Ad inizio 2015 aumenta il PMI del settore manifatturiero dell’Eurozona

 Ad inizio 2015 aumenta il PMI del settore manifatturiero dell’Eurozona

industria-2

[dropcap]L'[/dropcap]inizio del 2015 ha osservato una modesta accelerazione del tasso di crescita del settore manifatturiero dell’Eurozona. L’indice finale destagionalizzato Markit PMI® sul Manifatturiero dell’Eurozona è rimasto in linea con la precedente stima flash di 51.0 e leggermente al di sopra del valore di dicembre di 50.6.

A gennaio miglioramenti circa le condizioni operative sono stati osservati in Germania, Spagna, Paesi Bassi e Irlanda, con forti crescite ancora una volta segnalate nelle ultime tre nazioni. Inoltre si intensifica la crescita in Spagna e Paesi Bassi.

Ad inizio anno continua la contrazione manifatturiera in Francia, Italia, Austria e Grecia. I tassi di contrazione rallentano ad un livello di quasi stabilizzazione, ma diventa sempre più forte la contrazione in Austria e Grecia.

Classifica PMI Manifatturiero per Paese: gennaio
Irlanda 55.1 minimo su 8 mesi
Spagna 54.7 massimo su 2 mesi
Paesi Bassi 54.1 massimo su 2 mesi
Germania 50.9 (flash 51.0) minimo su 2 mesi
Italia 49.9 massimo su 4 mesi
Francia 49.2 (flash 49.5) massimo su 8 mesi
Austria 48.5 minimo su 2 mesi
Grecia 48.3 minimo su 15 mesi

A gennaio la produzione manifatturiera è aumentata al tasso più rapido in sei mesi, sostenuta da un lieve incremento dei volumi di nuovi ordini e dalle commesse in fase di lavorazione. Crescite simultanee della produzione e dei nuovi ordini sono state registrate in Germania, Spagna, Pesi Bassi e Irlanda.

L’Italia ha osservato un leggero aumento della produzione per la prima volta da settembre 2014, mentre rallenta al tasso più lento dell’attuale sequenza di contrazione di otto mesi, il tasso di declino della Francia. Ad ogni modo, l’attuale crollo dei nuovi ordini in entrambe le nazioni probabilmente rallenterà ulteriormente la produzione nei prossimi mesi. Inoltre diminuiscono produzione e nuovi ordini sia in Austria che in Grecia.

Le imprese manifatturiere dell’eurozona stanno facendo i conti con la debole domanda sia interna che estera. L’ultimo trimestre dello scorso anno e l’inizio del 2015 hanno osservato alcuni tra gli aumenti più deboli delle esportazioni (incluso il commercio intra eurozona) da quando la ripresa degli ordini esteri è iniziata nel luglio 2013. Germania, Francia, Austria e Grecia hanno riportato contrazioni in Gennaio andando quasi a controbilanciare le forti crescite riportate altrove.

Per il quinto mese consecutivo a gennaio aumenta il livello occupazionale dell’eurozona. Il tasso di crescita occupazionale, pur rimanendo lieve, è stato in linea col valore record in otto mesi di dicembre. I livelli del personale sono aumentati notevolmente in Spagna e Irlanda mentre sono stati riportati leggeri aumenti in Italia e Paesi Bassi. Rallentano fino ad un livello di quasi stagnazione gli aumenti dei livelli occupazionali in Germania e Grecia mentre sono state riportate ulteriori contrazioni in Francia e Austria.

La recente forte contrazione del prezzo del petrolio ha fatto ridurre la media dei prezzi di acquisto al tasso più veloce in cinque anni e mezzo. La contrazione maggiore è stata riportata nei Paesi Bassi (la più veloce da maggio 2009) Germania (più veloce da luglio 2009), Austria e Francia (in entrambi i casi contrazione maggiore in trenta mesi).

Dopo gli aumenti di dicembre, scivolano in territorio di contrazione anche i prezzi medi di acquisto in Italia, Spagna, Irlanda, Grecia.

Le minori pressioni dei costi si sono riflesse in parte sui prezzi medi di vendita, che diminuiscono per il quinto mese consecutivo e al tasso maggiore in più di un anno e mezzo. Ad ogni modo il tasso di contrazione dei prezzi di vendita è risultato di gran lunga minore di quello dei prezzi di acquisto. Nessuna delle nazioni coperte dall’indagine ha riportato un aumento dei prezzi di vendita.

Chris Williamson, Chief Economist presso Markit ha dichiarato: «Anche se il tasso di espansione è risultato relativamente debole, ad inizio anno ci sono stati segnali di uscita dalla crisi nel settore manifatturiero, e ciò giustifica le decisione da parte della BCE nel prendere drastiche misure per ravvivare l’economia. Il “bazooka” del quantitative easing su larga scala introdotto dalla BCE dovrebbe incoraggiare l’economia della zona euro attraverso un miglioramento della fiducia, sia tra i consumatori che tra le aziende, oltre che un indebolimento dell’euro. L’attuale contrazione della moneta unica dovrebbe favorire le esportazioni manifatturiere, in particolare durante i prossimi mesi. La riduzione del prezzo del petrolio dovrebbe inoltre aiutare a ridurre i costi tra i manifatturieri, oltre che a favorire i consumatori a spendere di più nell’acquisto di beni. L’indagine ha inoltre fornito notizie incoraggianti circa forti crescite in Irlanda, Spagna e Paesi Bassi. Detto ciò, Germania, Francia e Italia sono più o meno in una situazione di stallo, mentre in Grecia peggiora la situazione economica. In particolare il settore manifatturiero greco si è contratto al tasso più veloce in più di un anno a causa della diminuzione delle esportazioni e della domanda interna nel mese di gennaio. Inoltre esiste la reale possibilità che l’impatto degli stimoli della BCE potrebbe essere compromesso dall’incertezza e dell’instabilità che arrivano dalla situazione politica in Grecia, paese che rappresenta sempre il rischio maggiore per le previsioni economiche della regione. Inoltre si intensificano le pressioni deflazionistiche, con i prezzi medi di vendita dei manifatturieri che diminuiscono al tasso più veloce dalla metà 2013. Fenomeno questo che colpisce tutte le nazioni e spesso collegato dai manifatturieri al trasferimento del prezzo più basso del petrolio sui consumatori finali».

Redazione

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.