A che serve disporre di un sito aziendale?

 A che serve disporre di un sito aziendale?

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[dropcap]A[/dropcap] che serve disporre di un sito aziendale? Sicuramente a qualcosa, quantomeno ad esorcizzare certi demoni se è vero che una ricerca ha appurato che l’83% delle aziende fallite nel 2013 non risultava presente su internet. Eppure un’indagine effettuata da Google ha rilevato che nel nostro paese soltanto il 17% delle imprese ne è provvisto e che il 79% di chi lo possiede non lo movimenta per più di un intero anno.

Anche senza essere fanatici del web, non si può ignorare qual è la realtà con cui fare i conti: la rete ormai pesa per il 50% sulle odierne dinamiche di acquisto. Tant’è che in tutto il mondo c’è una crescente ricerca di figure in grado di produrre testi che sappiano attrarre la platea dei consumatori verso un brand, un prodotto o un servizio. Una volta li avremmo chiamati imbonitori (“Venghino signori, venghino”), ora per definirli si fa ricorso a una mitragliata di termini inglesi: content writer, business writer, copywriter e così via. Laddove il termine writer, cioè scrittore, è il denominatore comune.

Lo scorso settembre Tim Berners Lee, considerato il papà del World Wide Web, ha salutato con un tweet il superamento del miliardo di siti e, benché quasi i tre quarti siano pressoché inattivi, si tratta di un magma di tali proporzioni nel quale è fin troppo facile finire per essere sommersi. Insomma, conta poco essere su internet se poi è totalmente assente il traffico sulle proprie pagine. Occorre perciò farsi trovare dal potenziale cliente, secondo i dettami del marketing inbound che sta progressivamente erodendo il marketing outbound (quello nel quale, per un processo inverso, il cliente lo si deve viceversa cercare). Farsi trovare, dunque, ma come?

La calamita sono i contenuti (Content is kingper dirla con Bill Gates), cioè tutto ciò che su un sito si può leggere, guardare e consultare. E che allo stesso tempo può essere intercettato dagli spiders” dei motori di ricerca e indicizzato. Per antonomasia un produttore di contenuti è il blogger, un’attività che sul mercato si sta elevando al rango di mestiere. Basta dare una sbirciatina proprio al web per rendersi conto di come si stiano moltiplicando gli annunci per reclutare risorse umane pagate per scrivere”.

Negli Stati Uniti, come sempre all’avanguardia, esistono decine di portali dedicati a questo tipo di offerte di lavoro (About.com Blogging, Problogger, Freelance Writing Jobs, About Freelance Writing, Writers Weekly per citarne solo alcuni). Un paio sono ad esempio già attivi in Spagna (ofertablogger.com e findablogger.net), dove sta succedendo anche che alcune strutture turistiche offrono soggiorni gratuiti ai cosiddetti “travel bloggers”, competenti cioè in fatto di viaggi, per aver in cambio citazioni e visibilità. A proposito di categorie, a seconda delle specializzazioni si parla di “food blogger”, “fashion blogger”, “green blogger”, “music blogger”, “tech blogger”, “beauty blogger”, “lifestyle blogger” e così via. Restando in Europa, qua e là spuntano anche agenzie che forniscono testi per blog su commissione: la londinese Fat Joe chiede 15 sterline per un elaborato di 500 parole (consegna in 48 ore).

E in Italia? Un po’ di fermento c’è e su tutti i principali motori di ricerca del settore compaiono puntualmente annunci del tipo cercasi blogger”. In buona parte l’offerta si limita a richiedere prestazioni occasionali, scarsamente retribuite o anche gratuite, ma non mancano proposte più concrete da parte di aziende interessate a forme di collaborazione sistematiche e contrattualizzate.

Ma che farsene di un blog? Non basta il fatto che nel sito aziendale siano analiticamente descritti i prodotti o i servizi che si è in grado di fornire? Ebbene un blog è lo strumento per raccontare e raccontarsi, una delle sue funzioni primarie è lo storytelling”, la narrazione. In questa chiave, quanto è più efficace non limitarsi semplicemente a descrivere il prodotto che si colloca sul mercato ma riuscire a raccontare attraverso delle storie l’uso che ne è stato fatto, i vantaggi o la soddisfazione che ha procurato e a volte perfino come ha cambiato la vita delle persone?

Ugo Ravaioli
Responsabile Media Relations di OSM Network

Ugo Ravaioli

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