Immaginate un luogo, un contesto, un momento, in cui le generazioni si incontrano per dialogare su problemi comuni. Uno spazio e una rete in cui produttori, professionisti ed esperti lavorano per creare qualcosa di nuovo o per migliorare ciò che c’è già. Un laboratorio dove studenti e giovani lavoratori possono entrare in contatto per mettersi in gioco e unire le forze per qualcosa di più grande. Questo luogo esiste, si chiama Verona Agrifood Innovation Hub!
Il VAIH rappresenta a oggi un polo di riferimento nazionale per lo sviluppo di un ecosistema AgrifoodTech, configurandosi come un laboratorio di competenze territoriali e un punto di incontro strategico. Nasce a Verona nel 2023 e ha sede presso il Palaexpo di Veronafiere e il suo obiettivo, da allora, non è cambiato: stimolare la cultura dell’innovazione e rendere la filiera agroalimentare più sostenibile, efficiente e (cosa non scontata per il nostro periodo storico) resiliente!
L’Hub ha un approccio estremamente aperto e ricettivo dell’ambiente in cui sorge, per questo lo vediamo sostenuto da un ampio numero di partner locali e regionali con cui collabora attivamente. Oltre ai partner istituzionali, VAIH collabora con partner scientifici come Università di Padova e Università di Verona. Proprio in stretta collaborazione con quest’ultima è stato possibile l’evento che nei giorni 16 e 17 aprile 2026, negli spazi del polo di Santa Marta, ha coinvolti studenti, professionisti e produttori: si tratta di Hackathon AgrifoodTech Verona, due giorni immersivi in cui studenti di Univr provenienti da diverse facoltà ed esperienze hanno potuto conoscersi e confrontarsi coi professionisti del settore. L’evento è stato aperto da Filippo Federico, Ecosystem manager di Eatable Adventures e di VAIH, che ha accolto i partecipanti e ha presentato l’Hub e i suoi partner. L’Ecosystem manager ha chiarito che all’interno dell’Hub «Parliamo molto di futuro, non sconnesso però da ieri perché si basa sulla tradizione del Made in Italy. La missione è rendere sostenibile la filiera agroalimentare partendo dall’innovazione, che può essere anche lato sociale o umano: la tecnologia diventa abilitatrice nel migliorare i processi delle aziende e ottimizzare le performance di mercato». La parola è poi passata a Pietro Bianchetta, Senior Innovation Consultant di Eatable Adventures, che ha presentato l’evento come «un’esperienza immersiva di due giorni in cui studenti e ricercatori si applicano su sfide di business portate da aziende del territorio per trovare soluzioni innovative e creative. L’obiettivo è imparare un approccio strutturato all’innovazione, ovvero saper prendere decisioni in condizioni di forte incertezza; non è solo genio, c’è un processo dietro».
In seguito, dopo la presentazione delle tre aziende collaboratrici gli studenti sono stati divisi in gruppi, al cui interno convivevano facoltà il più possibile differenti: l’obiettivo era quello di strutturare delle piccole equipe eterogenee in grado di unire diverse skills e conoscenze per affrontare il problema da più prospettive possibili e a 360 gradi. Conclusa questa fase le diverse equipe si sono concentrate sulla mission a loro affidata e la giornata è continuata alla volta della socialità e del lavoro immersivo. Gli studenti hanno potuto vivere una simulazione di ciò che vuol dire lavorare e agire all’interno di una Startup e di un gruppo di lavoro dinamico.
«Abbiamo toccato molti argomenti in quelle ore, ma il riuscire a creare e a collaborare in un gruppo, riuscire a elaborare un’idea e a trarne un prototipo in solo qualche ora è stato per me incredibile, perché siamo riusciti a sviluppare qualcosa di inerente al problema che ci avevano posto, in poco tempo! La parte difficile è stata la gestione del team, la nostra autogestione, poiché bisognava prendere una decisione attraverso informazioni incomplete e tramite solo i feedback delle aziende, anche perché nella realtà nessuno ha mai così tante informazioni. È stata una corsa contro il tempo». Cosi viene descritto l’evento da Massimiliano Angeloni, uno studente che ha partecipato all’Hackathon, dimostrando quanto questo sia stato in grado di far immergere gli studenti in una condizione di reale crisi, permettendogli di sperimentare nuove tecniche e migliorare le skills di gruppo. Realtà come VAIH sono caratterizzate non solo per il loro essere ponte fra realtà diverse ma anche per la loro vocazione formativa di una nuova generazione verso un mondo del lavoro in costante mutamento.
