Appropriazione indebita per l’amministratore che trattiene le somme destinate al pagamento dei tributi

 Appropriazione indebita per l’amministratore che trattiene le somme destinate al pagamento dei tributi

Configura il delitto di appropriazione indebita la condotta dell’amministratore di condominio che trattiene le somme di cui ha la disponibilità in ragione del suo ufficio e con destinazione vincolata ai pagamenti nell’interesse del condominio.

Così si è espressa la Corte di Cassazione, Sez. II penale, con la sentenza del 24 Giugno 2019, n.27822 (Pres. M. Cervadoro, Cons. Rel. P. Cianfrocca), con la quale ha rigettato, dichiarandolo inammissibile, il ricorso di un amministratore di condominio avverso la sentenza del Tribunale di Napoli che lo aveva condannato per il reato di appropriazione indebita aggravata, poi confermata in grado di appello.

Invero, sulla scorta di una serie di riscontri documentali era emerso che i condomini, dopo aver ricevuto dall’Agenzia dell’Entrate alcune cartelle relative a pendenze sottaciute dall’amministratore di condominio, gli avevano revocato l’incarico nominando un nuovo professionista.

A seguito della notifica di ulteriori cartelle esattoriali nei confronti del condominio veniva accertato, altresì, il mancato pagamento dei contributi previdenziali relativi al rapporto di lavoro subordinato intercorso con il portiere dello stabile, l’omesso pagamento delle ritenute d’acconto sulle retribuzioni del predetto dipendente e sulle fatture emesse dai fornitori ed, infine, il mancato pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico (Tosap), in occasione dei lavori di ristrutturazione dell’immobile.

Circostanze, di fatto, tutte idonee a paventare il rischio di un pignoramento, non solo delle proprietà individuali, ma anche dei beni mobili dei singoli condomini.

In linea, dunque, con l’affermazione della penale responsabilità del ricorrente da parte dei giudici di merito, la Suprema Corte ha statuito che “la condotta dell’amministratore di condominio che trattiene le somme di cui ha la disponibilità in ragione del suo ufficio e con destinazione vincolata ai pagamenti nell’interesse del condominio, integri il reato di appropriazione indebita”.

Invero, la specifica indicazione del denaro (a fianco di quella, in forma alternativa, di “cosa mobile”) contenuta nell’art. 646 del Codice penale, consente di ritenere che anche il denaro possa costituire oggetto del reato di appropriazione indebita, atteso che lo stesso, nonostante la sua “ontologica” fungibilità, può essere oggetto di trasferimento relativamente al mero possesso, senza che al trasferimento del possesso si accompagni anche quello della proprietà.

Ipotesi, quest’ultima, riscontrabile non solo nei casi di esplicita sussistenza o instaurazione di un rapporto di deposito o di un obbligo di custodia, ma anche nei casi di mera consegna del denaro con espressa limitazione del suo uso o con preciso incarico di dare allo stesso una specifica destinazione o di impiegarlo per un determinato uso, come di fatto avviene in un classico rapporto di mandato che intercorre tra l’amministratore e i condomini.

In tutti questi casi – ha concluso la Corte – il possesso del denaro non conferisce il potere di compiere atti di disposizione non autorizzati e, ove ciò avvenga, si commette il delitto di appropriazione indebita.

Avv. Silvia Petrelli

Avv. Matteo Sances

www.centrostudisances.it

Matteo Sances e Silvia Petrelli

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