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Avviso di liquidazione senza la sentenza allegata? È nullo

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È nullo l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro se indica unicamente gli estremi della sentenza senza però allegarla.

Questo è il principio sancito dalla Suprema Corte di Cassazionesez. Tributaria, con l’ordinanza n. 26731 del 05/07/2018, depositata il 23 ottobre scorso (liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sez. Documenti) secondo cui, ai fini della legittimità dell’avviso di liquidazione, “non è sufficiente […] il richiamo in esso agli estremi della sentenza, non allegata”. Ed ancora: “in tema di riscossione tributaria, la necessità di specifica motivazione dell’atto di liquidazione emesso non si traduce nel mero richiamo degli atti prodromici, ma richiede anche la determinazione del tributo dovuto e l’indicazione degli elementi matematici posti alla base di tale quantificazione, onde consentire al contribuente la verifica della correttezza del calcolo operato dall’Amministrazione finanziaria.

Nel caso di specie l’ufficio delle Entrate notificava al contribuente un avviso di liquidazione dell’imposta di registro di una sentenza di usucapione. Nel far ciò l’Ufficio ometteva di individuare la base imponibile, le modalità di calcolo delle imposte, nonché di allegare la sentenza citata.

Sicché, il contribuente, avverso l’atto notificatogli, proponeva ricorso dinanzi la Commissione tributaria provinciale chiedendone l’annullamento.

I giudici di Prime cure accoglievano l’istanza; tuttavia, a seguito di appello proposto dall’Ufficio, la decisione veniva ribaltata dalla Commissione Tributaria Regionale.  Il giudizio, pertanto, giungeva innanzi la Corte di Cassazione. In tale sede venivano dichiarate fondate le doglianze del contribuente.

Il suddetto principio, espresso dai giudice della Suprema Corte, trae fondamento da quanto previsto all’art. 52 del D.P.R. n. 131/1986.

Ai commi 2 bis detto articolo dispone: ”L’avviso di rettifica e di liquidazione della maggiore imposta deve contenere l’indicazione del valore attribuito a ciascuno dei beni o diritti in esso descritti, degli elementi dell’art. 51 in base ai quali è stato determinato, l’indicazione delle aliquote applicate e del calcolo della maggiore imposta, nonché dell’imposta dovuta in caso di presentazione del ricorso.

La motivazione dell’atto deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo hanno determinato. Se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né ricevuto dal contribuente, questo deve essere allagato all’atto che lo richiama salvo che quest’ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale. L’accertamento è nullo se non sono osservate le disposizioni di cui al presente comma.

Tali disposizioni sono strettamente connesse con lo Statuto dei Diritti del Contribuente, legge n. 212/2000, che all’articolo 7 prevede l’obbligo per il Fisco di allegare gli atti richiamati nella motivazione, idonei a giustificare la pretesa impositiva.

L’atto tributario, dunque, deve necessariamente soddisfare il requisito dell’autosufficienza: in motivazione deve indicare le ragioni di fatto e diritto sottese alla pretesa fiscalegli elementi numerici utili alla determinazione del tributononché allegare gli atti in esso richiamati.

L’obbligo di motivazione/allegazione, infatti, non solo è diretto a soddisfare esigenze di trasparenza e di correttezza dell’azione dell’Amministrazione finanziaria, ma, soprattutto, è volto a garantire il diritto del contribuente ad avere piena ed immediata cognizione delle ragioni della pretesa fiscale, in modo da valutarne la fondatezza e di predisporre eventuali motivi di contestazione e, quindi, di impugnarla in sede giudiziale.

In concreto il predetto articolo 52 comma 2, dunque, pone a carico dell’Ufficio l’onere di allegare l’atto richiamato; di contro esclude la presenza, a carico del contribuente, di obblighi o doveri di ricerca dell’atto medesimo presso pubblici uffici o terzi. È di tutta evidenza, infatti, come tale adempimento risulterebbe troppo gravoso per quest’ultimo.

Se così non fosse, inoltre, si comprimerebbe illegittimamente il termine a disposizione per il contribuente per impugnare il provvedimento, minando il suo diritto di difesa, garantito dall’articolo 24 della Costituzione.

A nulla vale la tesi (avanzata dal Fisco) secondo cui la sentenza sarebbe conosciuta o comunque conoscibile dal contribuente, in ragione del fatto che egli è stato parte del giudizio nel quale essa è stata emanata.

Pertanto, alla luce di quanto detto deve ritenersi nullo l‘avviso di liquidazione dell’imposta di registro che si limita a richiamare la sentenza oggetto di registrazione, omettendo di allegarla.

Avv. Raffaele Ingusci
Avv. Matteo Sances
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

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Matteo Sances e Raffaele Ingusci

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