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Cina, la nuova frontiera dell’innovazione

La Cina è sicuramente l’ecosistema delle “Super Scaler”, secondo il nuovo  SEP Tech Scaleup China Report 2019, presentato in questi giorni alla Borsa di Londra in occasione del 3° SEP Scaleup Summit organizzato da Mind the Bridge.

Il Report, realizzato da Mind the Bridge in collaborazione con il gruppo cinese Zero2IPO, fornisce per la prima volta dati comparativi sull’ecosistema startup in Cina. Mind the Bridge ha utilizzato una metodologia analoga a quella utilizzata per gli altri ecosistemi startup nel mondo. Una versione cinese del rapporto, insieme a quella del “Tech Scaleup Europe Report 2019” lanciato lunedì 17 giugno, sarà presto distribuito in Cina.

“Ma la Cina? Questa è la domanda che ci viene in genere posta quando presentiamo le nostre analisi sugli ecosistemi di Stati Uniti, Europa e Israele – ha commentato Alberto Onetti, Presidente Mind the Bridge e Coordinatore SEP – Abbiamo lavorato per un po’ per rispondere correttamente a questa domanda e siamo orgogliosi di poter finalmente estendere il nostro database di scouting a tutte le scaleup cinesi in maniera coerente, usando una la stessa metodologia che abbiamo già utilizzato con successo per l’Europa e gli Stati Uniti”.

I dati mostrano che la Cina ospita poco meno di 10.000 aziende, in grado di raccogliere $337 miliardi, pari all’1,34% del PIL. Circa il 5% (490 aziende) sono Scaler* che sono state capaci di raccogliere il 33% del finanziamento totale mentre lo 0,4% (38 imprese) – la percentuale più significativa tra i principali ecosistemi del mondo (è dello 0,3% negli Stati Uniti e dello 0,2% in Europa) – è rappresentato da Super Scaler*. Questi giganti della tecnologia hanno raccolto il 38% di tutti i fondi messi a disposizione delle startup cinesi. Si tratta di un valore enorme, pari quasi al doppio di quello europeo (20%) e degli Stati Uniti (23%). Il restante 28% del capitale investito è suddiviso tra le altre 9.402 scaleup.

Rispetto agli Stati Uniti, la Cina mostra una densità 7 volte più bassa (22910 scaleup contro 9935, pari a 7 vs 0.7 scaleup ogni 100.000 abitanti) e metà degli investimenti (731 miliardi di dollari sono stati raccolti dalle scaleup negli Stati Uniti). Rispetto al PIL (“Scaleup Investing Ratio”), è quasi 3 volte meno (3,58% negli Stati Uniti contro 1,34% in Cina).

D’altra parte, la Cina è in vantaggio rispetto all’Europa per quanto riguarda il numero di scaleup (9.935 vs 7.034, 1.4x in più) ma registra un coefficiente di densità leggermente inferiore (in Europa la media è di 1,2 per 100.000 abitanti). Gli investimenti in Cina sono circa 2,7 volte più alti rispetto all’Europa ($125,6 miliardi) con uno Scaleup Investing Ratio pari a oltre il doppio (0,53% in Europa).

Va notato che Cina ed Europa hanno mostrato un modello di investimenti simile fino al 2013 (circa 5,6 miliardi di dollari l’anno in media per la Cina, 4 miliardi di dollari in Europa). Nel 2014, entrambi gli ecosistemi hanno compiuto un sostanziale passo in avanti in ordine di grandezza: la Cina è aumentata da $5,7 a $24 miliardi, mentre l’Europa da $5,7 a $ 14,2 miliardi. Da quel momento in poi, gli investimenti cinesi in scaleup hanno continuato a crescere (avvicinandosi ai $100B nel 2019, non lontano dai livelli degli Stati Uniti), mentre gli investimenti europei sono rimasti costanti fino al 2017.

“Mentre nel 2013, Europa e Cina si muovevano allo stesso ritmo, ora la Cina viaggia a velocità più che doppia rispetto all’Europa – ha aggiunto Alberto Onetti – Negli ultimi 5 anni la Cina ha investito 294 miliardi di dollari, l’Europa solo 105. Questo gap ora è quasi impossibile da colmare. Uno dei motivi è la presenza di una solida attività di investimento – da parte di società private locali e internazionali, fondi statali e Venture Capital – e di una focalizzata politica industriale del governo cinese”.

Durante lo stesso periodo, gli Stati Uniti hanno accelerato il proprio ritmo di investimento. Mentre nel 2018 gli ecosistemi dell’Europa e della Cina hanno prodotto circa 1.400 nuove scaleup, quello statunitense ne ha aggiunto 4 volte di più (poco meno di 5.800 scaleup) superando i $ 150B di capitale investito.

Negli anni passati, la Cina ha iniziato a produrre scaleup tecnologiche più grandi, avvicinandosi (sebbene ancora a distanza) agli standard statunitensi.

“Questo è il risultato di politiche favorevoli all’attività imprenditoriale e della costituzione di fondi di orientamento governativo incaricati di investire in un’unica iniziativa o settore politico e di fornire capitale alle società locali – sottolinea Marco Marinucci, CEO e fondatore di Mind the Bridge – Grandi aziende e iniziative di Corporate Venture Capital come Baidu Ventures, Alibaba Group, Tencent Holdings e JD.com e i loro concorrenti più agguerriti sono i principali responsabili della trasformazione del panorama degli investimenti in Cina, potendo sviluppare ecosistemi integrati orizzontalmente e verticalmente in tutti i settori. Hanno iniziato ad acquisire partecipazioni in una vasta gamma di attività, sostenendo i player rivali e facendo aumentare in alcuni casi le valutazioni”.

Un ecosistema guidato da venture capital. No ICO

L’ecosistema delle scaleup in Cina è stato finora guidato principalmente dal capitale di rischio.
Solo l’1,2% delle scaleup cinesi è diventato pubblico e ha raccolto il 9,8% del capitale totale disponibile ($33,1 su $337 miliardi). Due grandi IPO hanno innescato la crescita del 2018: Xiaomi e Meituan Dianping rappresentano complessivamente $ 8,9 miliardi. La Cina non ha sperimentato il fenomeno ICO perché attualmente il paese non consente alle startup di fare trading con le criptomonete.

In Cina la dimensione delle scaleup varia come negli Stati Uniti e in Europa

Piccole scaleup ($1-10M raccolti) rappresentano il 67% della popolazione delle aziende tecnologiche. Sono il 61% in Europa e il 73% negli Stati Uniti; scaleup di dimensioni medie ($10-100 milioni) rappresentano il 27% del totale in Cina, contro il 24% in Europa e il 33% nell’ecosistema statunitense. Confrontando questa distribuzione con la situazione 5 anni fa, la Cina sembra avvicinarsi agli Stati Uniti in termini di dimensioni delle scaleup.

“La Cina è in procinto di produrre scaleup più grandi e decisamente più giganti tecnologici”, ha commentato Alberto Onetti.

3 hub principali

A differenza dell’Europa e degli Stati Uniti, dove le società tecnologiche sono concentrate perlopiù nella capitale, in Cina sono 3 i principali hub emergenti: Pechino ospita il 35% di tutte le scaleup, con una raccolta totale pari a 162 miliardi di dollari (il 48% del capitale totale); Il 18% ha sede a Shanghai e ha raccolto $59 miliardi (circa un terzo di quelle di Pechino); il terzo cluster è il fulcro tecnologico in rapida crescita di Shenzhen con l’11% delle scaleup e oltre $27 miliardi di investimenti (8% del totale). La città natale di Alibaba, Hangzhou, mostra cifre quasi due volte inferiori in termini di volume e finanziamento alle scaleup.

Hong Kong si colloca al 13° posto con 71 scaleup e $4,6 miliardi di capitale raccolto, confermandosi definitivamente più un centro finanziario che un cluster tecnologico. Inoltre, il 27% di tutte le IPO cinesi (e il 100% di quelle da un miliardo di dollari) è passato dalla Borsa di Hong Kong. Il capitale medio raccolto da scaleup tecnologiche a Hong Kong è di $300 milioni, secondo solo al Nasdaq e alla Borsa di Francoforte. Anche la Borsa di Shenzhen ricopre un ruolo importante (36% di tutte le IPO cinesi) ma mobilita importi minori (in media 87 milioni di dollari).
La Borsa di Shanghai segue a distanza: 14 IPO tecnologiche e 1,4 miliardi di dollari di capitale complessivo raccolto (in media $99 milioni).

Main Backbones: piattaforme Web, Retail e Shopping
Oltre 3.500 scaleup afferenti a piattaforme Web e Retail & Shopping operano in Cina e hanno raccolto $124B (37% del capitale totale). Il Fintech coinvolge 1.110 scaleup che hanno raccolto $37 miliardi. Seguono Enterprise Software, Digital Media, Telecommunications, Hardware e Gaming. Le tecnologie emergenti (Medtech, Energy & Cleantech, Insurtech e Cyber Security) stanno iniziando a scalare la classifica.

“Sebbene le prime startup cinesi fossero focalizzate sui consumatori e abbiano iniziato imitando i modelli di business delle loro controparti occidentali, oggi queste iniziarono a innovare, rafforzate da ingenti quantità di feedback da parte dei consumatori – ha aggiunto Martin Haemmig, Co-fondatore e Network Partner, Vidian Ventures-GLORAD, cofirmatario della prefazione del Report – Il governo cinese ha riposto molta attenzione su intelligenza artificiale, sicurezza informatica, sanità e formazione, e vi è una solida attività di investimento in questi settori verticali da parte di società private, Corporate Venture Capital e Venture Capital che, così facendo, contribuiscono a stimolare la crescita competitiva”.

Redazione

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