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Asseprim: poche prospettive di sviluppo, cala la fiducia delle imprese

Asseprim Focus, la ricerca che periodicamente misura lo stato di salute e le tendenze delle imprese che erogano servizi professionali, ne mette in luce il calo della fiducia con riferimento all’andamento dell’economia italiana, le cui prospettive sono giudicate positivamente solo dal 12% degli intervistati, valutazione in sintonia con un trend ininterrottamente al ribasso dal 2017, anno in cui questo dato ha iniziato a essere monitorato.
La situazione non cambia se le aziende volgono lo sguardo verso le possibili prospettive del proprio business. Anche qui il giudizio appare decisamente caratterizzato da forti sfumature di grigio e da scenari che appaiono positivi solo al 13% del campione, dato che evidenzia la forte correlazione tra l’andamento dell’economia generale e quello delle imprese che forniscono servizi avanzati.


L’indagine conferma il sentimento che ogni imprenditore prova ogni giorno, costretto a lottare contro la frenata, che in molti casi è anche un arretramento, dei suoi ricavi dovuto alla debolezza della domanda, chiaro segnale di una stasi, se non addirittura di una contrazione del mercato, sottolineato dal calo dei costi per le imprese, determinato da un ribasso dei prezzi medi che i fornitori sono stati a loro volta costretti a praticare. In presenza di simili scenari, parlare di stagnazione e deflazione significa prendere atto della realtà e chiedere con forza alla politica misure urgenti e strutturali per invertire le tendenze” sottolinea Umberto Bellini, presidente di Asseprim.


Migliore appare la situazione sul fronte finanziario, dove la nota più appariscente è legata all’andamento dei tempi di pagamento, il cui lento miglioramento prosegue e lascia intravedere buone prospettive anche per il prossimo semestre. Abbastanza correlato a questo segnale è l’andamento del fabbisogno finanziario, sul cui fronte è stabile la capacità delle imprese dei servizi professionali nel far fronte alle proprie necessità, a riprova di una situazione della liquidità abbastanza sotto controllo, anche grazie al miglioramento dei tempi di pagamento di cui sopra.

Decresce così, seppur di poco, la quota di imprese che tenta di fare ricorso di credito (-0,4) mentre aumenta sensibilmente la quota di quelle che, a tale domanda, hanno ottenuto risposte positive (oltre il 70%).
E’ la riprova che le criticità del sistema non hanno carattere finanziario ma economico. La classe politica dovrebbe prenderne atto e lavorare per creare condizioni strutturali più favorevoli alla ripresa e allo sviluppo, abbassando i costi per le imprese e favorendo politiche sviluppo della domanda” torna a chiedere Bellini.

Redazione

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