Alitalia e quei 100mila posti fantasma nell’artigianato

 Alitalia e quei 100mila posti fantasma nell’artigianato

Una voragine senza fondo, che rischia di vivere l’ulteriore capitolo nefasto della nazionalizzazione.

Alitalia da tempo è oggetto di critiche pesanti circa gli interventi, prestiti ponte sempre finiti esauriti, rifinanziati e mai restituiti allo Stato, che nei decenni si sono susseguiti a sostegno della ex compagnia aerea di bandiera.

Negli ultimi 20 anni, ha calcolato il New York Times, Alitalia è costata ai contribuenti italiani circa 10 miliardi di euro. Una manovra finanziaria aggiuntiva, ed occulta, che ha pesato e pesa sulle casse statali e che drena risorse importanti che altrimenti avrebbero potuto essere investite in modo più utile e redditizio per il Paese. La tanto criticata Tav Torino-Lione costerà meno: 8,6 miliardi, tra l’altro finanziati al 40% dall’Unione Europea. Turkish Airlines, Air France-Kml e Norvegian Air hanno capitalizzazioni per la stessa cifra bruciata, e funzionano.

Un esempio emblematico viene dall’ufficio studi dell’Unione Artigiani di Milano e Monza-Brianza che ha calcolato in 100mila euro il costo medio per l’avvio al lavoro e l’assunzione di un dipendente in una ditta artigiana. Ebbene, se i miliardi persi con Alitalia fossero per assurdo stati tutti destinati invece all’incremento occupazionale nelle piccole e medie imprese italiane, in questi 20 anni si sarebbero creati in Italia ben 100mila nuovi posti di lavoro. Posti fantasma.

Come risaputo – commenta il segretario degli artigiani milanesi e brianzoli, Marco Accornero – fa più rumore un albero che cade rispetto a una foresta che cresce. Anno dopo anno si sono sperperate risorse ingentissime a sostegno di una azienda ampiamente decotta, senza peraltro l’apprezzabile risultato di riuscire a risanarla almeno in parte. Oggi siamo di nuovo al punto di partenza e non si capisce per quale motivo ci si ostini a tenere in vita una impresa, con soldi pubblici, che secondo elementari regole di mercato sarebbe già fallita da anni. Con gli stessi denari si sarebbero potute aiutare centinaia di piccole e medie imprese artigiane, tra l’altro frammentando il rischio di buttare al vento soldi statali su un unico investimento, quasi come azzardare al Casinò, che nel silenzio generale e con la distrazione della politica, quotidianamente con ostinazione e coraggio combattono per sopravvivere.” 

“L’esempio dei 100mila possibili posti di lavoro che si sarebbero potuti creare nell’artigianato, e delle altrettante potenziali imprese che si sarebbero potute aiutare – conclude Accornero – è certo una provocazione, ma rende bene l’idea della mole straordinariamente grande di risorse pubbliche perse in una singola enorme voragine senza fondo, mentre in agguato c’è anche l’ex Ilva pronta a bissarne lo scandalo. È ora di dire un basta definitivo a questi sperperi, se non altro per il rispetto che si deve a tutti quegli imprenditori e lavoratori che ogni giorno mettono in gioco fatiche e capitali senza far notizia. E senza aiuto alcuno.”

Redazione

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