ADA (Auto Didattica Assistita)

 ADA (Auto Didattica Assistita)

ADA

ADA (Auto Didattica Assistita) è la metodologia di Progetto Innesto per la diffusione della conoscenza. Si svolge prevalentemente on line ed è altamente partecipativa. Non prevede docenti nel senso classico del termine, ma solo assistenti all’apprendimento. Può essere di due tipi:

  • Argomento proposto dall’assistente/tutor/coach;
  • Argomento proposto da partecipante.

Lo svolgimento, in linea di massima, ha il seguente iter:

  • La riunione viene convocata,
  • L’assistente propone un problema, non definito completamente,
  • I partecipanti analizzano il problema, stabiliscono cosa sanno dell’argomento e dei contenuti, decidono le strategie per risolverlo, selezionano la soluzione, la propongono e la discutono.

L’assistente/tutor/coach è un facilitatore e non possiede la soluzione.

Non è detto che sia possibile giungere alla soluzione in una sola riunione.

ADA permette ai partecipanti di:

  • esaminare e mettere alla prova quello che sanno,
  • scoprire quello che occorre apprendere,
    • sviluppare le proprie qualità personali per ottenere risultati migliori nel gruppo
  • migliorare le proprie capacità di comunicazione,
  • enunciare posizioni e sostenerle con prove ed argomenti solidi
  • diventare più flessibili nell’elaborazione delle informazioni e nel raggiungere gli obiettivi
  • mettere in pratica le abilità che saranno necessarie dopo la formazione

Sommario di ADA per i partecipanti

Modello semplificato

  1. Esplora gli aspetti

Il tuo tutor/coach ti sottopone un problema “strutturato male”. Discuti come si pone il problema secondo la tua comprensione ed elenca le parti significative. Potresti sentirti come se non sapessi abbastanza per risolvere il problema, ma questa è la sfida! Devi raccogliere informazioni ed imparare nuovi concetti, principi o abilità man mano che ti addentri nella soluzione del problema

  1. Elenca “Cosa sappiamo?”

Che cosa sai per risolvere il problema?

Questo può riguardare non solo quello che sai effettivamente, ma chi ha tali       punti di forza e capacità. Scrivi il suggerimento di chiunque, indipendentemente da quanto lo ritieni appropriato o non appropriato.

  1. Sviluppa e scrivi con parole tue la definizione del problema

La definizione del problema dovrebbe risultare dalla tua analisi (o dall’analisi  del gruppo) di quello che sai e di quello che dovrai sapere per risolverlo. Sarà necessario:

  • una definizione scritta
  • l’accordo del gruppo sulla definizione
  • il feed back del tutor/coach su questa definizione
    (questo può essere opzionale, ma è una buona idea)

Nota: La definizione del problema è spesso rivista e riscritta man mano che si hanno nuove informazioni o quando “vecchie” informazioni vengono eliminate

  1. Elenca le possibili soluzioni

Elencale tutte e poi ordinale dalla più forte alla più debole.
Scegli la migliore o quella che può avere più successo

  1. Elenca “Cosa dovremmo fare?” con un orizzonte temporale
    Elenca le azioni da compiere
  • Che cosa dobbiamo conoscere e fare per risolvere il problema?
  • In che ordine mettiamo queste possibilità?
  • In che relazione si trovano con la nostra lista di soluzioni? C’è concordanza?
  1. Elenca “Cosa dobbiamo sapere?”

Fai ricerche sulla teoria e sui dati che sostengono la tua soluzione
Ti occorrono informazioni per colmare le lacune

   Discuti sulle possibili risorse
   Esperti, libri, siti web, ecc.

Assegna e redigi un programma dei compiti di ricerca, fissando          specialmente le scadenze

Se la tua ricerca conferma la tua soluzione e se c’è un accordo generale va al punto (7) altrimenti torna al (4)

  1. Scrivi la tua soluzione con la documentazione di supporto e sottoponila.

Come parte finale, i tutor/coach potrebbero chiederti di presentare le tue scoperte e/o raccomandazioni ad un gruppo o ai tuoi compagni di corso. Questo dovrebbe includere la definizione del problema, le domande, i dati acquisiti, l’analisi dei dati e i supporti per le soluzioni o le raccomandazioni basate sull’analisi dei dati: in breve, il procedimento e il risultato.

Presentazione e sostegno alle tue conclusioni:
lo scopo è di presentare non solo le tue conclusioni ma i fondamenti su cui sono basate. Preparati a

Definire chiaramente sia il problema sia la tua conclusione

  • Riepiloga il processo che hai usato, le opzioni considerate e le difficoltà incontrate
  • Convinci, non importi
  • Porta gli altri dalla tua parte o considera senza pregiudizi la tua documentazione di supporto e le tue ragioni
  • Aiuta gli altri ad imparare come tu hai imparato
  • Se vieni “sfidato”
  • e hai una risposta, presentala chiaramente
  • Se non hai una risposta prendi nota e rimanda ad una maggiore considerazione

Condividere la tua ricerca con i tutor/coach e gli altri partecipanti è una opportunità per dimostrare che hai appreso: Se conosci meglio la tua materia, questo sarà evidente. Se la sfida dimostra che non sai rispondere, accettala come una opportunità per indagare. Comunque sii fiero della tua attenzione alla qualità quando presenti.

  1. Esamina la tua prestazione

 Questo esercizio consuntivo può essere applicato sia agli individui sia ai gruppi.  Sii fiero di quello che hai svolto bene: impara da quello che non hai fatto bene.

È un modello dove le fasi possono essere ripetute e usate ciclicamente.
Le fasi da 2 a 5 possono essere portate avanti simultaneamente mentre si acquisiscono nuove informazioni e si ridefinisce il problema. La fase 6 può ripresentarsi più di una volta.

Guida per i docenti

ADA è una strategia di insegnamento e di apprendimento, usata come mezzo per stimolare i partecipanti sviluppando l’apprendimento collaborativo,   l’apprendimento autonomo e favorendo l’apprendimento profondo.
ADA non è quindi solo considerata come una tecnica didattica, ma come una filosofia educativa.

Gli aspetti principali da considerare come componenti essenziali di un “palinsesto” ADA sono:
– Apprendimento olistico
Nessun soggetto o argomento dovrebbe essere studiato in modo approfondito e finito, ma piuttosto dovrebbe essere reintrodotto ripetutamente.
– Apprendimento integrato
Gli argomenti non devono essere presentati separatamente, ma piuttosto essere disponibili per lo studio di un problema.

L’integrazione tra discipline è considerata caratteristica essenziale per la scelta dei contenuti degli incontri di ADA.

Il processo di apprendimento è molto centrato sul partecipante. Il ruolo del docente / tutor è quello di facilitare, piuttosto che insegnare. Il tutor/assistente/coach pone domande per aiutare il pensiero dei partecipanti, può rispondere ad alcune domande, ma non risolvere il problema per loro.
I partecipanti che non hanno mai avuto a che fare con questo tipo di apprendimento  dovranno, all’inizio, affrontare la frustrazione, il risentimento e la mancanza di fiducia. La frustrazione deve essere vista come parte del processo di apprendimento – è frustrante che non sia possibile apprendere facilmente. Può essere utile introdurre un’analogia con un bambino che impara a camminare, ma inevitabilmente cade, colpisce la testa, lividi sulle ginocchia ed ha bisogno    di diverse settimane prima di padroneggiare le abilità ed il  coordinamento, l’equilibrio e la fiducia in se stesso. Nessuno critica il bambino che commette errori, invece gli si da una mano e un incoraggiamento a continuare a provare. Questo è il ruolo dell’educatore in ADA.

L’ambiente ADA, pertanto, deve essere completamente non minaccioso per il partecipante sia in termini di rapporto partecipante-tutor sia partecipante-partecipante.

ADA si basa su tre principi importanti di apprendimento:
1. L’apprendimento è un processo costruttivo e non ricettivo – un nuovo apprendimento è associato con le reti di conoscenza già esistenti
2. Sapere di sapere (meta-conoscenza) influenza l’apprendimento – Cosa devo fare? Come faccio a farlo? Ha funzionato?
3. Fattori sociali e contestuali influenzano l’apprendimento – capire come e quando utilizzare la conoscenza è importante quanto la conoscenza stessa.

I problemi riflettono le  situazioni pratiche del mondo reale o professionale.
Piccoli gruppi di lavoro incoraggiano la collaborazione dei partecipanti.
I partecipanti imparano a condividere le loro idee e condividere le responsabilità.
I partecipanti imparano a mettere in discussione le proprie ipotesi circa la loro realtà
Opinioni contrastanti come parte della discussione facilitano la comprensione.

L’assistente/tutor/coach deve  rinunciare al ruolo di trasmettitore di informazioni.  (vedi anche QUI)

Giuseppe Monti

References:

Wilkerson, L. & Gijselaers, W.H. (Eds.) (1996). Bringing Problem-Based Learning to Higher Education: Theory and Practice. New Directions for Teaching and Learning, Volume 68. San Francisco: Jossey-Bass Publishers.

  • Stinson & Milter, pages 33-42
  • Barrows, pages 3-12
  • Gijselaers, pages 13-22
  • Wilkerson, pages 23-32

Giuseppe Monti

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