Tra il 2008 e il 2023 i Fondi Interprofessionali hanno raccolto 14,3 miliardi di euro attraverso il contributo obbligatorio dello 0,30% sulle retribuzioni, ma solo 9,8 miliardi, pari al 68,5% del totale, sono effettivamente confluiti nel sistema della formazione continua. È uno dei dati emersi dalla ricerca ADAPT presentata a Roma, a Palazzo Montemartini, nel corso dell’evento “L’alchimia della formazione: trasformare l’esperienza in futuro”, promosso da For.Te.
Lo studio, commissionato da For.Te. e coordinato dal Professor Michele Tiraboschi, è stato illustrato da Matteo Colombo, Presidente della Fondazione ADAPT, e analizza l’evoluzione dei Fondi Interprofessionali a venticinque anni dalla loro introduzione con la legge 388 del 2000.
«I Fondi interprofessionali non possono essere considerati soltanto canali di finanziamento della formazione, ma devono essere riconosciuti come infrastrutture di sistema, capaci di accompagnare imprese e lavoratori nelle grandi trasformazioni del lavoro», dichiara Matteo Colombo, Presidente della Fondazione ADAPT. Dopo venticinque anni di esperienza, il sistema mostra risultati importanti, ma anche alcuni nodi ancora aperti: il rapporto con la contrattazione collettiva, il raccordo con le politiche pubbliche, la qualità effettiva della formazione finanziata e il rischio di frammentazioni che ne indeboliscono il potenziale, che abbiamo voluto evidenziare nella nostra ricerca».
«I Fondi devono diventare sempre più luoghi di coprogettazione delle competenze, in raccordo con relazioni industriali, bilateralità, contrattazione collettiva e attore pubblico. Solo così potranno contribuire a governare, e non subire, le trasformazioni del mercato del lavoro», conclude Colombo.
Secondo la ricerca, nel periodo considerato circa 4,5 miliardi di euro sono rimasti fuori dal sistema dei Fondi a causa di prelievi e mancate adesioni. Nel solo 2023, l’aliquota effettivamente destinata ai Fondi si è fermata allo 0,21% della retribuzione imponibile, sotto lo 0,30% previsto dalla normativa.
Lo studio evidenzia inoltre una forte frammentazione del sistema, oggi composto da 19 Fondi Interprofessionali. Attraverso l’incrocio dei dati CNEL e INAPP, ADAPT ha analizzato il rapporto tra i Fondi e il sistema contrattuale delle Parti Sociali che li hanno costituiti. For.Te. si attesta al 13% delle aziende e al 22% dei lavoratori.
La ricerca segnala inoltre valori particolarmente elevati per alcuni Fondi “trasversali”, con tassi di adesione molto superiori rispetto ai rispettivi bacini contrattuali. Secondo ADAPT, si tratta di un fenomeno che ha accentuato dinamiche competitive basate sull’ampliamento delle adesioni più che sul radicamento nei sistemi di relazioni industriali.
Nel suo intervento, il Presidente di For.Te., Paolo Arena, ha richiamato il tema della qualità della formazione e del rapporto tra Fondi e fabbisogni delle imprese.
«La formazione non è un costo, né una variabile residuale: è un investimento necessario e misurabile. 25 anni fa è nata un’idea capace di fare la differenza. Oggi siamo chiamati a confermarne la visione e rinnovarne le ambizioni», ha spiegato Arena che ha ricordato il valore strategico della formazione continua per affrontare le trasformazioni del lavoro e delle competenze.
«Siamo di fronte ad un cambio di paradigma richiesto anche dalle aziende — ha continuato Arena — che trasforma la formazione dal concetto di “dovere” a strategia di sopravvivenza e di evoluzione. L’obiettivo finale del partecipare alla formazione non è “sapere qualcosa in più”, ma essere pronti a diventare qualcos’altro, per adeguarsi velocemente alle competenze richieste dai mercati del lavoro”.
Al dibattito hanno partecipato Michele Tiraboschi, ordinario di Diritto del lavoro all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e coordinatore scientifico di ADAPT, che ha sottolineato come «A venticinque anni dalla loro istituzione, la ricerca una questione di fondo cruciale: i Fondi paritetici interprofessionali si sono progressivamente allontanati dalla loro missione originaria, in alcuni casi trasformandosi da pilastri della bilateralità e delle relazioni industriali a soggetti operanti in una logica di mercato. La nostra analisi evidenzia un duplice fenomeno critico: da un lato, una frammentazione competitiva che ha indebolito il legame con la contrattazione collettiva; dall’altro, una crescente “pubblicizzazione” che li ha spinti verso funzioni di politica pubblica, talvolta a discapito della loro natura negoziale. Quando misuriamo empiricamente una divergenza così marcata tra l’operatività dei Fondi e i sistemi contrattuali che li hanno generati, non parliamo solo di una sfida di rappresentanza, ma di una necessità di coerenza sistemica. Il rilancio del sistema non può più essere solo amministrativo: occorre una nuova visione capace di ricentrare la formazione continua come strumento strategico di sviluppo, restituendole quel ruolo di governo condiviso delle competenze e delle transizioni del lavoro che ne ha giustificato, fin dal primo giorno, l’esistenza».
Dal canto suo Marco Barbieri, Segretario Generale di Confcommercio, ha ricordato a margine che «La formazione continua è una leva strategica per la competitività delle imprese e la qualità del lavoro. I Fondi Interprofessionali hanno dimostrato la loro efficacia nel rispondere ai bisogni concreti di aziende e lavoratori, ma oggi è necessario rafforzarne il ruolo, ampliando la partecipazione soprattutto delle micro e piccole imprese e garantendo pienamente le risorse destinate alla formazione. La sfida delle competenze è centrale per accompagnare le trasformazioni di commercio, turismo e servizi. Per questo Confcommercio sostiene un modello fondato su bilateralità, rappresentanza e collaborazione tra le Parti Sociali, nella convinzione che investire nella formazione significhi investire nel futuro del Paese, nella produttività e nelle opportunità delle persone».
Andrea Cappa, Direttore Generale di Confetra, ha sottolineato “la necessità per le aziende e per i lavoratori, di una formazione di qualità, che si sostanzia anche attraverso corsi di base, in un’ottica di formazione continua che accompagni i lavoratori nella loro vita professionale. Su questo il Fondo For.Te. ha investito molto con la formazione a catalogo, con la certificazione delle competenze e infine con il monitoraggio ex ante ed ex post la formazione”.
Importante il contributo dei sindacati, Giuseppe Benincasa, Responsabile Fondi Paritetici Interprofessionali e F.C. di CGIL, Annamaria Trovò Responsabile promozione e gestione bilateralità della CISL e Paolo Carcassi, Responsabile dipartimento bilateralità UIL, che hanno voluto valorizzare il ruolo svolto dai Fondi Interprofessionali, consentendo di formare milioni di lavoratori e di coinvolgere centinaia di migliaia di imprese, il tutto all’interno di un quadro di relazioni forti tra le Parti costituenti rappresentative dei diversi settori e fortemente radicate nel mercato del lavoro. Le nuove Linee Guida accompagneranno e sosterranno l’ulteriore sviluppo dei Fondi, anche attraverso una maggiore collaborazione con le Regioni.
Ha aperto i lavori Massimo Temussi, Direttore generale delle Politiche attive del lavoro del Ministero del Lavoro, che ha ricordato le linee d’azione del Governo sul tema della formazione. «Siamo partiti nel disegno di alcuni interventi proprio dai Fondi Interprofessionali, convinti che sono al centro, che sono i detentori del fabbisogno che le imprese “urlano”, di trovare le professionalità. Chi meglio dei Fondi che lavorano con le imprese, che hanno il contatto con le imprese, con il mondo produttivo, ci può dire quale formazione e come deve essere strutturata. Grazie a specifici investimenti rispetto al passato conosciamo i dati di come la formazione ha influito sull’occupazione e dobbiamo farne tesoro».
«Il termine alchimia è molto azzeccato, ma anche un po’ rischioso. Pensiamo all’alchimia in termini positivi, ma anche al lavoro dell’alchimista. Ecco, noi abbiamo bisogno di più alchimia e meno alchimisti» ha spiegato il Vice Presidente di Fondo For.Te. Paolo Proietti, facendo riferimento al titolo dell’incontro che ha rimarcato l’importanza di costruire valore concreto, visione condivisa e strumenti efficaci per il futuro della formazione continua.
Walter Rizzetto, Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, ha sottolineato che «Occorre più fluidità tra le cosiddette politiche attive, Regioni, Centri per l’impiego, messa a terra da parte dei Fondi di provvedimenti, certamente più risorse, non a caso ho parlato di una proposta emendativa che va in direzione della restituzione del cosiddetto prelievo forzoso. Ritengo che le risorse dei Fondi debbano essere impiegate per una formazione “certificata” e anche di natura obbligatoria».
Infine, Natale Forlani, Presidente dell’INAPP ha rimarcato che «Le potenzialità di investimento sono enormi per la formazione anche per orientare i comportamenti degli attori, i servizi per l’impiego, le scuole, le università, cioè tutti gli attori che concorrono poi a generare le basi per una popolazione attiva, competente, capace di utilizzare tecnologie e attraverso la crescita della produttività per aumentare il reddito».
Presenti all’evento il Direttore Generale Istruzione Formazione, Lavoro Regione Lombardia Paolo Mora e
Giovanni Bocchieri, Direttore Area Formazione Regione Piemonte
L’intero evento ha visto il contributo, quale moderatore, di Andrea Pancani, Vice Direttore TG LA7.
