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A gennaio frenano le richieste di mutui e surroghe (-6,4%) ma l’importo medio cresce del +1,9% e supera i 128.000 euro

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Il 2019 si apre con il rallentamento delle richieste di nuovi mutui e surroghe (vere e proprie istruttorie formali, non semplici richieste di informazioni o preventivi online) da parte delle famiglie italiane, registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, con un calo complessivo del -6,4% rispetto al mese di gennaio 2018. Il dato relativo al primo mese dell’anno dà continuità alla flessione complessivamente rilevata nel 2018 (-0,6%), ascrivibile primariamente al ridimensionamento dei mutui di sostituzione.

A mitigare la performance negativa delle richieste si segnala la crescita dell’importo medio, che fa segnare un +1,9% per attestarsi a 128.124 Euro.

Di seguito sono riportate in forma grafica le variazioni percentuali mensili in valori ponderati, cioè al netto dell’effetto prodotto dal differente numero di giorni lavorativi, sul SIC EURISC, che raccoglie i dati relativi a oltre 85 milioni di posizioni creditizie.

Andamento del numero di richieste di nuovi mutui e surroghe ponderato a parità di giorni lavorativi

Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie

LA DISTRIBUZIONE PER CLASSI DI IMPORTO DEI MUTUI RICHIESTI

Relativamente alla distribuzione per fasce di importo, a gennaio le richieste di mutuo si sono concentrate prevalentemente nella classe compresa tra 100.001 e 150.000 euro, con una quota pari al 29,1% del totale. Da segnalare come la classe al di sotto dei 75.000 euro, dove tipicamente si concentrano i mutui di sostituzione, rappresenti una quota pari al 25,6% sul totale.

Classe di importo% distribuzione anno corrente
Fino a 75.000 €25,6%

 

75.001-100.000 €20,1%
100.001-150.000 €29,1%
150.001-300.000 €21,8%
Oltre 300.000 €3,4%

Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie

LE CLASSI DI DURATA DEI MUTUI RICHIESTI

Per quanto riguarda invece la distribuzione delle richieste di nuovi mutui e surroghe per classe di durata, anche nel mese di gennaio le preferenze delle famiglie italiane sembrano confermate rispetto alle precedenti rilevazioni: la classe compresa tra i 16 e i 20 anni si aggiudica la quota maggiore, pari al 24,7% del totale (seppur in calo di -0,5 punti percentuali rispetto al gennaio 2018), seguita dalla fascia tra i 26 e i 30 anni, con il 24,1%.

Classe durata mutuo (n° anni)% distribuzione

anno corrente

Fino a 5 anni0,7%
6 – 10 anni9,0%
11 – 15 anni16,0%
16 – 20 anni24,7%
21 – 25 anni22,5 %
26 – 30 anni24,1%
Oltre 30 anni3,0%

Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie

LA DISTRIBUZIONE DELLE DOMANDE PER FASCE DI ETÀ

I dati relativi alla distribuzione delle richieste in relazione all’età del richiedente, la fascia compresa tra i 35 e i 44 annirimane maggioritaria, con una quota pari al 34,1% del totale, seppur in leggero calo rispetto al dato del 2018. Le altre classi rimangono pressoché stabili, con gli under 35 che arrivano a spiegare il 28,6% delle richieste.

Classe Età% distribuzione

anno corrente

18-24 anni2,4%
25-34 anni26,2%
35-44 anni34,1%
45-54 anni24,1%
55-64 anni10,4%
65-74 anni2,6%
Oltre 74 anni0,2%

Fonte: EURISC – Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie

“Anche a gennaio prosegue il calo delle richieste di nuovi mutui e surroghe registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF ma, in parallelo, continua la crescita dell’importo medio richiesto. Entrambi i fenomeni possono essere spiegati con la minore incidenza dei mutui di sostituzione, che spiegano anche il progressivo allungamento dei piani di rimborso – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.

“In un mercato immobiliare che sta manifestando segnali di recupero in termini di compravendite, con i prezzi degli immobili che si confermano ancora deboli, le aziende di credito hanno la possibilità di sviluppare prodotti sempre più vicini alle reali esigenze e alle capacità di rimborso dei consumatori. Al contempo stanno ponendo grande attenzione alla corretta valutazione degli immobili a garanzia del finanziamento così come del relativo rischio di credito sia per garantire un sano e profittevole sviluppo del mercato sia per sostenere le famiglie in termini di affidamento responsabile”. – conclude Capecchi.

Redazione

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