ADAPT, occupati e disoccupati: il mercato del lavoro alla luce delle rilevazioni ISTAT

 ADAPT, occupati e disoccupati: il mercato del lavoro alla luce delle rilevazioni ISTAT

Dalle ultime rilevazioni ISTAT emerge, in primo luogo, la crescita degli occupati sia per la componente maschile che per quella femminile. Rispetto alla precedente rilevazione, assistiamo ad un forte calo degli inattivi che si traduce in un leggero aumento dei disoccupati. Buoni segnali per l’occupazione arrivano soprattutto dalla fascia 25-34 anni che vede un aumento dell’1,3% degli occupati. In sintesi, a settembre 2022 cresce l’occupazione permanente nella fascia d’età centrale, probabile impatto del calo della cassa integrazione (del quale non riusciamo ancora ad oggi a cogliere la portata purtroppo per mancanza di dati di dettaglio).

Guardando nel merito delle rilevazioni ISTAT il Presidente di Fondazione ADAPT, Francesco Seghezzi, ha commentato:

Crescono gli occupati maschi e femmine, ma a velocità diverse: “Dalle ultime rilevazioni emerge una generale crescita degli occupati sia su base mensile (+46 mila) che su base annua (+ 316 mila). Il dato positivo è che la crescita è sia per la componente femminile che per quella maschile, rispettivamente +12 mila e + 34 mila su base mensile e +111 mila e +205 mila su base annua”.

Forte calo degli inattivi in (leggero) favore dei disoccupati: “Gli inattivi crollano di 86 mila unità portando ad un leggero aumento del numero di disoccupati (+8 mila)”.

Il tasso di occupazione torna ai livelli più alti: “Osserviamo come il tasso di disoccupazione sia tornato ai livelli più alti delle serie storiche con il 60,2%, complice anche la diminuzione della popolazione 15-64 anni”.

Crescono gli occupati permanenti e diminuiscono quelli a termine: “La crescita dell’occupazione è trainata dagli occupati permanenti (+82 mila), mentre diminuiscono di 20 mila unità quelli a termine che crescono in un anno “solo” di 29 mila unità, pur essendo ai livelli più alti delle serie storiche. Un dato positivo, quello della crescita dei lavoratori permanenti, generato forse in parte dal calo nell’utilizzo della cassa integrazione (ricordiamo che un lavoratore che smette di essere in cassa integrazione da cui era per più di tre mesi torna ad essere considerato occupato), purtroppo ad oggi non è possibile scorporare i dati e questo rende difficile una piena valutazione”.

I giovani: “L’occupazione giovanile tra i 25 e i 34 anni aumenta dell’1,3% e diminuiscono sia il tasso di disoccupazione (-0,7%) che quello di inattività (-0,8%), confermando come questa fascia sia tra quelle che hanno performance migliori negli ultimi trimestri, anche con la crescita di occupati a tempo indeterminato, con un tasso di occupazione che è più alto di 5 punti rispetto al periodo pre-covid.

Le fasce centrali: “Aumenta leggermente anche il tasso di occupazione (+0,3%) tra i 35-49 anni come anche il tasso di disoccupazione (+0,3%). Calano invece gli inattivi (-0,6%)”.

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