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A ottobre resta debole il manifatturiero dell’Eurozona

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[dropcap]A[/dropcap] causa della scarsa domanda che ha continuato a condizionare la crescita sia della produzione che dei livelli occupazionali dei paesi membri della moneta unica, ad ottobre il settore manifatturiero dell’eurozona rimane in una condizione di quasi stagnazione.

Attestandosi a 50.6, in salita da 50.3 di settembre l’indice finale destagionalizzato Markit PMI® sul Manifatturiero dell’Eurozona di ottobre mostra un valore leggermente al di sopra della soglia neutra di 50.0. Detto ciò, si estende a sedici mesi la sequenza di crescita superiore alla soglia di non cambiamento di 50.0.

I dati PMI delle singole nazioni hanno ancora una volta evidenziato grosse disparità, quattro nazioni hanno segnalato espansioni durante l’indagine di ottobre, con il PMI dell’Irlanda che rimane di gran lunga quello più alto e ancora in aumento dopo il leggero rallentamento di settembre. Anche il PMI dei Paesi Bassi ha registrato un incremento attestandosi in seconda posizione, mentre quello spagnolo rimane stabile.

Classifica PMI Manifatturiero per Paese: ottobre

Irlanda56.6massimo su 2 mesi
Paesi Bassi53.0massimo su 3 mesi
Spagna52.6invariato
Germania51.4 (flash 51.8)massimo su 2 mesi
Italia49.0minimo su 17 mesi
Grecia48.8massimo su 2 mesi
Francia48.5 (flash 47.3)minimo su 2 mesi
Austria46.9minimo su 24 mesi

L’altra nazione ad aver registrato ad ottobre un miglioramento delle condizioni generali è stata la Germania, tra le rimanenti tre grosse nazioni, accelera il declino in Francia mentre l’Italia ritorna a contrarsi. Rallenta il tasso di deterioramento in Grecia, mentre l’Austria diminuisce ulteriormente rispetto alle altre nazioni con un PMI crollato al valore più basso in due anni.

Anche se ad un tasso leggermente inferiore rispetto a quello del mese scorso, diminuiscono ad ottobre e per il secondo mese consecutivo i livelli di nuovi ordini nel settore manifatturiero dell’eurozona. Diminuzioni riportate in Germania, Francia, Italia, Austria e Grecia in contrasto con i forti aumenti registrati in Spagna, Paesi Bassi e Irlanda.

La debolezza dei nuovi ordini generali si concentra prettamente in quelli del mercato domestico, in quanto quelli esteri, inclusi quelli ricevuti dai paesi appartenenti all’eurozona, hanno registrato un aumento modesto. Tutt’altro che positive sono le notizie che arrivano dal commercio extra eurozona, con l’ultimo incremento che è stato il più lento durante l’attuale periodo di crescita di sedici mesi.

Sia la Francia che l’Austria hanno riportato contrazioni delle esportazioni, mentre le rimanenti nazioni hanno notato aumenti. Forte crescita in Spagna, Paesi Bassi e Irlanda e relativamente modeste espansioni in Germania, Italia e Grecia.

Ad un tasso che è stato leggermente più veloce rispetto a settembre, aumenta per il sedicesimo mese consecutivo la produzione manifatturiera. Accelerano i tassi di crescita in Germania, Spagna, Paesi Bassi e Irlanda. Si riduce invece la produzione in Francia, Austria e Grecia, mentre l’Italia crolla nuovamente in contrazione dopo il periodo di crescita di sedici mesi.

L’indagine di ottobre ha mostrato, per il secondo mese consecutivo, un aumento dei livelli occupazionali e nonostante l’aumento registrato sia stato il maggiore in cinque mesi, il tasso di crescita è risultato quasi stagnante. Viste le deboli tendenze dei nuovi ordini e l’ulteriore contrazione del lavoro inevaso anche le previsioni circa l’occupazione rimangono deboli.

In Germania e Irlanda aumentano i livelli occupazionali rispettivamente al tasso maggiore da gennaio 2012 e maggio 2014. Inoltre lievi aumenti sono stati registrati in Spagna e Paesi Bassi, mentre sono stati riportati tagli in Francia, Italia, Austria e Grecia.

Sul fronte dei prezzi a ottobre diminuiscono sia i prezzi di acquisto che quelli di vendita. I minori prezzi di acquisto sono stati spesso collegati al minore prezzo delle materie prime e alla contrazione del prezzo del petrolio, mentre i minori prezzi di vendita riflettono maggiormente la forte competizione.

Chris Williamson, Chief Economist presso Markit ha dichiarato: «Durante l’inizio dell’ultimo trimestre la prestazione del settore manifatturiero dell’eurozona è risultata generalmente debole, e questo perché il settore ha difficoltà a recuperare quel ritmo perso dopo il rallentamento di metà anno. È alquanto improbabile che il settore possa quindi fornire alcuno stimolo significativo alla crescita sofferente del PIL dei paesi della moneta unica. Forse la preoccupazione maggiore arriva dalla tendenza dei nuovi ordini, indice questo che anticipa l’andamento di crescita della produzione futura, e che è diminuito per il secondo mese consecutivo. Considerando le fragili condizioni di mercato, causate dalla debole situazione interna, dal rallentamento della crescita delle esportazioni e dalle attuali incertezze economiche, è difficile prevedere un miglioramento significativo a breve termine. A destare preoccupazioni sono anche le disparità di crescita delle nazioni, la solida espansione dell’Irlanda, Paesi Bassi e Spagna contrasta con la diminuzione in Italia, Grecia, Francia e Austria. Anche il motore industriale tedesco ha registrato una crescita solo modesta. Non è una sorpresa che ciò ha obbligato le aziende a concentrarsi sul taglio dei costi e ad essere più competitive, tutto questo nell’intento di incoraggiare le vendite ma a discapito dei livelli occupazionali e dei margini. Questa situazione molto probabilmente manterrà i tassi di disoccupazione a livelli che risultano già di per se elevati tra i paesi della moneta unica, dato appunto la mancanza di redditività e di domanda tra le aziende, requisiti necessari per espandere la capacità produttiva».

Redazione

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