Il disallineamento tra domanda e offerta di competenze (skill mismatch) costa all’Italia 44 miliardi di euro l’anno, pari al 2,5% del Pil secondo Unioncamere. Nel comparto ICT il fenomeno è più acuto che altrove: secondo il Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere–Ministero del Lavoro), il 50,6% delle assunzioni programmate nei servizi informatici e delle telecomunicazioni in Italia è di difficile reperimento nel primo semestre 2026, contro una media di tutti i settori del 44,8%. Il rischio è economico prima ancora che occupazionale: secondo Anitec-Assinform, il mercato digitale italiano vale 84,4 miliardi di euro (2025, +3,4% sul 2024) e cresce più del Pil nazionale, ma senza competenze adeguate quella crescita rischia di rallentare o concentrarsi solo sulle imprese più strutturate.
Secondo Eurostat (dato 2025), l’Italia ha il 3,8% di specialisti ICT sugli occupati, contro il 5,0% della media Ue-27 (in testa la Svezia con l’8,9%); a livello comunitario mancano 9,6 milioni di specialisti ICT rispetto all’obiettivo di 20 milioni al 2030. Secondo l’ISC2 Cybersecurity Workforce Study 2025, il 95% dei professionisti della cybersecurity denuncia almeno una lacuna di competenze, il 59% carenze critiche o significative — un costo diretto in termini di rischio e di produttività per le imprese, non solo di posti vacanti.
È Claudio Fratocchi, Managing Director di Scientia Consulting e fondatore e CEO di Energieering, tra i fondatori della Federazione STEM, a segnalare il fenomeno con questi dati.
«Il costo del mismatch non è solo sociale, è direttamente iscritto nei bilanci delle imprese» — osserva Fratocchi. «Ogni posizione tecnica scoperta significa progetti rallentati, straordinari sul personale esistente, turnover più alto e un costo di ricerca che si allunga da settimane a mesi. È un problema di competitività, non solo di risorse umane.»
«Siamo entrati nell’era post-headcount della cybersecurity» — aggiunge Fratocchi. «Assumere di più non basta: senza formazione continua il divario si sposta dentro i team, con un costo ricorrente di rischio operativo. È l’anello che il primo CCNL per le professioni innovative, promosso dalla Federazione STEM, prova a presidiare, dando finalmente un valore contrattuale e retributivo a competenze che il mercato tradizionale non riconosce.»
A monte, il vincolo resta la base STEM: secondo ISTAT (dato 2024) solo il 23,6% dei laureati italiani 30-34 anni è in discipline STEM (donne: 15%). «Con un mercato digitale che vale 84 miliardi e continua a correre, ogni punto di competenze STEM in più è anche un punto di Pil potenziale in più» — conclude Fratocchi. «La competitività economica del Paese si decide oggi nelle aule, non tra sei anni sul mercato.»
I numeri in sintesi
44 mld € / 2,5% Pil — costo annuo dello skill mismatch in Italia. Fonte: Unioncamere.
50,6% — assunzioni di difficile reperimento nei servizi IT/TLC, I sem. 2026 (media settori: 44,8%). Fonte: Excelsior, Unioncamere–Min. Lavoro.
84,4 mld € — valore del mercato digitale italiano, 2025 (+3,4% sul 2024). Fonte: Anitec-Assinform.
3,8% vs 5,0% — specialisti ICT su occupati, Italia vs media UE-27, 2025. Fonte: Eurostat.
9,6 mln — specialisti ICT mancanti all’UE per l’obiettivo 2030. Fonte: Eurostat.
95% (59%) — professionisti cyber con lacune di competenze (critiche/significative). Fonte: ISC2 Workforce Study 2025.

