La svolta promessa dalla Commissione Sisto sulla sicurezza sul lavoro rischia di tradursi nell’ennesimo labirinto normativo per le Piccole e Medie Imprese del nostro territorio. Sulla carta, la promessa del Vice Ministro della Giustizia è allettante: se la tua azienda adotta un Modello Organizzativo (MOG 231) a norma con il d.lgs. 81/08, ottieni uno “scudo penale” in caso di infortunio per colpa lieve. Fine della burocrazia inutile, spazio all’efficienza.
Ma c’è un enorme “ma” che rischia di trasformare questa riforma in una trappola per gli imprenditori e per i loro consulenti della sicurezza. Chi verificherà sul campo l’applicazione reale di queste regole per validare lo scudo?
I dati ufficiali dell’INAIL e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro svelano un paradosso intollerabile: in tutta Italia, su un organico complessivo di oltre 4.300 ispettori, quelli con competenze tecniche abilitati a entrare nei cantieri e nei luoghi di lavoro sono appena 949. Meno di mille persone per monitorare un tessuto produttivo polverizzato in milioni di micro e piccole imprese e stretto nelle maglie dei subappalti.
Perché la riforma Sisto va rivista a tutela delle PMI
In Lombardia, motore economico del Paese con quasi 400mila studenti e centinaia di migliaia di imprese, la probabilità che un cantiere di una PMI riceva un’ispezione tecnica è vicina allo zero. Questo deserto di controlli reali produce due effetti perversi che impongono una revisione immediata della legge:
- Il MOG torna a essere carta (e costi): Senza controlli fisici, il Modello 231 rischia di essere percepito dall’imprenditore solo come una costosa “tassa legale” da pagare per proteggersi ex post in tribunale, svuotando l’obiettivo della prevenzione quotidiana.
- Lo “scaricabarile” sull’RSPP: La riforma modifica l’articolo 31 del Testo Unico, elevando il Responsabile del Servizio di Prevenzione (RSPP) a figura con autonomia finanziaria e responsabilità penale diretta. Nelle grandi multinazionali questo significa dare potere al tecnico; nelle nostre PMI il rischio è che il datore di lavoro scarichi sul professionista la colpa penale dell’evento, trasformandolo nel perfetto capro espiatorio di un sistema privo di controlli pubblici.
La svolta a costo zero: arruolare i tecnici del territorio come Pubblici Ufficiali
Per salvare la riforma e tutelare le imprese oneste non servono altri concorsi statali che impiegheranno anni a produrre risultati. La soluzione per le PMI milanesi e italiane è la sussidiarietà pratica: lo Stato deve arruolare le competenze del privato.
La legge deve prevedere la possibilità di integrare i controlli strutturali utilizzando la rete di tecnici qualificati provenienti dalle aziende certificate di consulenza e ingegneria che già operano da anni sui territori e nei cantieri più complessi. Professionisti preparati che conoscono le dinamiche reali delle officine e dei ponteggi.
Se la riforma Sisto autorizzasse queste figure ad agire con la qualifica temporanea di Pubblico Ufficiale addetto al controllo, lavorando in sinergia e scambiando dati con INAIL e ASL, otterremmo un risultato immediato:
- Un esercito di ispettori esperti pronti subito, senza perdere mesi in formazione ministeriale.
- Pieno e capillare controllo dei cantieri a costo zero per lo Stato, poiché il sistema verrebbe autofinanziato dall’obbligo delle imprese di appaltare queste verifiche tecniche terze.
Oggi le PMI non hanno bisogno di altre norme scritte sulla carta che poi nessuno controlla nei fatti. La Commissione Sisto ha tracciato una buona strada per i codici penali, ma il Governo ha il dovere di rivedere la legge inserendo le braccia operative del privato. Solo così eviteremo di celebrare processi e inizieremo, finalmente, a salvare vite nei cantieri reali del nostro territorio.

Consulente Esperto sicurezza sul lavoro
