Antonio Tajani: «I 23 milioni di pmi Ue sono il primo motore della nostra economia»

 Antonio Tajani: «I 23 milioni di pmi Ue sono il primo motore della nostra economia»

In questa intervista, Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e commissario responsabile di Industria e imprenditoria, spiega l’impegno della Ue per continuare a essere il principale volano di crescita e opportunità economiche per le nostre pmi.

L’Europa fa bene alle pmi? Nel nostro Paese, infatti, sta montando un sentimento ostile verso l’Europa, vista quasi come un ostacolo al nostro sistema imprenditoriale. Ritiene fondato questo atteggiamento nei confronti dell’Ue?
«L’Europa, ben lungi dall’essere un ostacolo, ha creato, con il suo mercato interno, il principale volano di crescita e opportunità economiche per le nostre pmi. È la più grande aerea economica e commerciale al mondo senza barriere. Purtroppo, solo il 24% delle nostre pmi sfrutta queste potenzialità. Bisogna quindi lavorare per rimuovere gli ostacoli residui che ancora limitano l’azione delle pmi nel mercato interno. Penso, ad esempio, a eccessi di burocrazia, regole complicate, problemi di accesso al credito e ritardi di pagamento o scarsa conoscenza degli altri mercati Ue. Facilitare l’accesso al mercato Ue alle pmi è una delle priorità della strategia europea per re-industrializzare l’Europa e passare dal 15% al 20% di Pil legato al manifatturiero entro il 2020. Tra i pilastri della nostra azione, l’attuazione dello Small Business Act, che costituisce un decalogo di principi per favorire le pmi. Da qui, anche i test di competitività e il principio dello “think small first” per evitare di emanare nuove misure Ue che penalizzino le pmi. Tuttavia, buona parte degli ostacoli per gli imprenditori rimane al livello nazionale. Per questo abbiamo promosso un network di ambasciatori delle pmi, veri e propri paladini a difesa dei piccoli e medi imprenditori anche a livello nazionale».

E le pmi fanno bene all’Europa? Dopo l’epoca del “piccolo è bello”, infatti, si comincia a sostenere che un sistema produttivo (come quello europeo) basato sulle piccole e medie imprese sia poco competitivo. Lei condivide questa preoccupazione?
«I 23 milioni di pmi Ue sono il primo motore della nostra economia, capace di creare circa l’80% della nuova occupazione. Se ognuna di esse assumesse anche una sola persona, avremmo risolto il problema della disoccupazione giovanile. Per essere competitive le pmi devono avere i capitali e la capacità di innovare e stare sui mercati internazionali. E per questo una dimensione ridotta può, talvolta, essere un grave handicap. Per questo la Commissione promuove cluster tra imprese, università e centri di ricerca per affrontare le sfide dell’innovazione e dei mercati globali».

In che modo si intende rispondere alla crisi dell’industria europea predisponendo un quadro di condizioni favorevoli allo sviluppo e all’innovazione delle imprese, soprattutto di quelle piccole e medie, al fine di rendere l’Ue più capace di attrarre investimenti industriali e nuovi posti di lavoro? Quali saranno le linee di politica industriale che saranno in discussione nel prossimo Consiglio europeo del febbraio 2014? Si riuscirà a mettere l’industria e la politica industriale al centro della strategia europea per la crescita?
«Un anno fa la Commissione ha deciso d’invertire il processo di declino industriale iniziato alla fine degli anni 90 e che è costato la perdita di circa la metà degli investimenti globali nella Ue. Il declino si è accelerato con la crisi con cui abbiamo perso 4 milioni di posti nel manifatturiero. Un’ulteriore erosione della nostra base industriale è insostenibile: dall’industria, difatti, dipendono l’80% dell’innovazione, ¾ dell’export e un posto su due. La desertificazione produttiva rischia di diventare l’anticamera di un declino economico e politico. La strategia europea per attirare nuovi investimenti industriali si basa su 4 pilastri: più innovazione, accesso al credito, internazionalizzazione e capitale umano. Il Vertice del prossimo febbraio  rappresenta un’opportunità da non perdere per definire un Patto per l’Industria che si affianchi e riequilibri il Patto Fiscale. Senza il rilancio della competitività industriale, difatti, non riusciremo a crescere, a creare lavoro e a risanare i conti».

Nei prossimi mesi prenderà il via il nuovo periodo di programmazione dei fondi europei 2014-2020, con importanti novità e molte opportunità per le imprese. L’Italia è un paese conosciuto per dare molto all’Europa e per non riuscire invece a sfruttare le risorse che la stessa Europa è disponibile a distribuire attraverso i fondi europei. Ritiene, anche alla luce dei dati più recenti, che qualcosa stia cambiando?
«L’Italia ha difficoltà ad assorbire i fondi strutturali, il cui utilizzo passa attraverso le amministrazioni nazionali. Quando invece i fondi sono gestiti centralmente e distribuiti da intermediari sul terreno, come gli strumenti finanziari del programma di Competitività Ue, sono i numeri a parlare positivamente: ad esempio a giugno è stato firmato un nuovo contratto da parte di un’Associazione Temporanea d’Imprese italiana che da solo rappresenta ben il 43% delle nuove garanzie sottoscritte in tutta l’Unione europea nel corso dell’intero secondo trimestre 2013. In termini assoluti, poi, nel corso del corrente anno le garanzie della Ue a favore di contraenti italiani – a copertura di prestiti – sono passate da 140 milioni di euro del 2012 a 357 milioni. In generale i dati mostrano il buon risultato ottenuto nell’avere, quanto più possibile, reso coerente gli strumenti finanziari concepiti dalla Commissione europea con il sistema dei Confidi italiani. È così che l’Italia ha addirittura fatto da apripista sulle securizzazioni di emanazione europea, chiudendo recentemente il primo accordo in materia (per un portafoglio disponibile di più di 40 milioni di euro)».

Horizon 2020', il nuovo programma dell'Unione Europea per la Ricerca e l'Innovazione, è lo strumento finanziario per la realizzazione di Innovation Union, una delle sette iniziative prioritarie individuate da Europe 2020, il documento che definisce la strategia dell’Unione Europea fino al 2020
Horizon 2020, il nuovo programma dell’Unione europea per la Ricerca e l’Innovazione, è lo strumento finanziario per la realizzazione di Innovation Union, una delle sette iniziative prioritarie individuate da Europe 2020, il documento che definisce la strategia dell’Unione europea fino al 2020

 

La nuova impostazione di Horizon 2020 appare delineata per rispondere agli obiettivi di crescita della Strategia Europa 2020. Ci può spiegare cosa cambia?
«Tutti i programmi Ue per il periodo 2014-2020 sono concepiti per rispondere agli obiettivi della Strategia Europa 2020. Per quanto riguarda Horizon 2020, la novità maggiore – proposta dalla Commissione e confermata dal Legislatore europeo – è la copertura di ricerca e innovazione in un unico programma, e la sua strutturazione su tre assi principali: l’eccellenza scientifica, la leadership industriale e le sfide che deve affrontare la società europea. Il secondo asse include misure per rafforzare la capacità d’innovazione nelle tecnologie abilitanti fondamentali come la nanotecnologia, la biotecnologia, la fotonica, i nuovi materiali, le tecnologie di produzione avanzate, l’industria dello spazio. L’obiettivo che si prefigge questo programma è da un lato mantenere l’eccellenza europea nella creazione di conoscenza, e dall’altro migliorare notevolmente la nostra capacità di trasformare la conoscenza in innovazione e quindi in maggiore competitività. Horizon 2020 metterà quindi più risorse a disposizione dell’innovazione “close-to-market” e di strumenti finanziari per stimolare la creazione e la crescita di imprese innovanti. Un aspetto altrettanto importante è la semplificazione di accesso di Horizon 2020 rispetto ai programmi precedenti, tramite l’utilizzo di sistemi IT innovativi e la gestione attraverso enti specializzati ed efficienti come le agenzie esecutive. Questo aiuterà le piccole imprese a beneficiare dei fondi Ue per ricerca e innovazione. In Horizon 2020 ci si aspetta che almeno il 20% dei beneficiari siano pmi e uno strumento specifico sarà a loro disposizione per accompagnarle dall’idea alla commercializzazione».

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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