Bancabilità del Temporary management per le crisi post COVID-19 nelle PMI?

 Bancabilità del Temporary management per le crisi post COVID-19 nelle PMI?

L’oggettiva situazione di (semi)paralisi di molte attività a seguito dell’emergenza pandemica riporta in primo piano due aspetti critici delle PMI italiane: sottocapitalizzazione e sottomanagerializzazione.

L’ultimo rapporto di Confindustria su “LE PREVISIONI PER L’ITALIA. QUALI CONDIZIONI PER LA TENUTA ED IL RILANCIO DELL’ECONOMIA?”  lancia un allarme per il possibile default di molte PMI, che pure oggi hanno rating non critici (le classi B, BB e BBB):  la probabilità media di default salirebbe infatti dall’attuale 4,9% al 6,8% e quasi tutti i settori produttivi, ad eccezione del farmaceutico, di parte del commercio e del settore ICT, registrerebbero un deterioramento del merito creditizio.

Nella situazioni di crisi d’impresa e di special situation in generale, due sono gli attori chiave che si trovano a dover operare fianco a fianco: il management, molto spesso temporaneo, e le banche. Creare un rapporto virtuoso tra queste due entità diventa quindi essenziale, anche approfittando del fatto che lo stato di emergenza potrebbe semplificare l’adozione di processi facilitanti con tutte le implicazioni normative del caso. Di questo tema, sei tra le più note società di temporary management hanno discusso nella tavola rotonda (virtuale, visti i tempi) organizzata da Adnkronos e Labitalia: in ordine alfabetico, CDI, Contract Manager, EIM, Studio Temporary Manager, Temporary Management & Capital Advisors e TIM.

Uno dei punti su cui le società di temporary management insistono maggiormente è quello di un maggiore coinvolgimento nella prevenzione e anticipazione delle crisi, principio che ha ispirato tutta la più recente normativa.

Un esempio di collaborazione virtuosa fa riferimento al concetto di bancabilità del temporary management, ovvero alla possibilità da parte delle banche di finanziare questo tipo di interventi in aziende loro clienti (specie PMI), senza dover incorrere nei rischi legati ad un coinvolgimento diretto nella gestione.

In termini chiari ed espliciti: l’obiettivo non è quello di   finanziare uno specifico professionista “suggerito” dalla banca stessa, bensì quello di finanziare un progetto, che potrà essere di risanamento o di rilancio, in cui è l’azienda a scegliere il/i manager con cui gestirlo.

Questo significa che a monte deve esistere un progetto di temporary management, elaborato dall’azienda in autonomia o con l’aiuto di uno specialista, che riporti in maniera chiara ed esplicita modalità di intervento, tempi necessari, risorse impegnate e obiettivi attesi, possibilmente con anche l’indicazione della persona fisica o giuridica eventualmente individuata per l’erogazione dei servizi finanziabili.

Si dovrebbero identificare le tipologie di intervento “finanziabili”, ad esempio e non esaustivamente: operazioni straordinarie e piani di risanamento; aggregazioni, fusioni e accordi; internazionalizzazione; razionalizzazione gestionale e organizzativa (trasformazione digitale, Manufacturing 4.0); successione generazionale; ricapitalizzazione o revisione degli assetti societari.

A garanzia del rigore tout court del progetto e a tutela dell’ente finanziatore sarebbe necessario prevedere dei meccanismi di controllo

  • Il temporary manager non può essere un azionista, un membro dei nuclei familiari azionisti (parentela ammessa e se sì oltre quale grado?), o chiunque abbia lavorato con l’azienda nei tre anni precedenti l’avvio del progetto
  • Le aziende finanziate devono documentare, per tutta la durata del progetto, lo stato di attuazione e i risultati raggiunti indicandone anche, nel caso, l’eventuale termine anticipato
  • l’ente finanziatore ha il diritto di revoca dei finanziamenti concessi qualora l’azienda abbia con gli stessi realizzato interventi diversi da quelli previsti nel piano originariamente approvato.

I benefici di questa modalità di approccio:

  • è un sistema integralmente privatistico, senza alcuna ricaduta sul sistema pubblico, cui spetterebbe solamente la definizione di un quadro normativo facilitante, a maggior ragione in un periodo di emergenza conclamata
  • consentirebbe un intervento in tempi estremamente rapidi coerentemente con la velocità di reazione e decisione richiesta in tempi di crisi
  • consentirebbe alle banche di minimizzare il rischio di deterioramento del credito
  • consentirebbe di iniettare nelle PMI quelle competenze di gestione che saranno di primaria importanza nella fase di ripartenza (es. finanza e risorse umane).

A sua volta, e senza voler rappresentare il temporary management come la panacea per tutti i mali (e per tutte le crisi), nulla vieta che il concetto di bancabilità possa essere facilmente esteso anche a realtà molto piccole e per progetti più opportunamente gestibili in modalità part time, anche utilizzando team manager come spesso avviene nel contesto americano.

In un’ottica di sistema, l’aspetto progettuale del temporary management potrebbe favorire il contributo di altri attori a favore delle PMI. Parlando con la Stampa Estera di Milano, Gianmarco Senna, Consigliere Regione Lombardia e Presidente della Commissione Attività Produttive, Istruzione, Formazione, Occupazione e Turismo, ha ribadito “l’interesse reale  per lo strumento e l’avvio di un percorso mirato all’emanazione di provvedimenti ad hoc che faranno sicuramente tesoro di alcune esperienze di successo in altri territori, come ad esempio la cosiddetta “legge Bertossi” del Friuli Venezia Giulia. Come ho avuto modo di ribadire ad un recente convegno, siamo anche molto attenti e interessati al tema del fractional management, per le aziende più piccole”.

Maurizio Quarta

Dopo una carriera manageriale in gruppi internazionali (Olivetti, Manuli Rubber e Kone Elevators) e in consulenza (McKinsey), è oggi Managing Partner di Temporary Management & Capital Advisors, tra le società italiane più note nel settore. È uno dei quattro partner fondatori del gruppo SMW Senior Management Worldwide, che opera a livello internazionale nel temporary management con diciannove partner nel mondo, dagli USA all’Australia. Guida in Italia il Chapter di IIM – Institute of Interim Management, associazione inglese dei temporary manager, con cui realizza eventi informativi per associazioni manageriali, imprenditoriali e università. Ha creato www.temporary-management.com, primo e più gettonato sito istituzionale italiano. Giornalista pubblicista, anche Consigliere della Stampa Estera di Milano, scrive sulle principali testate di management. Ha pubblicato diversi libri sul temporary management per Franco Angeli e per EGEA.

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