Banco Building: donare le eccedenze vale per tre

 Banco Building: donare le eccedenze vale per tre

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Silvio Pasero, imprenditore ligure trapiantato a Milano, promotore finanziario, fondatore e presidente di Banco Building

[dropcap]U[/dropcap]na commessa non ritirata? Rimanenze ormai fuori catalogo? Se vi trovate in questa situazione sappiate che è possibile “mettere a frutto” anche questa situazione. A darvene la possibilità è Banco Building onlus, una associazione la cui mission è quella di far incontrare le eccedenze delle aziende con le richieste di associazioni ed enti non profit. Campo d’azione in particolare i settori edile, arredamento, tessile, ma più in generale tutti i beni non deperibili. Silvio Pasero, imprenditore ligure trapiantato a Milano, promotore finanziario, fondatore e presidente di Banco Building, ci spiega come trarre vantaggio da questa situazione.

«È molto semplice. Le aziende che si ritrovano con delle eccedenze, ce lo segnalano; noi verifichiamo nella nostra banca data quali richieste sono affini all’offerta, lo comunichiamo al donatore e coordiniamo l’operazione, anche dal lato burocratico-amministrativo, fino alla sua conclusione, che consiste nel ritiro dei beni da parte dell’associazione beneficiaria. Il tutto rigorosamente gratis, noi non chiediamo nulla né all’azienda né all’organizzazione non profit. Ovviamente è possibile che si verifichi il percorso inverso, ossia che ricevuto richieste particolari da parte degli enti, ci si attivi a individuare aziende che possano avere in magazzino eccedenze del materiale necessario. Già molti importanti marchi (tra cui Mapei e Cooperativa Ceramica d’Imola, solo per citare i più recenti) si sono affidati al coordinamento di Banco Building per le loro donazioni».

Parla di vostro coordinamento e di rapporto diretto donante-beneficiario, quindi non siete voi che ritirate e ridistribuite?
«Di norma, noi non ritiriamo nulla. E questo per quattro ragioni: non ci devono essere dubbi sulla destinazione dei beni; chi dona deve poter sempre tracciare la donazione; vogliamo creare la possibilità di un incontro tra donatore e beneficiario; economia di costi, perché è inutile effettuare un doppio trasporto. Il nostro slogan è “chi dona deve sapere a chi dona”».

Lei ha più volte affermato che la convenienza di questa operazione è triplice…
«Certo, perché interessa imprese, associazioni e l’intera collettività. Infatti, le aziende abbattono i costi di magazzino, tolgono una voce “pesante” in bilancio, possono godere delle agevolazioni fiscali previste per la cessione di beni alle onlus; le associazioni possono ottenere materiali e prodotti al solo costo di trasporto; la collettività, con il recupero di beni e materie prime, limita il consumo di risorse, attenua l’impatto ambientale e può ridurre i costi dei servizi. Donare le eccedenze è quindi un gesto che ne vale tre».

Vi chiamate Banco, recuperate le eccedenze: qual è il rapporto con associazioni analoghe?
«Il nostro metodo è mutuato da quello già messo in atto da Banco Alimentare, Banco Farmaceutico, Biteb – Banco informatico, tecnologico e biomedico, con i quali facciamo rete e condividiamo l’impegno a costruire una “Smart city” che non si limiti a ridurre lo spreco materiale ma che attraverso questa azione contribuisca alla promozione sociale di chi è più emarginato. Ogni banco però ha una sua specificità. Per noi, quello che, se fossimo un’impresa profit, si chiamerebbe il “core business” sono i settori edile, arredamento e tessile, con puntate all’esterno verso tutti i beni non deperibili (giocattoli, cancelleria, attrezzature, macchinari, mezzi di trasporto etc.)».

Per conoscervi meglio?
«Tutte le operazioni effettuate negli scorsi anni sono relazionate sul sito istituzionale www.bancobuilding.it mentre per offerte da parte delle aziende è disponibile la casella email offerte@bancobuilding.it e per informazioni quella comunicazione@bancobuilding.it».

Redazione

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