L’11 giugno 2026, l’Avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha depositato le sue conclusioni sulla causa C-308/25 (Isolanti Group Srl contro Agenzia delle Entrate di Bergamo, si veda https://eur-lex.europa.eu/eli/C/2025/3509/oj/eng ). Il verdetto è netto: il condono IVA italiano del 2023 viola il diritto comunitario.
Sul punto, fa sapere l’Avv. Matteo Sances che “secondo l’Avvocato generale, dunque, la misura, che concedeva sconti sull’imposta dal 10% al 95% per chiudere le liti pendenti, contrasta con il Trattato UE (art. 4), la Direttiva IVA (artt. 2 e 273) e il principio di neutralità fiscale”.
Perché il condono italiano è illegittimo?
“La giurisprudenza europea è consolidata: la Corte confermerà quasi certamente questa posizione. I motivi principali sono:
- Tributo armonizzato: l’IVA è una risorsa europea. L’Italia non può rinunciare a riscuoterla liberamente.
- Precedenti specifici: la Corte ha già condannato l’Italia per i condoni del 2003 e 2002 (cause C-132/06 e C-174/07). Le rinunce generali e indiscriminate alla riscossione sono vietate”.
Cosa succede se la Corte conferma lo stop?
“In caso di accoglimento delle conclusioni, la sanatoria italiana verrà disapplicata come se non fosse mai esistita e le conseguenze saranno pesanti per i contribuenti, ossia:
1) l’Agenzia delle Entrate potrà accertare l’IVA nei confronti di chi aveva aderito al condono, entro i termini di decadenza;
2) lo Stato avrà 10 anni di tempo per esigere l’ IVA;
3) chi ha pagato le rate del condono illegittimo potrà chiederne il rimborso entro il termine di prescrizione ordinario di 10 anni;
4) i giudici tributari dovranno respingere tutti i ricorsi presentati dai contribuenti contro i dinieghi di condono IVA che il Fisco invierà ai contribuenti”.
