Cambio di rotta in Co.Mark

 Cambio di rotta in Co.Mark
Massimo Lentsch_
Massimo Lentsch

Co.Mark, azienda italiana che svolge attività di consulenza a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese italiane e che ha sede a Bergamo al Kilometro Rosso, ha siglato a fine gennaio un importante accordo con Tecnoinvestimenti, società di Tecno Holding, finanziaria partecipata dalle principali Camere di commercio Italiane e da Unioncamere, che prevede la cessione del 70% dell’azienda.

L’accordo rientra nel piano di sviluppo di Co.Mark voluto da Massimo Lentsch con l’obiettivo di cogliere nuove opportunità di business e intensificare la collaborazione con il settore pubblico, per mettere a disposizione tutto il patrimonio di conoscenze e di esperienze che l’azienda ha accumulato in questi anni. Con questa operazione di compravendita saranno sviluppate sinergie tecnico/commerciali sia con le Aziende Speciali per l’internazionalizzazione delle CCIAA che con la partecipata Assicom, realtà con le quali l’azienda bergamasca ha già collaborato più volte in passato nello sviluppo di servizi e progetti di consulenza e formazione in tema di export per le Pmi.

Il presidente di Co.Mark, Massimo Lentsch, resta amministratore unico della società con ampi poteri per i prossimi tre anni, durante i quali anche il restante 30% delle quote societarie verrà gradualmente ceduto (al ritmo di un 10% all’anno) alla società del sistema delle Camere di commercio.

A Massimo Lentsch abbiamo rivolto alcune domande.

Quella di Co.Mark è, fino ad ora, una storia di successo. Come mai ha avvertito l’esigenza di “unirsi” al pubblico per continuare a crescere?
«Per proseguire nel migliore dei modi questa storia di successo! Tecnoinvestimenti è una società privata partecipata dalle principali Camere di commercio ma composta da aziende del terziario avanzato che operano da tempo e con grande successo nell’ambito dei servizi per le pmi. Sinergie importanti quindi si potranno sviluppare sia con le partecipate che con il sistema camerale che in relazione alla prossima riforma della pa ha bisogno di servizi di internazionalizzazione avanzati».

Visto il periodo non semplice attraversato dal sistema camerale, ritiene di affidare in mani sicure la realtà che ha portato a così importanti traguardi in questi anni?
«Non esiste paese avanzato che non abbia un sistema camerale funzionante. La riduzione del numero delle Camere a mio avviso ha un senso, ma uno svuotamento di funzioni assolutamente no. Sono convinto che le Camere di commercio, per la presenza capillare sull’intero territorio nazionale e per la trasversalità di rappresentanza delle pmi, saranno l’ente pubblico per eccellenza per aiutare le pmi sul fronte di innovazione tecnologica, formazione, internazionalizzazione, digitalizzazione, ecc.».

Quali obiettivi concreti si prefigge con questo accordo?
«Crescere e far crescere più pmi italiane possibili sui mercati esteri con metodi e strumenti innovativi».

Grazie a questo accordo pensate di espandervi in altri mercati dove finora non eravate presenti?
«Abbiamo di recente costituito una Co.Mark Spagna con sede a Barcellona (una società di diritto spagnolo) e stiamo pensando di internazionalizzare l’idea anche su altri paesi esteri».

L’attività di Co.Mark è andata a “riempire un vuoto” nelle nostre aziende, cioè la mancanza di specifiche competenze in tema di internazionalizzazione. Dopo gli anni della crisi, le aziende “superstiti” che sono sopravvissute proprio grazie alla capacità di internazionalizzarsi, hanno ancora bisogno del vostro aiuto, o hanno sviluppato al proprio interno le necessarie competenze per affrontare i mercati esteri?
«L’obiettivo di un temporary export specialist® di Co.Mark per le pmi seguite deve essere quello di dare risultati (vendere all’estero), consolidare detti risultati trasformandoli in un metodo da trasferire all’azienda per renderla autonoma nel più breve tempo possibile. Sono più di 80.000 le pmi italiane che hanno bisogno di spingere in modo organizzato e professionale sull’acceleratore dell’internazionalizzazione. Ci sono poi molte aziende che a prescindere da una loro autonomia acquisita continuano a volere il tes® in azienda».

Alla fine del percorso di tre anni che la vedrà cedere completamente la sua azienda, come si vede? Ha qualche progetto per il futuro?
«Innanzitutto centrare gli obiettivi prefissati per questi tre anni e nel contempo diventare una risorsa indispensabile per chi attraverso questa operazione ha creduto in noi, sia esso entità pubblica o privata. Fare qualcosa di importante per le pmi del mio paese, questo sarebbe un sogno!».

Redazione

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