Accertamento fiscale e confronto col contribuente: nuova sentenza

 Accertamento fiscale e confronto col contribuente: nuova sentenza

Ancora una volta la giurisprudenza affronta la discussa problematica relativa all’obbligo per il Fisco di instaurare un contraddittorio preventivo con il contribuente prima di emettere un accertamento nei suoi confronti.

Sul punto si segnala la posizione della Commissione Tributaria Provinciale di Milano che, con la sentenza n.2162/16/17, ha aperto nuovamente la questione e ribadito la necessità del confronto preventivo tra Amministrazione finanziaria e contribuente.

I giudici milanesi, infatti, dopo aver espresso il loro disaccordo rispetto alla recente sentenza n.24823/2015 della Suprema Corte – che ricordiamo si è espressa per la non obbligatorietà di un preventivo confronto tra Fisco e cittadino – dichiarano “Per quanto attiene la denunziata violazione del diritto ai contraddittorio, questa Commissione ritiene di doversi conformare al principio espresso nella nota sentenza 18 dicembre 2008, C-349/07 (Sopropè) e quindi disattendendo la sentenza di Cassazione n. 24823/2015 che l’Ufficio invoca per affermare che nessun obbligo di contraddittorio sussiste in relazione ai cosiddetti accertamenti <<a tavolino>>” (sent. della Commissione Tributaria Provinciale di Milano n.2162/16/17 liberamente visibile su www.studiolegalesances.it sez. Documenti).

Ancora, i giudici specificano che “se è pur vero che per alcuni specifici provvedimenti il legislatore ha espressamente indicato l’esigenza di un preventivo contraddittorio, ciò non esclude che il confronto tra Ufficio erariale e contribuente appaia necessario tutte le volte in cui la definizione della pretesa erariale richieda indagini e approfondimenti”.

A supporto di quanto detto, infine, i giudici richiamano non solo la Costituzione – e precisamente gli articoli 53 e 97 – ma soprattutto i diritti fondamentali dell’Unione Europea espressi negli articoli 41, 47 e 48. Tali norme, infatti, sanciscono il diritto del cittadino a partecipare al procedimento amministrativo da cui possa scaturire anche un’obbligazione tributaria.

Infine, gli stessi giudici milanesi concludono rilevando la posizione dell’Agenzia delle Entrate a livello centrale che, con propria circolare 16/E del 2016, si era dimostrata sensibile alla tematica raccomandando addirittura ai propri uffici di attivare sempre il contradditorio preventivo prima di formulare la pretesa erariale.

Ad oggi, dunque, ricapitolando, non esiste una norma di legge che imponga all’Amministrazione finanziaria di attivare il contradditorio endoprocedimentale con il contribuente per qualsiasi tipologia di controllo ma alla luce delle norme costituzionali in materia di diritto di difesa e buon andamento della pubblica amministrazione, dei principi della UE e del pronunciamento della Corte di Giustizia ci si augura una generale condivisione e applicazione del principio.

Avv. Matteo Sances
Jennyfer Mariano
www.studiolegalesances.it
www.centrostudisances.it

Matteo Sances e Jennyfer Mariano

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.