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Cina: delocalizzazione negli USA

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[dropcap]D[/dropcap]a anni è ormai diventato difficile anche per i cinesi poter lavorare in Cina. L’aumento dei costi di produzione, le regolamentazioni e i mercati di destinazione stanno mobilitando l’offerta produttiva fuori da alcune Province cinesi ormai non più strategiche.

I primi movimenti di delocalizzazione sono avvenuti molti anni fa. Imprenditori e dirigenti cinesi avevano intrapreso progetti di delocalizzazione in Vietnam e Cambogia per poter vantare maggiori benefici economici dalle politiche geo-locali.

Iniziano a vedersi i primi movimenti di delocalizzazione anche verso occidente, negli Stati Uniti d’America, dove ormai il tasso di disoccupazione ha raggiunto tassi talmente elevati da abbattere i costi di produzione.

La settimana scorsa la Henan Golden Dragon Precise Copper Tube Group ha aperto uno stabilimento in Alabama che darà impiego ad oltre 300 persone. Ma quello che è appena successo in Alabama sta accadendo in molte altre zone.

Nel 2013 gli investimenti totali negli Stati Uniti sono stati di oltre 14 miliardi di dollari e vi sono oltre 70.000 americani impiegati per aziende cinesi. Tutto in meno di un decennio.

I governatori locali americani stanno organizzando numerosi eventi dedicati all’attrazione di investimenti esteri (cinesi) puntando su ampie disponibilità di strutture, terreni, forza lavoro e agevolazioni fiscali. Tutto ciò, in sostanza, sta creando lavoro.

A marzo si è tenuto un simposio della durata di due giorni in cui sono stati invitati numerosi investitori, imprenditori e dirigenti cinesi.

Altre iniziative di investimento cinese in America che stanno portando lavoro: Fuyao Glass Industry Group sta rilevando uno stabilimento di ex-proprietà della General Motors nel 2008 creando oltre 800 posti lavoro in Ohio. Keer Group sta investendo 218 milioni di dollari nell’apertura di uno stabilimento per la produzione tessile in South Carolina, che darà impiego a circa 500 persone. Tianjin Pipe ha investito oltre un miliardo di dollari per uno stabilimento nel Texas che produrrà tubi e componenti per il settore petrolifero: l’attività prenderà inizio entro la fine del 2014 impiegando da 70 persone nel 2015 a oltre 400 nel 2017.

Le relazioni sino-americani sono sempre state mono-direzionali: Cina fornitore, USA cliente. Ciò ha portato ad uno sbilancio commerciale di 318 miliardi di dollari, ai massimi storici, e per anni molti produttori americani hanno delocalizzato in Cina.

Queste operazioni di delocalizzazione cinese negli Stati Uniti aiuteranno quanto meno ad invertire un trend, o almeno a contro-bilanciarlo.

Riccardo Coli
r.coli@icloud.com

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Riccardo Coli

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