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Avere trent’anni nell’era dell’ecommerce

Il trentesimo anniversario di UPS in Italia coincide con un ritorno alle origini per il corriere espresso, quando nell’America dei primi del 900 la spesa veniva consegnata a domicilio. Karl Haberkorn, neo nominato managing director di UPS Italia ripercorre la storia del corriere e racconta come il business delle consegne è cambiato nei trent’anni di attività di UPS nel nostro Paese.

Karl Haberkorn, managing director di UPS Italia

Nell’era dell’ecommerce il mondo è piccolo, a portata di click. Basta digitare sul touchscreen dello smartphone o sulla tastiera del Pc per esaudire i nostri desideri e vederli materializzati a casa. Il negozio di abbigliamento più alla moda arriva a domicilio per farci provare le ultime novità dell’industria del fashion. E l’officina ricambi più efficiente bussa direttamente alle porte dell’azienda.

A rendere possibile la magia del commercio globale che sta dietro ogni vetrina online, ci pensa il nastro trasportatore globale dei corrieri espresso, come quello di Big Brown, così gli americani chiamano UPS per via della caratteristica livrea marrone dei suoi furgoni, che da ormai trent’anni sono diventati una presenza famigliare anche sulle strade italiane.

Nel 1987, quando attraverso l’acquisizione di Alimondo, Big Brown sbarca in Italia, l’ecommerce era ancora tutto da inventare. Il mercato delle spedizioni riguardava essenzialmente il B2B e UPS era nel pieno della sua fase di espansione globale. Circa un decennio prima, infatti, il corriere espresso aveva guardato per la prima volta fuori dai confini domestici inaugurando una filiale in Canada nel 1975 e una in Germania nell’anno successivo. Era iniziata l’era della globalizzazione, e le aziende avevano bisogno di un partner affidabile per portare i propri prodotti all’estero. E man mano che lo scambio delle merci si intensificava, UPS costruiva il proprio network globale che includeva una flotta via terra, una compagnia aerea di proprietà, centri di smistamento grazie al quale oggi è in grado si servire 220 Paesi e territori.

Parallelamente alla necessità imposta dalla globalizzazione di costruire un capillare network fisico, la rivoluzione digitale impone una seconda sfida per permettere di gestire – oltre il flusso delle merci – anche quello delle informazioni. Così nel 1994 va online il sito UPS.com, attraverso il quale i clienti possono tracciare il percorso dei pacchi in transito. Negli anni successivi, gli investimenti in tecnologia mirano ad automatizzare sempre di più i processi e consentire ai clienti di collegare le spedizioni direttamente agli ordini, così come gestire agevolmente i resi o le riparazioni. Ai giorni nostri, per esempio, le soluzioni studiate da UPS, permettono di integrare la gestione degli ordini e delle spedizioni direttamente nel sito di e-commerce dei clienti.

La terza sfida alla quale risponde UPS è quella della gestione del flusso del denaro in un mondo globalizzato attraverso la creazione nel 1998 di UPS Capital, che offre alle aziende soluzioni di pagamento, servizi creditizi e assicurativi.

Considerando l’Italia uno dei suoi mercati principali in Europa, UPS ha investito molto anche nel nostro Paese, dove oggi è presente con 17 divisioni pacchi, 7 divisioni supply chain, 1.600 automezzi e opera su cinque aeroporti: Bologna, Roma Ciampino, Bergamo-Orio al Serio, Ancona-Falconara e Venezia.

Grazie a questa capacità di adattarsi ai cambiamenti e strategie di investimento mirate, UPS continua ad essere il partner logistico privilegiato delle aziende, tra cui molte Pmi che vogliono crescere all’estero anche grazie all’ecommerce. Ed è proprio il boom del commercio elettronico che sta riavvicinando UPS ai consumatori.

A ben guardare la storia di UPS, l’ecommerce non è un’invenzione così recente. Perché nei primi del novecento, i fondatori della compagnia Jim Casey e Claude Ryan, già operavano in un mercato B2C organizzando da un seminterrato di Seattle le consegne a domicilio della spesa fatta nei negozi e nei grandi magazzini. Il mondo non era ancora quel grande supermercato di “prossimità” che è diventato oggi: non c’erano computer, circolavano poche automobili e tante consegne si facevano in bicicletta, eppure il business di UPS era molto vicino a quello che muove oggi l’ecommerce globale, dove gli asset principali rimangono l’affidabilità, la rapidità, la sicurezza e la cortesia.

In Italia l’ecommerce vale 23 miliardi di euro e continua a crescere a doppia cifra. Per un consumatore sempre più flessibile, che spesso non è a casa, la consegna a domicilio non è sempre possibile o conveniente. Riportato il consumatore al centro del modello di business, UPS sta sviluppando nuove soluzioni che tengano maggiormente conto anche delle sue esigenze. L’ultimo tassello delle soluzioni per l’ecommerce, è per esempio rappresentato dalla rete degli Access Point, un’alternativa al domicilio che trasforma negozi di prossimità in punti di ritiro pensati per gestire consegne e resi in modo flessibile ed efficiente. In tutto sono circa 15 mila gli Access Point di UPS in Europa e 2.700 in Italia. E siamo solo agli inizi di questa espansione che punta a costellare l’ultimo miglio di presidi commerciali alleati dei corrieri UPS. Per offrire sempre maggiore flessibilità ai consumatori, UPS ha inoltre sviluppato la piattaforma UPS My Choice che consente di gestire il luogo e l’ora di consegna delle proprie spedizioni anche da dispositivo mobile.

Il motore di tutto ciò è quello che chiamiamo “l’insoddisfazione costruttiva”, praticamente un mantra per UPS. La filosofia è che niente è perfetto e che miglioramenti continui e regolari, nel corso del tempo, possono creare cambiamenti radicali.

Per continuare a rispondere in modo efficiente alla vorticosa crescita del commercio elettronico UPS ha messo sul piatto due miliardi di dollari di investimenti in Europa che da qui al 2019 serviranno a sviluppare non solo il network fisico, ma anche la tecnologia. Un esercito di ingegneri industriali continuerà a lavorare costantemente per snellire i processi e risparmiare minuti e centesimi affinché dietro a quel click continui ad operare un’infrastruttura efficiente, capillare e che non dorme mai.

Karl Haberkorn

Karl Haberkorn

Managing director Italia di Ups.

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