Dopo due mesi, aprile e maggio, in cui l’attività economica nell’eurozona ha registrato un moderato declino, la lettura degli ultimi dati S&P Global PMI® ha segnalato una stabilizzazione dell’economia di fine secondo trimestre.
Anche i livelli occupazionali sono rimasti generalmente costanti, dopo l’aumento delle perdite del mese scorso. Altri risvolti positivi includono il rialzo della fiducia che ha toccato il valore maggiore in quattro mesi e il rallentamento del tasso di inflazione dei costi.
L’Indice destagionalizzato S&P Global PMI® della Produzione Composita dell’Eurozona – una media ponderata dell’Indice PMI della Produzione Manifatturiera e dell’Indice PMI dell’Attività Economica Terziaria – ha segnato a giugno il valore più alto degli ultimi tre mesi, uscendo quindi dal territorio di contrazione per la prima volta da marzo. Da 48.5 di maggio, l’indice principale si è posizionato su 50.0 indicando una produzione stabile, dopo due mesi di declino. Tale valore è dovuto alla crescita della manifattura che ha compensato un ulteriore ma più lento calo del terziario.
A sostenere l’economia dell’eurozona ad uscire dalla contrazione sono state le crescite registrate in Italia, Spagna e Irlanda. Le due maggiori economie del blocco della moneta unica (Germania e Francia) sono invece rimaste in contrazione, con tassi di declino rallentati rispetto a maggio: la produzione del settore privato tedesco ha registrato infatti un calo solo marginale.
Nonostante l’ennesima riduzione della domanda, l’attività economica dell’eurozona di giugno è riuscita a stabilizzarsi.
Il flusso di nuovi ordini è diminuito per il quarto mese consecutivo, ma con una contrazione marginale e la più lenta della sequenza, indicando gli stessi valori dello scorso marzo.
In merito agli ordini esteri, inclusi il commercio intra-eurozona, giugno ha riportato un altro mese di declino, anche se, come per i nuovi ordini totali, ad un tasso rallentato rispetto al mese precedente.
Nell’ultimo mese, le aziende del settore privato dell’eurozona hanno ulteriormente intaccato il cumulo degli ordini inevasi, ad un tasso marginalmente più lento di aprile e maggio. Il ritmo di calo è stato però il più rapido in un anno. Se la forte evasione di ordini in giacenza punta l’attenzione su capacità operative potenzialmente non utilizzate, l’occupazione rilevata a giugno è rimasta pressoché invariata. Questo dato mostra un miglioramento rispetto a maggio, mese in cui gli organici del settore privato dell’eurozona sono diminuiti al tasso più rapido in cinque anni e mezzo (comunque marginale).
A giugno si è registrato un ulteriore miglioramento della fiducia nell’eurozona, innalzando ulteriormente il livello rispetto ai minimi di aprile scorso. Le aspettative di crescita nei prossimi 12 mesi sono state le più ottimistiche dall’inizio del conflitto mediorientale.
Il forte rallentamento dei tassi di inflazione rispetto a maggio, rappresentano un elemento cruciale degli ultimi dati PMI. Nonostante i prezzi d’acquisto siano fortemente aumentati e ad un tasso superiore alla media di serie, si tratta dell’incremento più debole degli ultimi quattro mesi. I prezzi di vendita sono quindi aumentati, ma al tasso minore da marzo.
PMI S&P Global del Terziario dell’Eurozona
Posizionandosi su 49.4, l’Indice S&P Global PMI sull’Attività Economica del Terziario dell’Eurozona di giugno segna il terzo mese consecutivo di calo della produzione. Tuttavia, in rialzo rispetto a 47.7 di maggio, l’indice ha toccato il valore maggiore da marzo, registrando un tasso di declino solo complessivamente marginale.
Alla fine del secondo trimestre, le aziende terziarie dell’eurozona hanno indicato un calo dei nuovi ordini. Il calo è stato lievemente più elevato di quello relativo all’attività. Gli ordini inevasi sono inoltre diminuiti e a tasso forte.
Ciononostante, dopo il calo registrato a metà di questo secondo trimestre, l’occupazione è aumentata. Anche se minimo, il tasso di espansione degli organici è stato il più veloce da gennaio.
Le aziende del terziario dell’eurozona sono apparse più ottimiste nelle loro previsioni di crescita nei prossimi 12 mesi. La fiducia ha indicato il valore maggiore da febbraio, restando però inferiore alla media di serie.
Per concludere, per la prima volta da ottobre dello scorso anno l’inflazione dei costi del terziario è rallentata, scendendo ai minimi negli ultimi quattro mesi. I prezzi di vendita hanno quindi segnalato aumenti meno aggressivi.
Commento
Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “Il rallentamento registrato a giugno della contrazione dell’attività del settore terziario dell’eurozona è una buona notizia e, insieme alla crescita manifatturiera, ha fatto in modo che l’economia composita raggiungesse più ampiamente una stabilizzazione dopo due mesi di calo della produzione. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il freno principale alla crescita economica è stato l’attenuamento della domanda da parte dei consumatori causata dalle impennate dei costi energetici, ma queste pressioni inflazionistiche hanno mostrato a giugno segnali di forte rallentamento. L’inflazione dei costi del settore terziario ha indicato a giugno il calo più elevato dall’inizio della raccolta dati nel 1998, con la sola esclusione del periodo delle chiusure pandemiche da Covid-19 ad inizio 2020. Tali valori hanno contribuito a sostenere la ripresa della crescita dell’attività terziaria in alcuni dei settori colpiti più duramente dalla guerra, soprattutto quello relativo al tempo libero ed al turismo. Inoltre, dall’inizio del conflitto, la fiducia sulle prospettive economiche future ha indicato i valori più ottimistici. Le speranze si concentrano sul progressivo incremento della domanda grazie al continuo miglioramento delle tensioni mediorientali, riportando l’eurozona su un territorio di crescita nella seconda metà dell’anno. L’allentamento quasi senza precedenti della pressione dei costi smorzerà le opinioni più aggressive dei responsabili politici della BCE, riducendo la possibilità di potenziali rialzi dei tassi nel prossimo futuro, visto che gli organi economici decisori sono in attesa di prospettive di crescita più chiare e, soprattutto, monitorano quanto rapidamente stiano diminuendo le pressioni sui prezzi.”
