ISO 9001, progettazione meccanica e PMI manifatturiere: Giovanni Commodaro racconta la qualità come sistema operativo per l’industria

Giovanni Commodaro

Per molte imprese la qualità è ancora vista come certificazione. Nelle PMI manifatturiere, soprattutto dove progettazione e produzione lavorano su commessa, può invece diventare uno strumento concreto per organizzare il lavoro, ridurre errori, misurare i processi e migliorare la competitività.

È questa la visione di Giovanni Commodaro (nella foto sopra), imprenditore e professionista della progettazione meccanica, oggi attivo in Florida. Nel numero 2/2026 della rivista Qualità – Italian Journal of Quality & Management Systems, edita da AICQ Nazionale, ha pubblicato un articolo dedicato alla ISO 9001 come “sistema operativo” per le PMI manifatturiere.

Da questa pubblicazione nasce l’intervista: un confronto sul ruolo della qualità negli uffici tecnici, nella gestione delle modifiche, nella digitalizzazione dei processi e nell’evoluzione futura legata a ISO 9001:2026, automazione e intelligenza artificiale.

Perché ha scelto di scrivere un articolo sulla ISO 9001?

Ho scelto di scrivere questo articolo perché la ISO 9001 è ancora spesso vista come un obbligo burocratico: documenti, procedure e carte necessarie per ottenere una certificazione o qualificarsi verso un cliente. In realtà, se applicata bene, può diventare uno strumento molto concreto per far funzionare meglio l’azienda.

L’idea è nata anche da un episodio pratico: un manager mi ha contattato perché un’azienda doveva qualificarsi ISO per lavorare con un nuovo cliente, ma stava vivendo il percorso come un problema amministrativo. Ricordava una precedente esperienza in cui avevo contribuito all’implementazione della ISO 9001 in un’azienda di Piacenza, costruendo il sistema qualità intorno all’azienda reale, non copiando un modello generico.

Da lì è nata la volontà di condividere questa visione: la qualità non deve essere un fascicolo da mostrare all’auditor, ma un modo concreto per governare meglio l’azienda.

Nel suo articolo lei definisce la ISO 9001 come un “sistema operativo” per le PMI manifatturiere. Cosa intende?

Uso l’espressione “sistema operativo” perché la qualità dovrebbe permettere all’azienda di funzionare meglio, anche quando non si vede direttamente. In molte PMI metalmeccaniche le competenze tecniche non mancano, spesso, però, non vengono trasformate in un metodo stabile, ripetibile e misurabile.

Quando ogni commessa viene gestita in modo diverso, le modifiche passano da telefonate, le revisioni non sono controllate e l’ufficio tecnico lavora scollegato da produzione e acquisti, l’azienda perde efficienza.

Per me la ISO 9001 serve a definire chi fa cosa e quando, come si prendono decisioni, come si gestiscono modifiche ed evidenze e come si migliora. Se le regole sono poche, chiare e utili, non creano burocrazia: riducono confusione, errori e stress.

Che rapporto c’è tra ISO 9001 e progettazione meccanica?

Il rapporto è molto stretto. La progettazione meccanica non è solo modellare un pezzo in 3D o produrre una tavola 2D. È un processo tecnico che ha conseguenze dirette su produzione, acquisti, montaggio, tempi di consegna, costi e soddisfazione del cliente.

Per questo la qualità è fondamentale nell’ufficio tecnico. Significa avere file controllati, revisioni chiare, distinte affidabili, standard di progettazione, procedure di verifica, gestione delle modifiche e comunicazione corretta con produzione e acquisti.

Nel mio articolo ho cercato di spiegare proprio questo: nelle PMI manifatturiere la qualità non è un tema separato dalla progettazione. È parte della progettazione stessa. Un ufficio tecnico ordinato riduce errori a valle e rende l’intera azienda più competitiva.

Nel suo articolo cita anche un caso in cui la misurazione per fasi ha permesso una riduzione del costo di commessa nell’ordine del 40%. Perché la misurazione è così importante?

Perché senza misurazione si discute per opinioni. Con la misurazione si ragiona su dati.

In alcune lavorazioni ripetitive di carpenteria, può capitare che l’azienda percepisca una commessa come poco redditizia o quasi in perdita, ma senza sapere esattamente dove si perdono ore e margine. Si pensa che il problema sia il prezzo, oppure l’officina, oppure il cliente. Ma finché non si misurano le fasi, non si sa davvero.

Quando invece si dividono le attività in fasi, si comincia a vedere dove si concentra davvero il costo. A quel punto l’ottimizzazione diventa matematica: conviene fare internamente una lavorazione o acquistare un componente già parzialmente lavorato? Conviene organizzare l’assemblaggio in serie? Conviene introdurre una saldatura semi automatica su lavorazioni ripetitive?

Nel caso descritto, questo approccio ha permesso di ridurre in modo significativo il costo complessivo della commessa, nell’ordine del 40% per quella famiglia di lavorazioni. Ma il punto più importante non è solo il numero. Il punto è il metodo: se misuri, puoi decidere; se non misuri, puoi solo sperare.

La futura ISO 9001:2026 introdurrà nuovi temi come digitalizzazione, AI, supply chain, sostenibilità e gestione del cambiamento. Come vede questa evoluzione?

La vedo come una conferma della direzione che molte aziende dovrebbero già prendere. La ISO 9001:2026 sembra andare verso una qualità più integrata con il mondo reale: digitalizzazione, AI, servizi digitali, supply chain, contesto esterno, gestione dei rischi e delle opportunità.

Per me il punto centrale resta lo stesso: una norma funziona solo se viene trasformata in pratica aziendale.

La parte interessante è l’idea di una ISO più integrabile con strumenti digitali e, in futuro, anche con sistemi AI. Questo apre scenari importanti: procedure interrogabili, standard collegati ai processi, controlli automatici, evidenze digitali, aggiornamenti più rapidi.

Ma ancora una volta, la tecnologia richiede ordine. L’AI non crea qualità dal nulla. L’AI ha bisogno di processi chiari, dati affidabili e responsabilità definite.

In conclusione, che cosa significa per lei “qualità”?

Per me qualità significa fare bene, ma soprattutto fare bene sempre.

Non basta avere persone brave. Bisogna costruire un sistema che permetta alle persone brave di lavorare meglio, trasferire conoscenza, evitare errori ripetitivi e migliorare nel tempo.

La qualità è quando l’azienda sa cosa sta facendo, perché lo sta facendo, chi è responsabile, come vengono prese le decisioni e come si impara dagli errori.

Nel mondo industriale di oggi, tra progettazione meccanica, automazione, AI, supply chain e mercati internazionali, la qualità non può più essere vista come un adempimento. Deve diventare una leva strategica.

Il certificato può essere importante, ma non è il punto finale. Il vero obiettivo è costruire aziende più solide, più ordinate, più intelligenti e più capaci di competere.