Cassazione: validi gli atti dei dirigenti decaduti ma con “eccezioni”

 Cassazione: validi gli atti dei dirigenti decaduti ma con “eccezioni”

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Tutti gli atti posti in essere dai 767 dirigenti dell’Agenzia delle Entrate dichiarati, decaduti dopo la sentenza del marzo 2015 della Corte Costituzionale, sono, secondo la Corte di Cassazione, da considerarsi validi.

Tanto emerge da tre recenti pronunce della Corte di Cassazione che, seppur diversamente, riconoscono piena efficacia agli atti sottoscritti dagli ormai noti “dirigenti illegittimi” (Sentenza nr. 22800, nr. 22803 e nr. 2810 Corte di Cassazione, sez. V, del 09.11.2015 per tutte e tre presidente Dott. Cicala M. – liberamente visionabili su www.studiolegalesances.it  – Sez. Documenti).

I Supremi Giudici, seguendo strade diverse, giungono ad affermare che la nullità degli atti debba essere prevista esplicitamente dalla legge. Secondo la corte, infatti, la sorte degli atti impositivi formati anteriormente alla sentenza n.37 del 2015 della Corte Costituzionale e sottoscritti da funzionari di carriera direttiva appositamente delegati, non è condizionata dalla validità o meno della qualifica dirigenziale attribuita, affermando in altre parole che tutti gli atti rimangono validi.

In particolare, si afferma che «in materia tributaria non trova applicazione il principio secondo cui l’atto emanato con violazione della legge è invalido… principio applicabile agli atti amministrativi» (Sent. nr. 22800); la nullità di cui si discute a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale è rigidamente circoscritta nei limiti tracciati dall’ordinamento tributario, senza che assuma alcun rilievo la possibile illegittimità del conferimento al dirigente delegato avvenuta sulla base di una norma regolarmente illegittima o incostituzionale.

I supremi giudici affermano infatti che in ambito tributario «alla sanzione della nullità … non è direttamente applicabile il regime normativo di diritto sostanziale e processuale dei vizi di nullità dell’atto amministrativo … l’ordinamento tributario costituisce un sottosistema del diritto amministrativo, con il quale è in rapporto di species ad genus, potendo pertanto trovare applicazione le norme generali sugli atti del procedimento amministrativo soltanto nei limiti in cui non siano derogate o non risultino incompatibili con le norme speciali di diritto tributario» (Sent. nr. 22803).

Sulla scorta di queste affermazioni la Corte di Cassazione afferma i seguenti principi di diritto: «in ordine agli avvisi di accertamento in rettifica agli accertamenti d’ufficio, … si impone sotto pena di nullità che l’atto sia sottoscritto dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato, senza richiedere che il capo dell’ufficio o il funzionario delegato abbia a rivestire anche una qualifica dirigenziale … In esito alla evoluzione legislativa e ordinamentale, sono impiegati della carriera direttiva … i funzionari di area terza”; inoltre afferma “essendo la materia tributaria governata dal principio di tassatività delle cause di nullità degli atti fiscali, e non occorrendo, ai meri fini della validità di tali atti, che i funzionari possiedano qualifiche dirigenziali, ne consegue che la sorte degli atti impositivi formati anteriormente alla sentenza n. 37 del 2015 della corte costituzionale, sottoscritti da soggetti al momento rivestenti funzioni di capo dell’ufficio, ovvero da funzionari della carriera direttiva appositamente delegati, … non è condizionata dalla validità o meno della qualifica dirigenziale attribuita per effetto della censurata disposizione» (Sent. nr. 22810), ritenendo pertanto validi tutti gli atti sottoscritti dai dirigenti illegittimi in quanto l’ordinamento non riconosce per tale vizio la sanzione della nullità.

I supremi giudici, nelle sentenze in parola, affrontano però la problematica da un’altra importante prospettiva; cioè la contestazione che il contribuente potrebbe muovere circa i requisiti che i dirigenti delegati dovrebbero avere per sottoscrivere uno degli atti in parola. La contestazione quindi, secondo la corte, dovrebbe muovere non verso l’illegittimo conferimento dell’incarico, ma verso il possesso da parte del delegato dei requisiti previsti per quell’incarico. I giudici affermano che sarebbe ben viziato di nullità l’atto sottoscritto da dirigente delegato privo dei requisiti indicati dall’art. 42 del D.P.R. 600/1972.

In tal senso la Corte di Cassazione afferma, senza mezzi termini, che «ove il contribuente contesti … la legittimazione del funzionario che ha sottoscritto l’avviso di accertamento ad emanare l’atto … è onere della Amministrazione che ha immediato e facile accesso ai propri dati fornire la prova del possesso dei requisiti soggettivi indicati dalla legge, sia del delegante sia del delegato, nonché della esistenza della delega in capo al delegato» (Sent. nr. 22800). In tal modo, se il contribuente contesta i requisiti del dirigente delegato, non essendo consentito al giudice tributario alcun potere istruttorio, spetta all’amministrazione fornire la prova della non sussistenza del vizio dell’atto, secondo i più generali principi di leale collaborazione e di vicinanza della prova.

In ultimo, sempre nella medesima triade di sentenze, la Corte di Cassazione volendo affrontare a tutto tondo la questione dei dirigenti illegittimi, si pronuncia anche circa l’ipotesi di delega impersonale, cioè l’ipotesi in cui il dirigente delega alla sottoscrizione degli atti non personalmente un funzionario, ma bensì impersonalmente un ufficio. Secondo la Corte anche tale delega è affetta da nullità; infatti non è sufficiente la sola qualifica professionale del dirigente destinatario della delega, senza alcun riferimento nominativo alle generalità di chi effettivamente riveste tale qualifica; secondo i supremi giudici sono da «ritenersi illegittime le deleghe impersonali, anche ratione officii, senza indicare nominalmente il soggetto delegato a tale illegittimità si riflette sulla nullità dell’atto impositivo» (Sent. nr. 22803).

Come emerge dalle sentenze del 09.11.2015, la Corte di Cassazione ha voluto una volta per tutte chiarire la questione circa l’illegittimità degli atti sottoscritti dai dirigenti dell’Agenzia delle Entrate non vincitori di concorso; da un lato ne ammette la validità ricorrendo ad una stringente interpretazione delle norme tributaria, dall’altro consolida nuovi vizi di nullità che possono colpire l’atto per il tramite della delega.

Data l’attualità e l’importanza di tale problematica, il nostro Centro Studi terrà sempre maggiore attenzione ad ogni intervento giurisprudenziale sull’argomento.

Avv. Matteo Sances
Dott. Antonio Mangia
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