Abrogata la responsabilità solidale fiscale negli appalti

 Abrogata la responsabilità solidale fiscale negli appalti

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[dropcap]I[/dropcap]l Decreto Legislativo n. 175/2014, contenente disposizioni in materia di semplificazioni fiscali, in attuazione dell’articolo 7 della delega di cui alla legge n. 23 dell’11 marzo 2014, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale 28 novembre 2014 n. 277. Le disposizioni che qui interessano saranno in vigore dal 13 dicembre 2014. Il provvedimento, assurto agli onori della cronaca soprattutto per l’introduzione della dichiarazione dei redditi precompilata per lavoratori dipendenti e pensionati, contiene una misura molto importante ed attesa da molti imprenditori italiani.

L’art. 28, comma 1, del Decreto sopra richiamato, noto anche come “Decreto Semplificazioni” abroga l’articolo 35, commi 28, 28-bis e 28-ter del Decreto Legge 4 luglio 2006, n. 223 che aveva introdotto, per gli appalti di opere o di servizi, la responsabilità solidale dell’appaltatore con il subappaltatore, nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente dovute dal subappaltatore in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto.

L’abrogazione del citato comma 28 – bis ha portato alla eliminazione dell’obbligo di pagamento del committente previa esibizione da parte dell’appaltatore della documentazione attestante gli adempimenti di cui sopra; abrogata anche la relativa sanzione amministrativa per l’inosservanza, fissata dai 5.000,00 ai 200.000,00 euro.

Il comma 28 – ter, infine, definiva l’ambito di applicazione dei due precedenti commi.

L’abrogazione delle disposizioni da ultimo citate era stata richiesta a gran voce da più parti che, pur riconoscendone il fine meritorio di contrasto all’evasione fiscale, denunciavano le significative difficoltà per molti imprenditori di controllare il versamento da parte dei subappaltatori dei versamenti imposti dalla legge e di acquisire la relativa documentazione, oltre all’aumento degli oneri amministrativi.

Se, da una parte, la necessità di venire incontro a tali richieste ha portato, per l’appunto, alla predetta abrogazione, l’esigenza, dall’altra, di continuare comunque a combattere fenomeni degenerativi nell’utilizzazione di contratti di appalto, nonché l’elusione di tutte le tutele previste dal sistema delle relazioni industriali, è alla base di un altro intervento normativo.

Lo stesso art. 28 del Decreto Semplificazioni, infatti, mediante il suo secondo comma, ha apportato una rilevante modifica al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003 n. 30” e, in particolare, all’articolo 29, in materia di “Appalto”.

Questo articolo, prevede, in caso di appalto di opere o di servizi, salvo diversa disposizione dei contratti collettivi nazionali, che «il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento».

Il comma 2 del citato articolo 29 continua prevedendo che “Il committente imprenditore o datore di lavoro è convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore e con gli eventuali ulteriori subappaltatori. Il committente imprenditore o datore di lavoro può eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo e degli eventuali subappaltatori. In tal caso il giudice accerta la responsabilità solidale di tutti gli obbligati, ma l’azione esecutiva può essere intentata nei confronti del committente imprenditore o datore di lavoro solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori. Il committente che ha eseguito il pagamento è tenuto, ove previsto, ad assolvere gli obblighi del sostituto d’imposta ai sensi delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e può esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali”.

Come chiarito dalla Relazione di accompagnamento della norma di cui sopra, questa previsione “evita, da una parte, qualunque “intromissione” nell’autonomia contrattuale delle parti e, dall’altra, si pone a presidio, nelle suddette ipotesi, dell’evasione fiscale connessa all’utilizzo di lavoratori in nero”.

A quanto si è appreso fino a questo momento, il provvedimento non ha una specifica disciplina transitoria, ecco perché ci si chiede come comportarsi nei confronti delle violazioni sanzionate negli ultimi mesi.

Riteniamo di dover distinguere la posizione del committente da quella dell’appaltatore. Il primo, infatti, era destinatario di una sanzione pecuniaria (da 5.000 a 200.000 euro), per cui si applica il principio del favor rei, valido anche in materia di sanzioni amministrative in materia tributaria (articolo 3, comma 2, D. Lgs n. 472/1997), in base al quale «salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile». In base a quanto appena detto, non dovrebbero esserci dubbi: una volta entrata in vigore la disposizione in commento, il prossimo 13 dicembre 2014, il committente non dovrebbe più incorrere in questa sanzione.

Non altrettanto certa sembra essere la posizione dell’appaltatore, e ciò perché quest’ultimo è sottoposto dalla disciplina in via di abrogazione non ad una sanzione amministrativa ma alla responsabilità solidale per gli irregolari versamenti del subappaltatore “infedele”. Il favor rei, in linea di principio, viene applicato solo con riferimento alle sanzioni e, quindi, in linea teorica, non dovrebbe essere applicabile anche l’appaltatore, proprio perché questi non incorre in una sanzione vera e propria.
Si potrebbe arrivare ad una diversa conclusione affermando che la previsione legislativa della responsabilità solidale costituisce, se non formalmente, di sicuro dal punto di vista sostanziale, una misura comunque sanzionatoria, ragion per cui si potrebbe insistere per l’applicazione del principio del “favor rei” anche in favore dell’appaltatore. Probabilmente sarà necessario, per avere un’idea più precisa su questo punto, attendere le prime pronunce delle Commissioni Tributarie provinciali.

Studio Legale e Tributario Garaffa & Manenti
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