Oltre l’abisso: festivalfilosofia presenta il programma 2026

Quando sentiamo la parola caos, pensiamo subito a disordine, confusione, qualcosa da evitare. Ma se fosse vero il contrario? Se il caos non fosse il nemico dell’ordine, bensì il luogo da cui ogni nuovo ordine nasce?

È questa una delle intuizioni più interessanti del festivalfilosofia 2026, tra Modena, Carpi e Sassuolo, dal 18 al 20 settembre. Il caos non è semplicemente l’assenza di regole. È una condizione da cui emergono nuove forme, nuovi equilibri, nuove possibilità. E forse è proprio la categoria migliore per comprendere il nostro tempo.

Tutto nasce dal caos

Le grandi tradizioni del mondo raccontano una storia sorprendentemente simile: prima dell’ordine c’era il caos.

Per i Greci era il vuoto originario da cui nacque il cosmo. Nella Genesi, il mondo prende forma da una terra informe. Anche le filosofie orientali descrivono la realtà come un continuo alternarsi di distruzione e rinascita.

La scienza moderna, in fondo, racconta qualcosa di molto simile. L’universo che conosciamo è nato dal Big Bang, un evento primordiale in cui materia, energia e spazio erano immersi in una condizione che possiamo definire caotica. L’ordine delle galassie è il risultato di quel disordine iniziale.

Forse il caos non è ciò che viene dopo la fine delle cose. È ciò che rende possibile un nuovo inizio.

Abbiamo scoperto che il mondo non è prevedibile

Per secoli abbiamo immaginato l’universo come un enorme orologio: conoscendo tutte le leggi, avremmo potuto prevedere qualsiasi evento.

Oggi sappiamo che non è così.

La meccanica quantistica, la teoria della complessità e lo studio dei sistemi dinamici hanno mostrato che l’incertezza non è un difetto della nostra conoscenza. È una caratteristica della realtà stessa.

Anche la filosofia ha accolto questa trasformazione. L’errore non è più soltanto qualcosa da eliminare, ma una possibilità di apprendimento. Le crisi non sono semplici fallimenti: spesso rappresentano il momento in cui qualcosa cambia davvero.

Perfino l’estinzione, in natura, non è solo una tragedia. È anche uno dei motori dell’evoluzione.

L’algoritmo davanti all’imprevedibile

Viviamo in un mondo sempre più governato da algoritmi.

Li usiamo per prevedere il traffico, suggerire cosa comprare, gestire la finanza, organizzare le città. In un certo senso chiediamo alle macchine di fare ciò che un tempo chiedevamo agli oracoli: aiutarci a interpretare un futuro incerto.

Ma c’è un paradosso.

L’intelligenza artificiale sembra rappresentare il massimo dell’ordine e della precisione. In realtà funziona proprio perché viene addestrata sul comportamento umano, che è tutt’altro che ordinato. Le nostre scelte, i nostri errori, le nostre contraddizioni diventano la materia prima da cui gli algoritmi imparano.

L’ordine artificiale nasce dal caos umano.

Anche la politica vive nel caos

Questa sensazione di instabilità non riguarda solo la tecnologia.

Anche la geopolitica attraversa una fase in cui molti equilibri costruiti dopo la Seconda guerra mondiale sembrano vacillare. Nuove potenze emergono, le guerre tornano al centro della scena e le democrazie appaiono più fragili.

Quando il mondo diventa difficile da interpretare, cresce la tentazione di cercare spiegazioni semplici. È qui che trovano spazio il complottismo e gli estremismi: promettono un ordine nascosto dietro eventi che, spesso, sono semplicemente il risultato della complessità.

Accettare il caos non significa rinunciare a capire. Significa riconoscere che la realtà è più ricca delle spiegazioni troppo semplici.

La vulnerabilità non è una sconfitta

Anche nella vita personale il caos può assumere un significato diverso.

Viviamo in un’epoca di trasformazioni continue. Cambiano il lavoro, le relazioni, le tecnologie, le identità. È naturale sentirsi disorientati.

Ma forse la vulnerabilità non è il contrario della forza.

Le crisi possono diventare occasioni di crescita. Le fragilità possono renderci più consapevoli. Accettare di non avere sempre il controllo significa lasciare spazio al cambiamento.

Come accade in natura, anche nelle nostre vite ciò che sembra una rottura può diventare l’inizio di qualcosa di nuovo.

Imparare ad abitare il caos

La vera sfida del nostro tempo non è ricostruire un ordine perfetto. Probabilmente non è mai esistito.

La sfida è imparare a vivere dentro la complessità senza esserne travolti.

Il caos non è il contrario dell’ordine. È la condizione da cui l’ordine emerge, si trasforma e, prima o poi, lascia spazio a un nuovo equilibrio.

Per orientarci non bastano algoritmi o modelli matematici. Servono anche gli strumenti che l’umanità utilizza da millenni: il pensiero, i simboli, la filosofia, i libri.

Perché il caos non si elimina, si comprende.

E, forse, è proprio comprendendolo che impariamo a costruire il futuro.

Gli appuntamenti da non perdere

Se il tema del caos attraversa l’intero programma, alcuni interventi si preannunciano particolarmente significativi.

Tra i più attesi c’è quello dell’astrofisico Guido Tonelli, che racconterà come l’universo stesso sia nato dal caos del Big Bang, mostrando come il disordine possa essere all’origine dell’ordine cosmico.

Il filosofo Massimo Cacciari tornerà invece alle radici del pensiero occidentale, esplorando il significato originario del caos nella cultura greca, mentre il Cardinale Gianfranco Ravasi ripercorrerà il racconto della Genesi per riflettere sul passaggio dal caos alla creazione.

Sul rapporto tra matematica, algoritmi e intelligenza artificiale interverranno Paolo Zellini, Alfio Quarteroni e Maurizio Ferraris, affrontando una delle grandi domande del presente: è davvero possibile calcolare il caos? E quale ruolo avranno gli algoritmi nel governare società sempre più complesse?

La crisi dell’ordine internazionale sarà invece al centro delle lezioni di Mario Del Pero, Vittorio Emanuele Parsi e Alessandro Aresu, che analizzeranno le nuove dinamiche geopolitiche tra Stati Uniti, Cina e le trasformazioni dell’equilibrio mondiale.

Grande attesa anche per gli interventi di Telmo Pievani, dedicato all’evoluzione e all’estinzione come motori del cambiamento, di Umberto Galimberti, che rifletterà sul senso dell’esistenza in un’epoca segnata dall’incertezza, e di Adriana Cavarero, che proporrà una lettura della vulnerabilità come risorsa anziché come debolezza.

Tra gli ospiti più noti al grande pubblico ci saranno inoltre lo scrittore e drammaturgo Stefano Massini, con una riflessione sulla violenza nella politica contemporanea, e Barbara Carnevali, che analizzerà la crescente brutalizzazione del dibattito pubblico e delle relazioni internazionali.

A completare il quadro, filosofi, storici, scienziati e studiosi come Salvatore Natoli, Roberto Esposito, Pierre Charbonnier, Michela Marzano, Francesca Rigotti e Ivano Dionigi offriranno prospettive diverse su un’unica grande domanda: come orientarsi in un mondo in cui il caos sembra essere diventato la condizione normale?

Come ormai da ventisei anni, il festivalfilosofia si presenta come un grande laboratorio di idee, in cui la filosofia dialoga con la scienza, la politica, la storia e la tecnologia per aiutarci a comprendere il nostro tempo.