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CECOM: a Guidonia la frontiera dell’innovazione tecnologica

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[dropcap]N[/dropcap]el nostro viaggio alla ricerca di eccellenze italiane che per know how e professionalità si sanno distinguere in Europa e nel mondo, siamo arrivati alle porte di Roma. L’azienda si chiama CECOM, è situata a Guidonia, è nata nel 1964 per volontà di Cesare Ceracchi e oggi vede impiegati, oltre al fondatore, i figli Andrea, direttore operativo, e Paolo, direttore organizzativo, oltre ai 50 dipendenti. CECOM ha ricevuto un riconoscimento di eccellenza per la collaborazione industriale nell’esperimento CMS al Large Hadron Collider in occasione dell’attribuzione del premio Nobel conseguente alla scoperta del Bosone di Higgs. Per capire come l’azienda ha superato sia la crisi sia il passaggio generazionale, abbiamo parlato con Andrea Ceracchi.

La vostra azienda nasce nel 1964 quando il panorama economico era assai diverso da quello odierno: cosa avete mantenuto costante da allora e cosa, invece, con la nuova generazione è cambiato?
«I valori (onestà, trasparenza e professionalità) sono rimasti inalterati nel tempo e la ricerca dell’eccellenza ha scandito la nostra continuità. Dal punto di vista della gestione sono cambiate invece molte cose: Internet ha consentito di attuare dei cambiamenti radicali, permettendoci di accedere a nuovi Paesi che, forse, non saremmo mai riusciti a raggiungere. Grazie a questo strumento abbiamo potuto studiare i possibili mercati e strutturare delle azioni commerciali mirate al raggiungimento di determinati clienti».

DSCN1784Cosa realizzate?
«Sin dalla fondazione, nel lontano 1964, realizziamo meccanica di precisione per settori connotati da alte richieste in termini di contenuto tecnico e tecnologico».

Quali sono i vostri settori di riferimento?
«I nostri settori di riferimento sono i sincrotroni (CERN come esempio principale), la fusione nucleare (il progetto ITER), la protonterapia (CNAO è l’esempio di progetto nazionale), oltre che settori storici come la difesa e l’aeronautica (collaboriamo con aziende del gruppo Finmeccanica). Inizialmente la nostra azienda forniva particolari meccanici o assemblati, ma negli ultimi anni ci siamo specializzati sempre di più su progetti in cui il nostro coinvolgimento aumenta arrivando a dover garantire per il nostro cliente la gestione di altre tecnologie volte a completare il progetto. Le specializzazioni interne (lavorazioni meccaniche, assemblaggi e test) sono completate con la gestione di diverse tecnologie come brasature sotto vuoto, saldature a fascio di elettroni, saldature per frizione, saldature per esplosione, cablaggi e rivestimenti superficiali. In particolare abbiamo consolidato la nostra conoscenza nel settore dell’Ultra Alto Vuoto, filo conduttore dei settori di specializzazione succitati.».

In quali mercati siete presenti?
«Il nostro principale mercato di riferimento è l’Europa. Abbiamo clienti in Svizzera, Austria, Francia, Spagna, Germania, UK, Svezia e Polonia che appartengono a diversi settori (sincrotroni, fusione, protonterapia). Inoltre abbiamo frequenti contatti con altri Paesi quali Russia, Giordania, Brasile e India».

Quali sono i pro e quali i contro nel lavorare in un’azienda di famiglia?
«Il contro è quello di non aver fatto esperienze fuori dalla propria realtà aziendale. I pro sono sicuramente quello di avere la possibilità di continuare a sviluppare un’idea d’impresa fondata su valori, di poter instaurare rapporti con motivazioni personali, di poter dar vita a un gruppo in grado di condividere la visione aziendale e di realizzare progetti da condividere e in cui identificarsi. Questo potrebbe determinare una grande differenza di risultati, dati da un maggiore coinvolgimento delle persone che formano un’azienda».

MLM-Vessel - Assembl-LeakTest (4)Innovazione, internazionalizzazione, ricerca e sviluppo: quanto contano per voi questi fattori?
«Sono i valori del nuovo secolo che abbiamo abbracciato in toto. Non c’è futuro senza innovazione e senza internazionalizzazione e l’innovazione passa forzatamente attraverso la ricerca e sviluppo. Quando parlo di innovazione la intendo a 360 gradi, quindi non parlo solo di innovazione di prodotto, ma anche di processo, di organizzazione, di comunicazione e condivisione. Sono i fattori che hanno caratterizzato la nostra gestione negli ultimi dieci anni».

Collaborate con il mondo universitario?
«Con l’università abbiamo rapporti molto stretti. Consapevoli della difficoltà di reperire personale qualificato, ospitiamo spesso laureandi per tesi sperimentali. In questo modo abbiamo la possibilità di far incrociare necessità industriale e capacità di analisi universitaria, ottenendo come risultato le risposte che come azienda non avremmo potuto avere».

Date quindi ampio spazio ai giovani in azienda?
«L’età media in CECOM è di circa 42 anni. Cerchiamo costantemente di aprire le porte alle giovani leve, mantenendo un rapporto con le persone più esperte. Siamo alla continua ricerca di giovani validi con cui continuare il turn over generazionale che rappresenta un costante impegno aziendale. Per questo motivo ospitiamo periodicamente degli stage in cui ragazzi delle scuole professionali trascorrono un periodo in azienda affiancati dai tecnici più esperti».

CameraLunga-CNAO (51) - completa su supporto - okCosa deve fare un’azienda come la vostra per restare al passo con i tempi?
«Secondo il nostro parere, per stare al passo con i tempi si deve essere in grado di prevedere i tempi stessi sapendosi muovere di conseguenza. La velocità con cui le cose avvengono e cambiano ultimamente non dà più la possibilità di capire cosa succede e adeguarsi».

Quanto ha inciso la crisi economica sulla vostra azienda?
«Il biennio 2010-2011 è stato tra i più difficili, ma siamo riusciti a superarlo senza grandi sofferenze. Nessuno è stato licenziato per la crisi, anzi negli ultimi anni abbiamo fatto diverse assunzioni. La scelta di puntare sull’eccellenza e la fortuna di aver trovato i giusti mercati di sbocco hanno fatto in modo che la nostra società abbia, proprio negli ultimi anni, consolidato una discreta posizione nel panorama europeo; ad oggi possiamo guardare al futuro con ottimismo e con ampi margini di crescita e miglioramento».

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Francesca Glanzer

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