumento generale dei prezzi delle materie prime e per lo squilibrio tra domanda e offerta, ormai limitata. Escludendo la pandemia di Covid-19, questa rappresenta la più grande ondata di pressioni sui costi registrata dal 2000. Non sorprende che le imprese abbiano una visione sempre più pessimistica sulle prospettive future, con la fiducia ora scesa ai livelli più bassi dalla fine del 2022. In questo scenario, la BCE si trova ancora una volta di fronte a un compito alquanto difficile: decidere se aumentare i tassi d’interesse per contrastare il timore di un’inflazione galoppante, oppure considerare questo picco dei prezzi come temporaneo e concentrarsi invece sull’evitare che l’economia cada in una recessione più profonda. Sebbene il rinvio di qualsiasi decisione potrebbe peggiorare entrambi gli scenari, appare comprensibile che gli enti di regolamentazione dei tassi
preferiscano attendere ulteriori chiarimenti, sia riguardo all’evoluzione del conflitto sia alla reale condizione economica dell’eurozona.”