S&P Global PMI®: ad aprile, la crescita manifatturiera dell’eurozona è stata favorita dalla creazione delle giacenze, ma ancora una volta cresce notevolmente l’inflazione

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Secondo l’ultima indagine S&P Global PMI® di aprile, aumenta ancora la crescita manifatturiera nell’area euro, poiché un’ulteriore espansione dei nuovi ordini ha fatto espandere i livelli di produzione. Le aziende campione hanno spesso in particolare riportato gli acquisti anticipati da parte dei clienti, a causa delle previsioni di imminenti aumenti dei prezzi e possibili interruzioni dell’offerta.

Allo stesso tempo, ad aprile l’inflazione dei prezzi dei beni è nuovamente aumentata notevolmente, raggiungendo quasi il picco in quattro anni. Di conseguenza, il trasferimento ai prezzi di vendita è stato maggiore rispetto a marzo, con i prezzi della produzione in aumento al ritmo più elevato da gennaio 2023.

L’S&P Global PMI® del Settore Manifatturiero Eurozona, che misura lo stato di salute generale delle aziende manifatturiere dell’eurozona, è salito ad aprile a 52.2 da 51.6 di marzo.

Tale valore è stato il maggiore in quasi quattro anni e ha mostrato il miglioramento maggiore delle condizioni operative manifatturiere.

Per la prima volta da giugno del 2022, tutti gli otto paesi oggetto dell’indagine sul PMI manifatturiero hanno registrato valori dei loro rispettivi indici superiori alla soglia critica di non cambiamento di 50.0. L’Irlanda ha visto la ripresa più forte, seguita dai Paesi Bassi. Tassi di crescita modesti sono stati osservati nelle quattro maggiori economie dell’area euro, sebbene la Germania abbia riportato un leggero rallentamento rispetto a marzo. Francia e Spagna hanno registrato nuove riprese, mentre le condizioni delle aziende manifatturiere italiane sono migliorate a un ritmo più veloce. Francia e Italia hanno infatti registrato le espansioni più marcate dalla prima metà del 2022.

Ad aprile, il volume della produzione manifatturiera è salito, segnando la tredicesima espansione degli ultimi 14 mesi, con l’ultimo aumento che inoltre è stato il più forte dallo scorso agosto. L’aumento dei livelli produttivi è anche scaturito dal miglioramento delle condizioni di domanda. Il ritmo di espansione dei nuovi ordini è accelerato da marzo ed è stato il maggiore degli ultimi quattro anni. I nuovi ordini esteri, che includono il traffico intra eurozona, sono aumentati all’inizio del secondo trimestre, segnando la prima espansione mensile della domanda estera in poco più di quattro anni. Secondo le aziende campione, la crescita delle vendite è stata sostenuta da acquisti anticipati da parte dei clienti che riflettono le aspettative di aumenti dei prezzi conseguentemente ai maggiori costi energetici e delle forniture indotti dalla guerra. Ad aprile, le aziende manifatturiere dell’area euro hanno infatti aumentato i propri volumi di acquisto con la massima misura dalla metà del 2022.

L’aumento dei volumi di acquisto di aprile ha esercitato pressione sulla catena di approvvigionamento dei produttori dell’area euro. Le aziende campione hanno citato come motivi per tempi di consegna più lunghi da parte dei fornitori – che tra l’altro sono stati i peggiori da luglio 2022 – gli ordini in grandi quantità, le interruzioni logistiche derivanti dalla guerra in Medio Oriente e la riduzione della disponibilità di materie prime.

Per quanto riguarda le giacenze, sia quelle delle materie prime e dei semilavorati che quelle dei prodotti finiti sono diminuite durante l’ultimo periodo dell’indagine. Detto questo, i tassi di contrazione sono stati minori rispetto a marzo.

Così come dimostrato da un’ulteriore riduzione del numero di dipendenti, le aziende manifatturiere dell’Eurozona hanno preferito mantenere una capacità di forza lavoro inferiore, che ha esteso l’attuale sequenza di tagli dei posti di lavoro a quasi tre anni. L’occupazione è risultata inferiore malgrado l’aumento degli ordini in fase di lavorazione.

Per quanto riguarda i prezzi, i dati PMI di aprile hanno segnalato una notevole intensificazione della pressione sui costi. Il tasso di inflazione dei prezzi dei beni è salito nuovamente, raggiungendo il picco in 46 mesi. Da febbraio,

l’indice destagionalizzato dei Prezzi di Acquisto aumentato di 19 punti. Il livello col quale i manifatturieri dell’eurozona hanno alzato ad aprile i loro prezzi vendita è stato di conseguenza superiore, con l’inflazione dei prezzi di vendita cresciuta fino a un record di 39 mesi.

Infine, a inizio del secondo trimestre, l’ottimismo economico si è ulteriormente indebolito, scendendo ulteriormente rispetto al massimo su quattro anni registrato a febbraio. Le aspettative di crescita sono infatti crollate al livello più basso da novembre 2024.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist S&P Global Market Intelligence ha dichiarato: “Sebbene il PMI abbia raggiunto il livello più alto da quasi quattro anni, l’indagine rappresenta più un allarme che una festa. La produzione e i nuovi ordini sono sostenuti dalla creazione delle scorte di sicurezza conseguentemente alle diffuse preoccupazioni sulla carenza di materiale e dall’espansione dei prezzi causati dalla guerra in Medio Oriente. Per avere un quadro più fedele della situazione economica che si sta sviluppando nell’eurozona osserviamo invece l’indice della produzione futura dell’indagine. L’ottimismo delle aziende manifatturiere per i prossimi dodici mesi è calato al livello più negativo da quasi un anno e mezzo, con la guerra che sta infrangendo la crescente fiducia che si era presentata all’inizio dell’anno. Le aziende manifatturiere sono preoccupate non solo che la guerra possa ridurre la domanda, a causa degli ostacoli esistenti come i dazi statunitensi e la guerra in Ucraina, ma anche che le carenze di approvvigionamento legate alla guerra possano limitare la produzione nei prossimi mesi. Il pericolo è che i responsabili delle politiche possano essere ingannati dalla compiacenza riguardo alla crescita economica di fronte a questi dati PMI più positivi. C’è però un chiaro segnale che arriva dell’indagine, questa crescita
non avrà vita lunga. D’altra parte, i dati di aprile suggeriscono anche che il prossimo shock inflazionistico potrebbe essere più forte di quanto molti si aspettassero, creando un grande dilemma per coloro che sono responsabili di determinare i tassi. Per mettere in prospettiva lo shock dei prezzi, il balzo dell’inflazione dei prezzi di vendita delle aziende manifatturiere di aprile è stato il più netto registrato da quando i dati delle indagini PMI dell’eurozona sono stati disponibili per la prima volta nel 1997, riflettendo la necessità di trasferire i costi decisamente più alti sui clienti finali. Nei due mesi trascorsi dall’inizio della guerra, il balzo dell’inflazione dei costi di acquisto è stato molto più grande di qualsiasi cosa registrata in precedenza nei quasi trent’anni di storia del sondaggio.”