A febbraio rimane elevata la crescita del settore manifatturiero dell’eurozona

 A febbraio rimane elevata la crescita del settore manifatturiero dell’eurozona

Continua ad espandersi ad un tasso elevato a febbraio il settore manifatturiero dell’eurozona. Inoltre nonostante i tassi di crescita della produzione e dei nuovi ordini siano rallentati ulteriormente dai recenti valori record raggiunti prima della fine dell’anno scorso, il settore sta ancora beneficiando di uno dei migliori periodi di crescita degli ultimi 18 mesi.

L’Indice finale IHS Markit PMI® del Settore Manifatturiero dell’Eurozona è diminuito dal valore di 59.6 di gennaio, raggiungendo 58.6, valore migliore della precedente stima flash di 58.5 e ben al di sopra della relativa media a lungo termine di 51.8. Il PMI è rimasto al di sopra della soglia di non cambiamento di 50.0, segnalando quindi un’espansione, per 56 mesi consecutivi.

Per quanto riguarda i settori, la crescita è rimasta generale, con aumenti riportati nei sottosettori dei beni di consumo, intermedi e di investimento. Il tasso di crescita maggiore è stato registrato dall’indice PMI dei beni di investimento, seguito da quello dei beni intermedi e poi da quello dei beni di consumo. Detto ciò, il tasso di crescita è diminuito in tutti e tre i settori.

I dati PMI nazionali hanno sottolineato anche la natura generale della crescita, con espansioni osservate in tutte le nazioni coperte dall’indagine.

L’espansione, con l’aumento record dell’indagine, è stata guidata dai Paesi Bassi, seguiti da Germania e Austria. Nonostante i tassi di crescita siano rallentati nelle ultime due, e inoltre in Francia, Italia e Irlanda, rimane elevata la crescita collettiva. La Spagna e la Grecia hanno osservato espansioni più veloci, con la Grecia che ha registrato il migliore tasso di crescita in 18 mesi.

Classifica PMI® Manifatturiero per Paese di febbraio

  1. Paesi Bassi 63.4 record d’indagine
  2. Germania 60.6 (flash: 60.3) minimo in 4 mesi
  3. Austria 59.2 minimo in 9 mesi
  4. Italia 56.8 minimo in 5 mesi
  5. Irlanda 56.2 minimo in 4 mesi
  6. Grecia 56.1 massimo in 212 mesi
  7. Spagna 56.0 massimo in 3 mesi
  8. Francia 55.9 (flash: 56.1) minimo in 6 mesi

I dati di febbraio, nonostante al tasso più lento dallo scorso ottobre, hanno osservato un altro forte aumento della produzione manifatturiera. Ci sono stati segnali di un possibile rallentamento della crescita della produzione durante i mesi futuri e aumentano a tassi più deboli, ma pur sempre solidi, i nuovi ordini e le esportazioni. Gli ultimi in particolare riflettono l’impatto del recente rafforzamento del tasso di cambio dell’euro.

La crescita è stata sufficientemente alta da mettere alla prova la capacità, causando quindi a febbraio l’aumento del lavoro inevaso per il trentaquattresimo mese consecutivo. Nonostante il tasso di aumento è diminuito al valore più basso in sette mesi, è rimasto ben al di sopra della media storica.

L’aumento degli ordini in fase di lavorazione ha incoraggiato la creazione occupazionale dei manifatturieri dell’area euro, con il tasso di espansione occupazionale che è risultato leggermente al di sotto dei valori record d’indagine raggiunti lo scorso novembre e dicembre.

Una crescita dei livelli del personale è stata riportata in tutte le nazioni coperte dall’indagine, con aumenti elevati riportati specialmente nei Paesi Bassi, Germania e Austria. La Grecia è stata l’unica nazione ad osservare un aumento più veloce, con tassi di aumento occupazionale che hanno raggiunto livelli record d’indagine.

Pur rimanendo elevata, l’inflazione dei prezzi di acquisto dell’eurozona di febbraio è diminuito dal valore più alto in 81 mesi di gennaio. In contrasto, i prezzi medi di vendita sono aumentati al tasso più veloce in quasi sette anni con tassi di crescita di entrambi i valori risultati più alti presso i produttori dei beni intermedi e di investimento.

Rimane elevato il livello di ottimismo di febbraio delle aziende del settore manifatturiero dell’eurozona. Nonostante il generale livello di fiducia sia diminuito leggermente, è rimasto simile a quello record d’indagine di gennaio. L’ottimismo è migliorato in Francia, Italia e Grecia e ha mantenuto il livello record nei Paesi Bassi.

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “Nonostante il PMI manifatturiero dell’eurozona sia diminuito a febbraio per il secondo mese consecutivo, i dati dell’indagine mostrano come le aziende stiano ancora beneficiando del loro periodo di crescita migliore in 18 anni. La media del PMI del primo trimestre sin ora è stata la seconda più alta dalla primavera del 2000, risultando inferiore solo al quasi record d’indagine osservato durante il quarto trimestre dell’anno scorso. La natura generale della crescita è stata accolta con particolare favore, con tutte le nazioni coperte dall’indagine che hanno riportato forti tassi di espansione. Anche la Grecia sta godendo della crescita più veloce in 18 anni. Detto ciò, ci sono stati segnali che la crescita potrebbe diminuire ulteriormente durante i prossimi mesi. Un rallentamento dell’espansione dei nuovi ordini esteri, incluso il commercio intra eurozona, al valore più basso in 11 mesi, suggerisce come il rafforzamento dell’euro potrebbe frenare le vendite estere. Anche se la creazione occupazionale ha raggiunto un valore tra i maggiori durante i venti anni di storia dell’indagine, si è ridotta conseguentemente alla più lenta affluenza di ordini, aggiungendo sospetti su come il picco della crescita manifatturiera è ormai alle spalle. L’aumento dell’attività di acquisto è stato il più basso in sette mesi, suggerendo come le imprese campione prevedono a marzo una crescita della produzione più lenta. Parte del rallentamento forse è dovuto alle pressioni sulla capacità. Sempre più frequentemente sono state riportate carenze di personale qualificato con tempi medi di consegna da parte dei fornitori in allungamento ad uno dei tassi maggiori mai registrati. Questi segnali di sovraccarico hanno importanti implicazioni sull’inflazione. In termini di prezzi, l’euro più forte pare stia aiutando ad abbassare l’inflazione importata, anche se gli innumerevoli casi di domanda che eccede l’offerta sottolineano un’attuale presenza di una forte pressione inflazionistica sottostante”.

Redazione

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