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Accertamento bancario: il confronto preventivo è obbligo o facoltà?

Gli accertamenti fondati sulle indagini bancarie risultano di per sé idonei a fondare presunzioni legali tali da poter sviare il contraddittorio preventivo con il contribuente .

Ciò è quanto emerge da una recentissima e dibattuta ordinanza della Corte di Cassazione (ordinanza n.5911/2017, liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sez. Documenti) che inquadra i dati derivanti dagli accertamenti bancari come presunzioni legali direttamente riferibili ad operazioni imponibili, salva la prova contraria del contribuente.

A tal proposito è d’uopo ricordare la normativa di riferimento, l’art. 32 del D.P.R. 600/73 (per le imposte sui redditi) e l’art. 51 del D.P.R. 633/72 (per l’Iva), dalla quale si delinea il punto focale della questione, ossia la previsione del contraddittorio preventivo come OBBLIGO oppure MERA FACOLTÀ.

Ebbene, l’ordinanza della Corte di Cassazione ha ritenuto di poter prescindere dal confronto preventivo nel momento iniziale della verifica, tutelando in ogni caso il contribuente mediante la previsione di un diritto alla prova contraria in capo allo stesso da far valere successivamente poichè “…la legittimità della utilizzazione degli elementi risultanti dalle movimentazioni bancarie non è condizionata alla previa instaurazione del contraddittorio con il contribuente sin dalla fase dell’accertamento, posto che il citato art. 32 prevede quel contraddittorio alla stregua di mera facoltà, non di obbligo…”.

La lettura della normativa di riferimento, tuttavia, propende per  l’esistenza di un obbligo di contraddittorio preventivo dal quale non si potrebbe e non si dovrebbe prescindere pena la nullità dell’atto.

Secondo la Suprema Corte, infatti, i giudici dei gradi precedenti hanno errato in quanto  “La Commissione tributaria accolse il ricorso, affermando che: il ricorrente avrebbe dovuto essere invitato al contraddittorio; le indagini bancarie erano utilizzabili quali presunzioni semplici, prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza idonee a ribaltare l’onere della prova in capo al contribuente.”

In conclusione, sarebbe auspicabile che la stessa Corte di Cassazione fornisca un’ulteriore interpretazione della normativa  al fine di chiarire i dubbi e le difformità sul tema. 

Dott.ssa Giulia Aloisi
Avv. Matteo Sances
www.centrostudisances.itw
ww.studiolegalesances.it

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Matteo Sances e Giulia Aloisi

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