Agnelli (Confimi Impresa): «Una nuova rappresentanza per salvare il sistema manifatturiero italiano»

 Agnelli (Confimi Impresa): «Una nuova rappresentanza per salvare il sistema manifatturiero italiano»

Dalla perdurante crisi economica si esce soltanto se saremo in grado di salvaguardare il comparto manifatturiero che ha caratterizzato la fortuna e il benessere del nostro Paese. È questa – insieme alla necessità di ripensare i valori e le modalità dell’attività di rappresentanza – la riflessione dalla quale è nata, poco più di un anno fa, Confimi Impresa – Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata. Al suo presidente, Paolo Agnelli, 60 anni, industriale bergamasco di terza generazione, abbiamo chiesto di spiegarci la novità rappresentata da Confimi Impresa e gli obiettivi che si propone di realizzare.

Paolo Agnelli, presidente di Confimi Impresa - Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata
Paolo Agnelli, presidente di Confimi Impresa – Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata

Quale deve essere, secondo lei, il ruolo delle associazioni datoriali nel nostro Paese?
«In un mondo economico così diverso da quello che conoscevamo solo pochi anni fa, è indispensabile che le associazioni datoriali si adeguino per fornire servizi realmente utili alle aziende. Mi riferisco innanzitutto al supporto nella gestione delle crisi aziendali, nei processi di internazionalizzazione, di sostegno nelle procedure di richiesta di credito e nella compilazione più professionale dei bilanci».

Perché è nata Confimi? Qual è stata la ragione che ha spinto i suoi promotori a fondarla?
«Confimi Impresa è nata il 5 dicembre 2012, dalla volontà di alcuni imprenditori del settore manifatturiero i quali, non rispecchiandosi più nelle politiche confederali di Confindustria e Confapi, hanno deciso di fondare un’associazione che, finalmente, tutelasse le aziende medie e piccole dall’assalto del sistema legislativo, fiscale e di politica industriale che esiste oggi in Italia. Oggi più che mai diventa cruciale la scelta e l’applicazione di efficaci strategie di policy in grado di guardare anche al medio‐lungo periodo: se da un lato, infatti, le pmi necessitano di un apposito e accurato sostegno capace di fronteggiare e ridurre gli effetti di una congiuntura negativa, nonché di cogliere le opportunità di ripresa, dall’altro è importante che vi sia un forte indirizzo verso investimenti di qualità in grado di apportare valore aggiunto a un sistema produttivo maturo come quello italiano».

Cosa ha portato di nuovo nel panorama dell’associazionismo italiano?
«Noi pensiamo sia diventato indispensabile svincolarsi da metodi di gestione che alcune organizzazioni datoriali hanno adottato come fondamento della loro politica industriale. Metodi che a volte rappresentano l’antitesi degli interessi delle imprese. È necessario ridurre gli eccessi di autoreferenzialità; è necessario uno sforzo comune per rivoluzionare vecchi modelli di gestione associativa. La nostra struttura ha invertito il modello organizzativo. Noi lo definiamo “a piramide rovesciata”: la base della piramide sono i territori dove si sviluppano le politiche industriali, l’apice è la struttura nazionale che disegna l’interlocuzione istituzionale».

Come è stata “pensata”, in modo da evitare alcuni dei difetti comunemente imputati alle altre associazioni datoriali?
«Con una formula molto semplice e funzionale. Tutta la governance di Confimi Impresa è costituita esclusivamente da imprenditori manifatturieri».

Quali sono stati finora i riscontri avuti sul territorio dall’associazione?
«Le indico i dati ad oggi di Confimi Impresa: rappresentiamo circa 23 mila imprese per 335 mila dipendenti con un fatturato aggregato di 70 miliardi di euro. Siamo presenti sul territorio nazionale con 20 sedi nelle quali operano circa 350 funzionari al servizio delle imprese associate».

Quali sono gli sviluppi futuri? L’associazione si impegnerà in qualche iniziativa particolare? Quali sono gli obiettivi che Confimi si propone?
«Noi intendiamo caratterizzarci per l’efficacia delle proposte volte alla salvaguardia del comparto manifatturiero che ha caratterizzato la fortuna ed il benessere del nostro Paese, riposizionando il ruolo dell’industria manifatturiera per far sì che essa si riappropri della parte che le compete: quella di creare lavoro, ricchezza e benessere per il territorio in cui vive, per i lavoratori e per le loro famiglie. Intendiamo proporre un job act di Confimi Impresa».

Per finire, volevo chiederle un breve giudizio sullo scenario politico-economico del nostro Paese e sulle prospettive per l’anno in corso. Riusciremo a salvaguardare il nostro comparto manifatturiero?
«La crisi economica è ben più grave di quella che quotidianamente viviamo attraverso i giornali e le trasmissioni televisive. Il trend di quattro aziende che chiudono in un’ora non sembra volersi arrestare. Se non ci sarà un grande piano industriale da parte del Governo sarà difficile che il comparto possa salvarsi e con esso il lavoro delle famiglie italiane».

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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